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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/01/2013  -  stampato il 07/12/2016


Luigi Pagano "denuncia" l'indifferenza della politica: ma forse parlava a se stesso?

Nei giorni scorsi il Vice Capo del DAP Luigi Pagano ha rilasciato una lunga dichiarazione (che sembra un monologo teatrale) ripresa dall'Adnkronos (testo in grassetto e corsivo). Secondo me andrebbe riletta attentamente. Queste sono le mie umili osservazioni da Poliziotto.

"Il problema della giustizia e delle carceri deve essere inserito necessariamente nell'agenda politica, e invece non sembra essercene traccia. Se emergenza è, la si affronti come tale". Lo dice all'Adnkronos Luigi Pagano, vice capo del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria.

E lo dice adesso? A fine legislatura? Non sarebbe stato più efficace un suo intervento quando i problemi si potevano affrontare in Parlamento? Che senso ha fare la voce grossa adesso che non c'è una maggioranza politica legittimata e Governo e Parlamento si limiteranno alla gestione dell'ordinario?


"È facile citare Voltaire (Lo Stato di civiltà di un paese lo si valuta dalle proprie carceri) ma alla fine - è il bilancio che traccia il vice capo del Dap - non si sono prodotti risultati concreti. Il sovraffollamento citato da tutti sembra sia dovuto a una causa naturale o costituisca una sorta punizione biblica e invece è qualcosa che si può e si deve risolvere con decisioni concrete e lavoro congiunto tra diverse forze in campo. Non tutto può essere lasciato sul tavolo del Dap".

Ma una delle forze in campo che dovrebbe partecipare al lavoro congiunto è proprio il DAP che fino ad ora non ha saputo proporre che un "patto con i detenuti" e l'altra faccia della medaglia " la sorveglianza dinamica", soluzioni peraltro ampiamente accettate e propagandate dallo stesso Luigi Pagano... Due provvedimenti che non si possono certo definire strutturali, ma che sono semplicemente una mano di vernice per presentare al meglio una situazione di fatto e che si vorrebbero risolvere con il patto con i detenuti, per quanto riguarda il sovraffollamento, e con la sorveglianza dinamica, per nascondere sotto lo zerbino la drammatica carenza d'organico della Polizia Penitenziaria.


Eppure, nell'emergenza, una leggera tendenza alla diminuzione c'è: nel 2010 i detenuti erano 67.961, nel 2011 si contavano 66.897 persone negli istituti penitenziari, oggi - dati Dap aggiornati al 31 dicembre 2012 - sono 65.717. Di questi, gli stranieri sono 23.486. I tossicodipendenti, dati al giugno 2012, sono invece il 24% dell'interna popolazione carceraria. Sempre nel 2012, i suicidi dietro le sbarre sono stati 57 (6 in meno rispetto al 2011).

Sarebbe utile conoscere dal DAP qualche dato in più che non la solita somma dei detenuti presenti che non dice nulla in sé. Quali sono le motivazioni di tale decremento? Qual'è il tipo di reato che non viene più sanzionato come prima? Quale oscuro meccanismo ha determinato questa lieve diminuzione? Parlare di decremento senza dati alla mano (e il DAP dovrebbe essere in grado di fornirli certi dati) sembra l'atteggiamento di uno a cui cade tra capo e collo una insperata fortuna e non sa spiegarsi il perché. Eppure il lavoro del DAP è proprio quello di amministrare le carceri e delle carceri dovrebbe sapere ogni cosa, comprese le cause del decremento dei detenuti.


"Il piano carceri va portato avanti - aggiunge il vice capo del Dap - ma c'è molto da lavorare anche dal punto di vista normativo e amministrativo. E soprattutto servono risorse per attuarle. Da parte dell'Amministrazione, stiamo cercando di mettere a punto un'organizzazione efficiente realizzando l'idea dei circuiti: occorre diversificare i detenuti in base alla tipologia giuridica e alla pericolosità dei soggetti. Da un lato - ragiona Pagano - questo permetterebbe di innalzare i livelli di sicurezza dove è necessario, dall'altra di lavorare con il territorio e la società per l'inserimento dei detenuti di minore pericolosità sociale".

Già, i circuiti differenziati. Una proposta che il SAPPE chiede da anni. Ben arrivato Dott. Pagano! A patto che questa non sia un'altra trovata mediatica per nascondere la carenza d'organico della Polizia Penitenziaria.


