www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/12/2012  -  stampato il 10/12/2016


Pannella e la battaglia di civiltą

Se un governo rimane sordo ad ogni richiesta di aiuto, ad ogni protesta di piazza, persino allo sciopero della fame di un parlamentare tanto da portarlo alle soglie della morte, vuol dire che abbiamo un futuro senza speranza. Se 67.000 detenuti vi sembrano pochi, se siete quelli che giocate con le statistiche del tipo: un poliziotto penitenziario  sta a un detenuto, se siete di quelli per cui è giusto buttare la chiave della cella – senza aver mai letto la Costituzione – allora non leggete questo articolo perché potrebbe risultarvi sgradevole.
 
Se persino il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, durante la messa di Natale celebrata a San Vittore di fronte a centinaia di detenuti, agenti e mass media, raccomanda prima di andare a votare per le Nazionali di analizzare bene il programma del partito che ci si accinge a votare, e vedere cosa prevede alla voce : Carcere; allora c’è da riflettere seriamente, vuol dire che in questi ultimi anni la politica ha considerato il problema “carcere” come secondario rispetto allo spread, alle escort, alle spese folli dei politici che noi abbiamo incautamente votato, con i soldi dei contribuenti.

Se persino Voltaire diceva che “la civiltà di un popolo si misura dalle sue carceri” ovvero da come sono tenute, allora l’Italia è sicuramente un paese incivile. E quando parlo di carceri non parlo solo di detenuti ma dell’intero sistema penitenziario. Quello che abbiamo visto in questi ultimi 2 – 3 anni è una inesorabile discesa agli inferi, un disastro annunciato, lo sgretolamento di certezze che fino a poco tempo prima ci apparivamo incrollabili come quella di tradurre in tribunale un detenuto Alta Sicurezza con un auto civile, ovvero senza insegne, per intenderci l’auto usata dall’agente che opera nei servizi esterni (posta, pacchi ecc.), mentre il dogma, qualche anno prima prevedeva furgone blindato, macchina al seguito, rinforzo della scorta, giubbotto antiproiettile ecc.
 
Abbiamo assistito ad una impennata dei suicidi dei detenuti, senza che la cosa scandalizzi più di tanto l’opinione pubblica (che però gode se ad essere messi sotto inchiesta sono gli agenti di Pol Pen); abbiamo assistito a decine di evasioni di detenuti – mentre quelle degli ultimi vent’anni si potevano contare sulle dita di una mano – vuoi per mancanza di personale (negata dai nostri vertici poiché pare che il personale sia impiegato male…) nell’indifferenza dell’opinione pubblica, ma con acceso interesse da parte di qualche O.S. minoritaria che chiede la testa dei colleghi ad ogni livello di responsabilità, quando invece (e questa è un’altra certezza sgretolata) il Sindacato dovrebbe servire a difendere i colleghi e non ad accusarli solo perché fanno parte di un sindacato diverso da quello da loro rappresentato… Abbiamo assistito a decine di condanne con risarcimento di mille euro a testa a detenuti che avevano denunciato l’Italia all’Alta Corte per i diritti umani, poiché venivano sottoposti ad una forma di tortura costringendo più persone a coabitare in cellette dove manca lo spazio vitale necessario previsto dalle direttive europee.

Suicidi di agenti, risse, aggressioni all’ordine del giorno, senza che questo faccia porre delle domande ai nostri politici, molti dei quali sotto inchiesta per ruberie varie, ma che si oppongono ogni qualvolta si parli di provvedimenti di amnistia o altro; loro sono dei duri, cosa direbbe l’elettorato se mettiamo fuori ventimila detenuti? Probabilmente non ci voterebbero più e rimarremmo disoccupati… E va bene. Non volete svuotare le carceri? E allora fatevi venire delle idee per combattere il sovraffollamento che è nemico del dettato costituzionale, che fa ammalare di stress centinaia per non dire migliaia di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

In questo panorama triste e desolato, solo una voce fuori dal coro: I radicali di Marco Pannella. Piaccia o non piaccia, solo loro. Chi li accusa che fanno solo gli “interessi” dei detenuti ovvero di coloro che hanno commesso a volte dei reati terribili, chi invece sostiene che la lotta è estesa a tutto il mondo penitenziario e quindi che sono a fianco anche dei poliziotti penitenziari che giornalmente si confrontano con problemi iccommensurabili e gestiscono uomini e non oggetti.
 
Cari politici non siete d’accordo? Allora cambiate la Costituzione e all’art.27 sostituite il dettato costituzionale con “la pena è solo punitiva (per i poveri e gli emarginati) e deve tendere all’oblio”.
 
Personalmente credo che i Radicali, voce nel deserto, stiano combattendo una battaglia di civiltà, al fine di ridare dignità a chi sconta la pena e dignità a chi ci lavora, e vadano sostenuti nella loro lotta anziché criticarli con superficialità perché difendono strenuamente i diritti dei detenuti, e lo sostengono con tale vigore, come Marco Pannella fino a rischiare la vita per un principio.

Si può essere d’accordo o no. Io l’ammiro, anche se a volte non sono stati teneri con noi, ma è solo una questione culturale. Sicuramente va cambiato il nostro approccio mentale al problema e fare quadrato con loro per una battaglia comune, che rimane una battaglia di civiltà.