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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/11/2012  -  stampato il 03/12/2016


L'autoerotismo diventa un elemento del trattamento

Il mio amico Commissario Ultimo è un po’ frastornato. Durante l’ultima perquisizione aveva dato ordine di far strappare dai muri delle celle e dalle porte dei bagni annessi,   tutte le foto di donne nude o immagini esplicitamente pornografiche, salvo poi leggere che nel carcere di Teramo un direttore illuminato (come tanti in questa Amministrazione) concede ai detenuti che ne facciano richiesta di avere un dvd pornografico all’interno della cella; così, senza sotterfugi e alla luce del sole: basta con le immagini porno staccate dal giornale LE ORE e attaccate dietro la porta del bagno.

Della nuova visione del trattamento, portata avanti dal Direttore in questione, fa parte  anche l’introduzione della possibilità di avere materiale pornografico all’interno del penitenziario, definita «un unicum nel panorama italiano». «La pornografia è un discorso associato all’uso del pc, ai dvd», spiega il direttore. «Il detenuto ha sempre cercato fare traffici, prima con cassette e poi con i dvd. E il sesso è sempre stato visto come un tabù.

Io sono convinto che anche la pornografia può entrare in carcere ma attraverso una visione culturale, una visione significativa di elevazione del diritto stesso non solo alla riservatezza ma anche all’integrità umana sotto l’aspetto psicofisico. So che è un po’ ardita come idea ma ho pensato che possiamo regalare un momento ai detenuti che va al di là di quelle forme di chiusura cui siamo sempre stati abituati».

Il mio amico Commissario non aveva mai pensato che la pornografia potesse avere anche un aspetto culturale e potesse essere inquadrata nella sfera dei diritti (diritto alla riservatezza), lui si limitava a far strappare quelle immagini di corpi aggrovigliati che suscitavano nei detenuti reminescenze del passato. Si vede che i tempi cambiano. Nel carcere dove presta servizio non esistono nemmeno computers portatili nelle celle, mentre in altri ti puoi vedere un bel film culturale di Rocco Siffredi all’interno della cella.

Evidentemente, anche l’autoerotismo entra prepotentemente tra gli elementi del trattamento penitenziario, alla stregua del lavoro, della scuola e dei colloqui … possibilmente abbinato ad una discreta vigilanza dinamica.

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