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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/11/2012  -  stampato il 04/12/2016


Il Generale Andrea Messina ci scrive ancora per contestare gli articoli sulla sua condanna penale

 

Nei giorni scorsi abbiamo riportato una notizia (ripresa integralmente) tratta da www.corriere.it in cui si informava che Andrea Messina, Generale di Brigata degli Agenti di Custodia, era stato condannato ad otto mesi per una vicenda che lo aveva visto coinvolto quando era Dirigente del SADAV.
Il Generale Messina, qualche giorno dopo, ci ha scritto diffidandoci dal pubblicare la notizia presente sul sito web del Corriere della Sera.
Per nostra scelta editoriale, abbiamo eliminato la notizia di agenzia dal sito, pur lasciando la possibilità ai nostri lettori di collegarsi, mediante un link, al sito del Corsera per leggere la notizia originale.
Tuttavia, evidentemente non ancora soddisfatto, il Gen. Messina ci ha fatto recapitare una nuova nota con la quale contesta la presenza del link alla notizia del Corriere della Sera.
 
Questo è il testo del nuovo intervento del Gen. Messina.
Faccio seguito alla raccomandata datata 16.10.12 con il medesimo oggetto, anticipatavi via fax alle ore 18.45 dello stesso giorno, perché mi ritengo costretto a puntualizzare – lontano da ogni possibile tono polemico – una serie di circostanze alla luce della lettura in data odierna della vostra nuova notizia datata 20.10.2012, apparsa sul sito www.sappe.it alla pagina dedicata al periodico mensile “Polizia Penitenziaria Società e Giustizia”, dal titolo “Il Generale Andrea Messina ci intima di ‘astenerci nel proseguire nell’ulteriore pubblicazione’ della notizia della sua condanna”.
a)      La frase travirgolettata ed inserita nel titolo del vostro nuovo articolo, rispetto quanto da me specificatamente richiesto, oltre ad essere incompleta non rappresenta esattamente i sensi da me espressi. Infatti  con la mia del 16 u.s. non ho chiesto la non pubblicazione della notizia della condanna, invece – come spiegato piuttosto chiaramente – ho formulato (riporto fra virgolette ed in corsivo il passo fedele, sottolineandone le frasi mancanti nel titolo del vostro nuovo articolo) “di voler far disporre con urgenza la correzione della notizia; di astenersi nel proseguire nell’ulteriore pubblicazione dello stesso articolo.  Il tutto in considerazione dei contenuti dell’articolo apparso sul  Corriere della Sera che ritenevo, e continuo a ritenerli tutt’ora, lesivi della mia persona. Quindi il significato compiuto del vostro nuovo titolo non è corrispondente a quello delle richieste da me fatte, e comunque non avevo, e non ho, alcuna pretesa di limitare il dovere di cronaca. Domandavo, e domando, precisazioni – ne più, ne meno – rispetto a fatti e circostanze così come accaduti nella realtà.
b)      Prendo atto che, come da mia esplicita richiesta, la lettera raccomandata datata 16.10.12 è stata da voi pubblicata; come pure che il già più volte citato articolo (così come da voi riportato sul vostro sito dal 13.1012 a tutto il 16.10.12) dal 17.10.12 è stato <> (mutuo in questo caso il verbo da voi usato), anche se sostanzialmente non sembra proprio rispondere al vero, visto quanto dirò al punto successivo.
c)       Devo purtroppo constatare che dal 20.11.12 (così come rilevo in calce al titolo) nel nuovo testo consentite la possibilità di accedere liberamente – ed ancora – allo stesso articolo che ritengo – torno a ribadirlo – lesivo della mia persona. A riguardo riposto fedelmente il passo della vostra del 20.10.12 attraverso il quale, per mezzo del sistema informatico (come si sul dire cliccandoci sopra), date modo ad ogni lettore ad oggi letto come si rileva in calce alla foto posta a sinistra del titolo, più di millesettecento volte) di poter accedere nuovamente al medesimo pubblicato dal Corriere della Sera <<(Per chi volesse leggere la notizia integrale: Uso dell’auto a fini privati Generale condannato)>>.
d)      Osservo che al terzultimo capoverso della vostra, affermate < Corriere della Sera (tra l’altro oggetto anche di numerose notizie di agenzia e di articoli di altri quotidiani) si basa sugli atti processuali e, più precisamente, sulle accuse mosse dal Pubblico Ministero . In questo caso devo precisare che:
d/1 – il diritto di cronaca – nei cui confronti ho profondo rispetto – forse si sarebbe meglio sostanziato frale pagine del vostro sito, se tutte le “numerose notizie di agenzia e di articoli di altri quotidiani” (apparsi, aggiungo io e per quanto di mia conoscenza, sulla cronaca locale dei quotidiani Repubblica e il Messaggero, in forma e con modalità direi ineccepibili) avessero trovato uguale spazio e risalto così come è invece accaduto solo ed esclusivamente  all’articolo pubblicato sul Corriere della Sera;- devo aggiungere –con la nuova vostra scelta editoriale – in occasione dell’articolo 20 u.s. lo spazio ed il risalto continuano a permanere solo ed esclusivamente verso i contenuti del Corriere della Sera, mentre l’essenza della mia richiesta formulata il 16 u.s. viene di fatto da voi ignorata.
d/2 – la notizia della condanna, così come commentata e sviluppata semanticamente dal giornalista della sopracitata testata, non è corrispondente agli atti del processo e, come ho già detto con la mia del 16 u.s., non esplicita per nulla al lettore l’esatta fattispecie giuridica del reato a me contestato;
d/3 – mi viene naturale chiedervi, infine, quali sono gli “atti processuali” e, più precisamente, “le accuse mosse dal pubblico ministero” che presumo – tenuto conto del tenore della vostra affermazione – risulterebbero in vostro possesso e che vi fanno affermare che “quanto riportato dal Corriere della Sera di basa” su di essi?
               Concludendo, non voglio assolutamente limitare – mi piace ribadirlo – il diritto/dovere di cronaca ma ritengo che rispetto ai fatti accaduti ed oggetto del procedimento penale, i concetti di imparzialità e correttezza non sono stati quasi affatto applicati da parte dell’estensore dell’articolo di stampa da me contestato – nei cui confronti ho già mandato ai miei legali di procedere – e purtroppo mi duole constatare, il medesimo giudizio mi trovo costretto ad esprimere nei vostri confronti.
               Chiedo quindi la pubblicazione integrale – e con le stesse modalità – della presente sul vostro sito, restando in attesa di risposte al quesito posto al punto d/3 tornando a ribadire le richieste formulate con la mia precedente a cui faccio oggi seguito.
 