"Oggi - fa notare Pagano - abbiamo 10.500 detenuti che devono scontare ancora un anno di pena e quasi 20.000 che arrivano a massimo tre anni. Non diciamo certo che bisogna liberarli, ma ci sarà una differenza tra questi 10.500 e chi invece ha scritto sul proprio cartellino fine pena mai? Non si rinuncia al trattamento rieducativo neanche per un ergastolano, ma certo lavoriamo con maggiore concretezza e possibilità di interventi in tempi brevi sugli altri detenuti". La ricetta dei circuiti permetterebbe inoltre di "graduare l'impiego del personale sia di Polizia Penitenziaria sia amministrativo, in relazione alla caratterizzazione dell'istituto, e soprattutto permetterebbe di aprire le porte del carcere alla società esterna per iniziare il trattamento all'interno e poi dandogli la possibilità di accedere a misure alternative quali l'affidamento in prova". Altro capitolo sono i tossicodipendenti: "Oggi abbiamo dietro le sbarre il 24% dei detenuti - fa notare Pagano - che ha problemi di tossicodipendenza. Tutto ciò rispetto a una legge che prevede il percorso trattamentale quale alternativa alla detenzione. Ma se i Sert non hanno risorse disponibili per creare alternative, come si possono far partire tali misure? Il tossicodipendente subisce così una doppia penalizzazione: da una parte la detenzione per una legge controversa e dall'altra la mancata possibilità di accedere a un percorso riabilitativo proprio perché mancano i fondi. Questa, a mio giudizio, è pedagogia delle parole".

Non sta a me controbbattere a Pagano che il "trattamento" è obbligatorio e costituzionalmente garantito ad ogni recluso al di là del motivo per cui si è finiti in carcere ma quello che andrebbe fatto notare a Luigi Pagano è che lui è il Vice Capo del DAP e fino a poco tempo fa era considerato l'enfant prodige dell'Amministrazione penitenziaria, quello che aveva fatto miracoli con il lavoro in carcere nella sua Milano e nella sua Lombardia. C'è da chiedersi come mai ora che è salito di gradino, sembrerebbe aver perso tutto il suo smalto e la sua capacità manageriale di "aprire le porte del carcere". Se è solo un problema di fondi disponibili, delle due l'una: o ci rendiamo conto che Pagano ha fatto miracoli con i soldi della produttiva Lombardia (... e se fosse stato Provveditore della Sardegna?), oppure... ecco, non mi viene in mente nessun altro motivo.


Lo stesso tema della carenza di risorse può in qualche modo giocare un ruolo anche nell'emergenza suicidi nelle carceri. "Bisogna attivare una maggiore collaborazione con le Asl -rimarca il vice capo del Dap - perché la conferenza Stato-Regioni ha indicano linee guida specifiche prevedendo un contributo determinante della sanità nell'attività di prevenzione. Dal 2008, come si ricorderà, la competenza sanitaria è affidata alle regioni".

Il Dott. Pagano fa ancora finta di essere un corpo estraneo all'amministrazione penitenziaria? Qualcuno gli ricordi che è uno dei due Vice Capo...


Per il Dap, "il rischio è che la situazione di emergenza determinata da sovraffollamento, suicidi e tensioni negli istituti penitenziari, oltre che sui detenuti si scarichi poi sugli agenti di Polizia Penitenziaria, che rischiano di subire situazioni che non possono oggettivamente affrontare".

Ecco, questo è vero, ma il fatto che  si rischi che il sovraffollamento, suicidi e tensioni si scarichino anche sugli agenti di Polizia Penitenziaria, non è un RISCHIIO, ma una triste e dolorosa CERTEZZA. Consigliamo al Dott. Pagano di fare qualche passo nei corridoi del DAP e di raggiungere la famigerata "Sala Situazioni" e leggersi il bollettino delle aggressioni che quotidianamente avvengono in carcere, senza che il DAP muova un dito per arginare la drammatica situazione. E se i poliziotti certi fatti non possono oggettivamente affrontarli è anche dovuto all'ostinazione con cui i vertici del DAP (Pagano compreso) si rifiutano di confrontarsi con la Polizia Penitenziaria.


"Un agente che controlla 200 o 400 detenuti è una contraddizione in termini - è l'analisi di Pagano - chi rimane in sezione si trova ad affrontare pericoli spesso anche fisici oppure in condizione di non poter far fronte a eventi critici con i mezzi a disposizione. I baschi azzurri sono operatori oscuri della giustizia, che non si lamentano mai: oggi sono eroi quotidiani, viste le condizioni nelle quali si trovano ad operare, anche per la serie di tentativi di evasione o suicidi che riescono a sventare. Fatti che non si sanno perché fanno parte della quotidianità del carcere e non finiscono sotto i riflettori come i rari episodi negativi".

