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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/11/2012  -  stampato il 03/12/2016


La parabola dell’autostrada

 

“Una volta indossare la divisa significava posto fisso e stipendio più che dignitoso. Sinonimo di sicurezza, possibilità di mantenere una famiglia, capacità di sostenere le rate di un mutuo. Oggi le cose sono un po' cambiate”.
È così che esordisce un articolo di qualche mese fa che ha compiuto una indagine sulla “doppia vita” dei poliziotti e di tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine in generale. Poliziotti di notte ed imbianchini, meccanici, camerieri o muratori di giorno, è questa la mortificazione cui la maggior parte dei nostri colleghi è costretta a sottoporsi perché, oramai, con gli stipendi più bassi di tutta Europa, non si riesce ad arrivare alla fine del mese.
È risaputo, però, che l’estro creativo del poliziotto penitenziario è di gran lunga superiore a quello degli altri colleghi in divisa. Così qualcuno ha creato un nuovo lavoro profittando delle sempre più numerose occasioni in cui i nostri vertici, applicando a modo loro le regole (leggasi leggi), fanno pasticci a danno dei colleghi. Si pensi al calcolo delle 36 ore ed alle conseguenze, anche economiche che ciò ha comportato per tutti.
A volte, poi, sempre i nostri vertici, riescono addirittura a superarsi facendo danni anche a chi nella nostra Amministrazione non ha neppure messo ancora piede. È il caso degli ultimi vincitori del concorso da Ispettore le cui sorti tutti conosciamo benissimo e sul quale ci pronunciammo in tempi non sospetti..
Cosa c’entra tutto questo con la doppia attività del poliziotto, vi chiederete voi?
L’arcano è presto spiegato. Alcuni nostri colleghi, nello specifico, alcuni sindacalisti, trovando troppo faticose le attività manuali, si sono inventati il mestiere di predicatore, attività ben più semplice di quella del sindacalista puro (e del muratore). Questo lavoro consisterebbe nel prendere di mira la battaglia sindacale di un'altra sigla a caso, la Nostra, e su quella esprimere dissenso, fornire notizie fuorvianti; insomma, fare delle prediche finalizzate a mettere in cattiva luce tutto ciò che facciamo.
Tutti i predicatori che si rispettino raccontano le loro storie attraverso le parabole che, come sappiamo, hanno lo scopo di esprimere concetti importanti attraverso storie semplici.
Stavolta bisogna proprio inchinarsi ai nostri predicatori che, inconsapevolmente, hanno partorito una parabola, quella “dell’autostrada”, che rende appieno la situazione nella quale ci troviamo attualmente.
Nel loro predicozzo sul calcolo delle 36 ore e sull’accumulo dei riposi, naturalmente contro il nostro Sindacato, i bravi predicatori hanno detto, praticamente, che la nostra Amministrazione è come una macchina che deve percorrere il tratto di autostrada Firenze-Napoli e giunta a Roma si guasta.
Una riga e mezzo per condensare l’essenza della nostra Amministrazione e delle condizioni in cui attualmente ci troviamo: mai sintesi fu più appropriata!
Peccato che, probabilmente, neppure chi scritto questo racconto si sia veramente reso conto di quanto arguto fosse stato il suo spunto, essendosi l’autore perso nei meandri della sterile polemica. È per questo motivo che ho scritto questo articolo, per comunicarglielo e complimentarmi con lui.
Ci sarebbe da capire perché la macchina si scassa sempre a Roma e per quale motivo. Forse per lo sforzo da sovraccarico dovuto ai troppi passeggeri che, senza averne titolo, da Roma pretendono di viaggiare “a gratis?” Boh!