www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/01/2013  -  stampato il 05/12/2016


Il TAR annulla trasferimento d'ufficio nei confronti Sovrintendente di Polizia Penitenziaria

 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

OMISSIS, rappresentato e difeso dall'avv. Gabriele Cacciotti, con domicilio eletto presso Gabriele Cacciotti in Roma, via del Mascherino, 72;
contro
Ministero della Giustizia (D.A.P.), rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Gen.Le Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento
dell'ordine di servizio n. 6868 del 13.7.2012 notificato in data 21.8.2012 con il quale il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria disponeva il trasferimento d'autorità presso la direzione generale dei detenuti e del trattamento del sovr. c. della Polizia Penitenziaria OMISSIS.

FATTO e DIRITTO
Il ricorrente, sovrintendente di Polizia Penitenziaria già in forza presso l’U.S.Pe.V., impugna l’ordine di servizio con cui è stato trasferito ad altra sede, chiedendone l’annullamento.
All’esito della fase cautelare, sussistono i presupposti per definire la causa con sentenza in forma semplificata.
Tale atto è stato dichiaratamente adottato a seguito di nota, anch’essa impugnata, con cui si è evidenziato che il ricorrente è stato coinvolto in un episodio tale da comprometterne la permanenza presso l’ufficio.
In particolare, emerge che il ricorrente ha avuto un dissidio “per futili motivi di viabilità” con un ciclista, e che in tale occasione ha estratto “a scopo intimidatorio” l’arma di ordinanza.
Il Tribunale osserva che tale condotta è di evidente gravità, e, se davvero sussistente, introduce profili non solo di incompatibilità ambientale, ma anche disciplinari (almeno in riferimento all’art. 4, comma 1, lett. l d.lgl. n. 449 del 1992).
Tuttavia, come è stato esattamente dedotto dal ricorrente, l’amministrazione non ha proceduto in nessuna di tali direzioni, ma si è limitata ad emanare un ordine di trasferimento, senza che esso fosse preceduto da alcun avviso di inizio del procedimento, ovvero da alcuna motivazione.
Ora, è ben noto che il personale di polizia non vanta alcun diritto alla permanenza nella sede, al punto che, secondo parte della giurisprudenza, gli atti di trasferimento sfuggono alla l. n. 241 del 1990, e comunque sono espressione di una larghissima discrezionalità.
Tuttavia, tali asserzioni non valgono non solo con riferimento al procedimento disciplinare, ma anche alle ipotesi di incompatibilità ambientale di cui all’art. 55 del d.P.R. n. 335 del 1982, per le quali è stato affermata la necessità di comunicare l’avvio del procedimento e di fornire una adeguata motivazione (Tar Milano, n. 824 del 2012; Tar Lazio, Roma, n. 7097 del 2003).
Nel caso di specie, un trasferimento disposto in ragione non di esigenze organizzative del servizio, ma di fatti riprovevoli imputabili al dipendente, deve rientrare nell’ampia previsione dell’incompatibilità ambientale, e così accompagnarsi alle garanzie in tal caso previste.
E’ perciò fondata la censura di violazione dell’art. 7 L. n. 241 del 1990, e la censura di eccesso di potere, poiché l’amministrazione ha impiegato il potere di organizzazione dell’ufficio allo scopo di disporre, invece, un trasferimento per incompatibilità.
Va perciò annullato l’atto di trasferimento, mentre sfugge a censura la nota su cui esso si è basato, che è atto endoprocedimentale, verso cui non sono peraltro rivolte doglianze specifiche.
Tale pronuncia, in ogni caso, fa salvi ulteriori provvedimenti della P.A. aventi ad oggetto i fatti.
L’amministrazione, infatti, resta in linea astratta nel potere sia di avviare un procedimento disciplinare a carico del ricorrente, ove ne ricorrano i presupposti di legge, sia di disporre il trasferimento per incompatibilità ambientale, pur con le garanzie procedimentali dovute in tal caso.
Le spese, in ragione della soccombenza del ricorrente quanto all’impugnativa della nota di servizio, restano compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Annulla l’ordine di servizio 6868 del 2012.
Rigetta per il resto il ricorso.
Compensa le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere
Marco Bignami, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/12/2012