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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/12/2012  -  stampato il 05/12/2016


Franco Ionta e Giovanni Tamburino si ritengono al di sopra della Legge ed ignorano le ordinanze del TAR Lazio

Con una Ordinanza pronunciata il 9 novembre 2012 "il TAR del Lazio ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per quanto di eventuale competenza in ordine all’ingiustificata inottemperanza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ai compiti ad esso spettanti in qualità di commissario ad acta nominato con la sentenza del TAR Lazio n. (omissis)".

La fase finale di questa vicenda inizia il 28 dicembre 2011, quasi un anno fa, quando il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio nomina in qualità di Commissario "ad acta" il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (in quel momento il Sig. Franco Ionta, Magistrato) per rendere esecutivo un decreto ingiuntivo a favore di un collega Poliziotto Penitenziario.

In pratica, il 19 maggio 2011 è stato dichiarato esecutorio il decreto ingiuntivo a favore del collega, ma siccome l'Amministrazione penitenziaria se n'è infischiata del decreto del TAR, il collega ha dovuto perdere altro tempo e altri soldi per veder rivendicati i propri diritti nei confronti di un'amministrazione dello Stato ed ha dovuto fare nuovo appello all'autorità del TAR!

Il 28 dicembre 2011 allora, il TAR nomina il Capo del DAP Franco Ionta (Magistrato), commissario ad acta, cioè colui che deve rendere esecutivo il procedimento amministrativo a favore del collega.

Il commissario ad acta è una figura prevista dal codice del processo amministrativo. Tale funzionario pubblico viene nominato dal giudice amministrativo nell'ambito del giudizio di ottemperanza al fine di emanare i provvedimenti che avrebbe dovuto emettere l'Amministrazione inadempiente.

La necessità della nomina di un funzionario ad hoc per l'emanazione di un provvedimento conforme alla sentenza del giudice amministrativo trova le sue ragioni nel principio della divisione dei poteri e, più specificamente, nell'impossibilità per il titolare del potere giurisdizionale (in questo caso il TAR) di sovrapporsi al titolare del potere esecutivo/amministrativo (in questo caso il DAP) senza contestuale violazione del principio di attribuzione.

La nomina del commissario ad acta è già di per sé umiliante per una amministrazione dello Stato e dovrebbe essere associata all'individuazione del Dirigente responsabile della "dimenticanza" e al Dirigente dovrebbe essere contestato un provvedimento quantomeno disciplinare. Ma siccome siamo in Italia, i Dirigenti possono fare quello che vogliono, anche infischiarsene delle decisioni dei Tribunali Amministrativi...

Immagino perciò il senso di soddisfazione del collega quando si è visto nominare commissario ad acta nientemeno che il Capo del DAP! Di sicuro avrebbe risolto la faccenda in un baleno, anzi entro trenta giorni così come prevede l'obbligo di Legge.

Invece l'allora Capo del DAP Franco Ionta (Magistrato), fa passare giorni e settimane e la faccenda non la risolve. Nel febbraio 2012 (e comunque dopo i trenta giorni in cui doveva essere risolta la faccenda), al posto del Sig. Franco Ionta (Magistrato), sale sul "trono" di Capo DAP, il Sig. Giovanni Tamburino (Magistrato), il quale Tamburino "eredita" tutte gli oneri e gli onori da Capo DAP, compresa la nomina da commissario ad acta di cui sopra.

Qualcuno avrà pensato che appena nominato, doveva prendere visione di molte cose, troppe per fargli rispettare i trenta giorni (già scaduti) previsti dalla Legge. Forse l'avrà pensato anche il nostro collega che intanto aspettava di vedersi riconosciuto un proprio diritto e aspettava di vederselo riconosciuto da un'Amministrazione dello Stato nella figura del Capo del Dipartimento (Magistrato) nominato commissario ad acta.

Ma sono passati, giorni, settimane, mesi e nemmeno il SIg. Giovanni Taburino (Magistrato), si è degnato di mettere mano alla faccenda.

A questo punto il nostro collega si è visto costretto a perdere altro tempo e altri soldi per rivolgersi nuovamente al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio il quale, il 9 novembre 2012 (quasi un anno dopo la nomina del commissario ad acta, che avrebbe dovuto risolvere la faccenda entro trenta giorni come prevede la Legge) ha emanato una sentenza dalla quale abbiamo estrapolato i seguenti passaggi:


Vista l’istanza depositata il 25 luglio 2012 con cui il ricorrente ha lamentato l’inottemperanza della sentenza del TAR Lazio – Roma n. (omissis) ed ha chiesto l’adozione dei provvedimenti necessari per l’esecuzione del decreto ingiuntivo in oggetto indicato;
Considerato che con la sentenza in esame il TAR Lazio – Roma ha ordinato al Ministero della Giustizia di eseguire il decreto ingiuntivo n. (omissis) emesso dal medesimo Tribunale ed ha nominato, in caso d’inottemperanza, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria quale commissario ad acta chiamato a provvedere all’esecuzione del decreto predetto;
Considerato che né il Ministero della Giustizia né il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno ottemperato alla sentenza in esame;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater):

1) accoglie l’istanza di cui in parte motiva e, per l’effetto, nomina quale commissario ad acta, in sostituzione del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ragioniere Generale dello Stato il quale, anche a mezzo di funzionario delegato con atto formale, provvederà all’esecuzione del decreto ingiuntivo in epigrafe indicato nel termine di giorni trenta decorrente dalla comunicazione, in forma amministrativa, o dalla notifica, ad istanza di parte, del presente provvedimento;

2) condanna il Ministero della Giustizia a pagare, in favore del ricorrente, le spese della presente fase processuale il cui importo si liquida in complessivi euro mille/00, per diritti ed onorari, oltre IVA e CPA come per legge;

3) manda alla Segreteria di trasmettere copia del presente fascicolo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per quanto di eventuale competenza in ordine all’ingiustificata inottemperanza del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ai compiti ad esso spettanti in qualità di commissario ad acta nominato con la sentenza del TAR Lazio – Roma n. (omissis).

Con l'invio degli atti alla Procura da parte del TAR del Lazio, anche i Signori Capo Dipartimento (forse), capiranno che pure loro sono soggetti alla Legge, e che il loro titolo di "Magistrati" serve a farla rispettare la Legge, non ad esserne al di sopra ...