Basta con queste assurde affarmazioni retoriche che i Poliziotti penitenziari sono "Eroi che non si lamentano mai!". Non siamo eroi e non è vero che non ci lamentiamo mai. Siete voi Dirigenti che fate finta di non ascoltare le nostre lamentele e non vogliamo essere trattati da eroi (talvolta alla memoria), ma semplici lavoratori dello Stato, con tutti i doveri, ma anche tutti i diritti, compreso quello alla salute e alla sicurezza negli ambienti lavorativi. Il diritto alla salute e alla sicurezza è responsabilità vostra, di chi dirige, di chi ci amministra. Siete voi a doverla garantire! Almeno lei Dott. Pagano, che ogni volta dichiara di essere tanto vicino alla Polizia Penitenziaria, la smetta di prenderci per il c...! Oltre tutto, i fatti positivi che avvengono in carcere ad opera della Polizia Penitenziaria, non finiscono sotto i riflettori e quindi non sono conosciuti dall'opinione pubblica, perché il DAP è incapace a comunicare tali fatti in maniera adeguata. E questo, se a lamentarsene è il Responsabile della Comunicazione del DAP (quale Luigi Pagano è), è quantomeno "imbarazzante", prima di tutto per l'intelligenza di chi fa certe affermazioni...


"Noi prevediamo una diversa modalità di lavoro - indica il vice capo del Dap - ma è auspicabile anche l'assunzione di nuovi agenti. Quando si ridefiniranno i circuiti si potrà vedere il bisogno reale di ampliare la pianta organica, non solo per i baschi azzurri ma anche per assistenti sociali, educatori e personale amministrativo". "Anche la legge Cirielli andrebbe rivista - spiega Pagano - togliendo così uno sbarramento ostativo inutile e pericoloso, perché le misure alternative non vengono concesse in automatico ma devono passare il vaglio dell'equipe di trattamento e della magistratura di sorveglianza". Eppure, "non a caso, chi esce in misura alternativa, ha una recidiva bassa, per il 70% non torna dietro le sbarre. La vera sicurezza è quando riusciamo a portare fuori un detenuto recuperato. Ma se non si finanzia una legge Smuraglia - che concedendo sgravi fiscali alle imprese, ha portato lavoro all'interno e all'esterno del carcere - come si può realmente pensare di ridare una possibilità ai detenuti? Anche la messa in prova, sollecitata dal Guardasigilli Severino, non è stata approvata. Ancora una volta è pedagogia della parola". "Se questi problemi fossero inseriti nell'agenda politica e si intervenisse quotidianamente sui problemi - conclude Pagano - non si arriverebbe a pensare di affrontare il sovraffollamento solo con amnistia e indulto. Misure, queste, che poi rischiano anche di diventare necessarie per risolvere un'emergenza contro la quale tutti puntano il dito".

Assunzioni, Leggi Cirielli e Smuraglia. Bene, ma quante volte il DAP è andato a chiedere al Ministro, al Parlamento, di mettere mano a certe faccende? Quante volte il Capo DAP e i suoi fedelissimi Vice hanno protestato veementemente per ottenere più assunzioni di Poliziotti e personale amministrativo? Per quanto riguarda le assunzioni, è chiaro che il piano di edilizia penitenziaria è drammaticamente sovradimensionato rispetto all'attuale organico di Polizia Penitenziaria, ma in questi anni e soprattutto in questi ultimi mesi, da quando cioè sono cambiati i vertici del DAP (se non ci si vuole assumenre anche le responsabilità dei precedenti vertici), quante volte il DAP ha preso posizione in maniera netta e decisa ha ammesso quello che è evidente a tutti e cioè che senza nuove copsicue assunzioni di personale, i nuovi padiglioni in cantiere non potranno essere gestiti?

Egregio Dott. Pagano, se la canti e se la suoni come vuole, faccia pure. Spero solo che Lei abbia ben chiara qual'è la situazione reale e che certe affermazioni le abbia fatte al solo scopo di propaganda, magari per ottenere qualche candidatura politica anche lei. Le auguro che ciò avvenga. Un po' meno lo auguro alla Polizia Penitenziaria.