Ci teniamo a puntualizzare che, anche questa volta, abbiamo deciso di pubblicare la lettera del Gen. Messina per nostra libera scelta e non perché fossimo obbligati da vere o presunte pretese dell’ufficiale.
Per entrare nel merito di questa seconda nota del Gen. Messina, riteniamo ancora una volta che l’ufficiale nulla toglie e nulla aggiunge alla notizia pubblicata da questo sito: la condanna ad otto mesi di reclusione per il reato di peculato.
Per quanto attiene alle informazioni contenute nel nostro articolo abbiamo parlato di accuse formulate dal Pubblico Ministero perché a rigor di logica soltanto da queste (e dalle indagini svolte dalla P.G.) possono essere state acquisite le notizie pubblicate dal più autorevole quotidiano italiano.
Per quanto attiene, infine, alla lamentela circa la permanenza del link all’articolo del Corriere della Sera vorremmo rappresentare al generale che una delle peculiarità del nostro sito è la possibilità di navigare in modalità ipertestuale, ovverosia di trovare link di collegamento all’interno degli articoli pubblicati.
Questi links esistono proprio per permettere al lettore di connettersi ad una notizia pubblicata su un altro sito.
Ovviamente, questo è possibile soltanto finché tale notizia è online.
Se la notizia de qua è ancora cliccabile, è evidente che  il Corriere della Sera non ha ritenuto di aderire alla richiesta di eliminazione dell’articolo fatta dal Gen. Messina.
Non credo che sia possibile farci una colpa di tutto ciò. Finché una notizia è on line è liberamente accessibile da chiunque navighi su internet, a prescindere se ci sia o meno un link sul nostro sito.
Pertanto, se il Gen. Messina vuole veder riconosciute le proprie ragioni (laddove effettivamente avesse ragione nei confronti della lesività dell’articolo) deve rivolgerle verso il Corriere della Sera e non verso di noi.
E’ evidente che una volta  eliminata la fonte non funzionerebbe più alcun link.
Del resto crediamo sia senz’altro a conoscenza del Gen. Messina che attraverso qualsiasi motore di ricerca (google, yahoo, bing ...) si può accedere all’articolo in questione da qualsiasi computer collegato ad internet.
A nostro parere, sarebbe molto più importante per il Gen. Messina difendersi davanti ai giudici di appello, cercando di dimostrare in quella sede la propria innocenza.
Per il momento, infatti, non possiamo che prendere atto della sua condanna in primo grado ad otto mesi di reclusione per un reato contro la pubblica amministrazione.
A suo tempo, daremo conto e ragione al Gen. Messina dell’esito del ricorso in appello o in Cassazione.