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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/12/2012  -  stampato il 06/12/2016


Il DAP prepara la "rivoluzione normale" nelle carceri. Ancora una volta echeggia il grido "Armiamoci e partite!"

Una "rivoluzione normale", così la chiama Luigi Pagano quella che il DAP sta cercando di vendere alla stampa e all'opinione pubblica.

In un articolo apparso sul Sole 24ore il 28 novembre scorso, il Vice Capo del DAP Luigi Pagano ha dichiarato che “Si torna alla legalità: circuiti differenziati per condannati e imputati, uso degli spazi per attività, pene da scontare vicino alla famiglia, celle aperte, spazi da trasformare in luoghi operosi, carceri diverse per imputati e condannati, impostate per abbattere la recidiva grazie a lavoro, scuola, formazione, condanne da scontare vicino alla famiglia: una rivoluzione."

Ovviamente, il giornalista del Sole 24ore se l'è bevuta alla grande e, magari anche un po' complice, ha scritto: "in attesa che la politica faccia la sua parte, il Dap ha rotto l’immobilismo imperante per mandare 'un segnale forte all’esterno'. Come? Applicando la legge senza se e senza ma."

E invece un "se" e un "ma" noi della Polizia Penitenziaria, se il giornalista del Sole 24ore e il Vice Capo del DAP ce lo permettono, lo rileviamo. E, forse, anche più di uno...

Riportiamo interi passaggi dell'articolo perché, secondo la favoletta che il DAP vuole raccontare e che i media sono pronti a rilanciare: “Rivoluzionario” è l’ordine di tenere le celle aperte, tranne la notte, perché sono “camere di pernottamento”, dove si dorme e non si mangia né si trascorre la giornata, tanto più in carceri sovraffollate. “Rivoluzionario” è l’aumento delle ore d’aria negli spazi comuni, che devono essere luoghi operosi dov’è bandito l’ozio h24. “Rivoluzionario” è l’ordine di tenere le celle aperte, tranne la notte, perché sono “camere di pernottamento”, dove si dorme e non si mangia né si trascorre la giornata, tanto più in carceri sovraffollate. “Rivoluzionario” è l’aumento delle ore d’aria negli spazi comuni, che devono essere luoghi operosi dov’è bandito l’ozio h24. “Rivoluzionari” sono i “circuiti differenziati”, carceri, per imputati o condannati che garantiscano a tutti un “trattamento”, specie ai detenuti di “media sicurezza” (più numerosi), mirato al reinserimento sociale. “Rivoluzionario” è il rispetto della territorialità, per cui i detenuti scontano la pena nelle carceri più vicine ai loro affetti. “L’amministrazione penitenziaria deve amministrare l’esistente ed è quello che, con tutte le difficoltà, vogliamo fare per essere più credibili” spiega Luigi Pagano vice capo del Dap, che con il presidente Giovanni Tamburino e l’altra vice Simonetta Matone è l’artefice di questa “rivoluzione normale”.

E, ancora: “Un carcere aperto consente alla società di entrare “dentro” senza subire orarie abitudini carcerarie che stridono con i ritmi di vita e di lavoro all’esterno. Perché non va dimenticato - conclude Pagano - che la maggior parte degli elementi di trattamento (lavoro, sanità, istruzione, formazione professionale, attività sportive e ricreative) presuppongono l’intervento di “esterni”: enti locali, regioni, imprese private”. Che in carcere troveranno più spazio per offrire lavoro.

“Migliorare il regime penitenziario significa vivere meglio” spiega Pagano riferendosi anche ai poliziotti: “In un carcere aperto non serve il marcamento a uomo, tipico degli agenti di custodia, ma basta “la zona”, che è quanto si chiede alla Polizia Penitenziaria: una sorta di poliziotto di quartiere che controlla il territorio mentre gli educatori seguono direttamente i detenuti dove si svolge la loro giornata. Così si danno al magistrato di sorveglianza elementi più concreti per concedere misure alternative”.

Bravo narratore il Signor Pagano, belle parole. Sicuramente è una bella visione quella a cui Lei, la dott.ssa Matone e il Capo del DAP Tamburino state assistendo nella vostra enorme sfera di cristallo dalle vostre stanze del DAP, ma chi è a contatto con i detenuti 365/24 (giorni/ore) l'anno, la pensa un po' diversamente e mi creda, ne ha le scatole piene delle  favolette che andate raccontando in giro. Soprattutto quando queste favolette, spacciate addirittura per "Rivoluzioni", gravano interamente sulle spalle della Polizia Penitenziaria.

E non le sfugga, egregio Sig. Pagano, che il suo attuale "superiore" è stato a capo di più di un Tribunale di Sorveglianza, da dove non può non aver constatato la disastrosa situazione penitenziaria. E non può far finta di nulla quando assiste come noi alle trasmissioni televisive di "Porta a Porta" in cui la dott.ssa Matone si fa invitare in qualità di Magistrato esperto di minori e non come Vice Capo DAP!

Per noi Poliziotti "vivere meglio" non significa marcare a zona invece che a uomo; per un Poliziotto Penitenziario la differenza risiede nell'avere la possibilità di ottenere un trasferimento in tempi ragionevoli e con regole certe. Per un Polizotto Penitenziario la differenza la fa avere un Comandante capace di gestire il personale senza ricorrere sistematicamente ai rapporti disciplinari (solo ai poliziotti e mai ai detenuti), la differenza sta negli straordinari pagati, nell'avere il riposo settimanale, nel godere delle ferie, la differenza è non rischiare la salute per malattie che circolano solo in carcere, la differenza la fa non rischiare la vita per le aggressioni che si subiscono ogni giorno...

Egregio Sig. Luigi Pagano, Lei può raccontare quello che vuole ai suoi amici giornalisti, ma prenda coscienza e consapevolezza che se la situazione nelle carceri rimane così come è ora, la "rivoluzione" non sarà di certo né quella dell'Amministrazione, né  quella dei i detenuti, la "rivoluzione" sarà quella silenziosa della Polizia Penitenziaria, fatta di sfiducia nella propria amministrazione, condita di assenze dal servizio e farcita di risentimento per i propri, inadeguati, vertici dipartimentali e gerarchici. 

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