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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/01/2013  -  stampato il 25/02/2017


Ex appartenente all'esercito vince al TAR ricorso contro DAP per ammissione al concorso

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1964 del 2000, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. Giovanni Carlo Parente, Erennio Parente, con domicilio eletto presso Erennio Parente in Roma, via Emilia, 81;
contro Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
per l'annullamento esclusione dalla graduatoria per l'assunzione nel corpo di Polizia Penitenziaria

FATTO e DIRITTO
Viene all’esame del Tribunale il ricorso proposto avverso il Ministero della Giustizia da un aspirante agente di Polizia Penitenziaria, avverso l’atto con cui quest’ultimo è stato escluso dal concorso per l’assunzione nel corpo.
In particolare, il ricorrente ha esposto di avere prestato servizio militare presso l’Esercito per due anni e di avere partecipato al concorso per titoli bandito ai sensi del d.l. n. 479 del 1996, per l’assunzione nel corpo di Polizia Penitenziaria.
Con decreto notificatogli il 17 dicembre 1999, tuttavia, egli è stato escluso dalla procedura concorsuale, in applicazione del D.M. 12 novembre 1996, con cui si è fissata in 28 anni l’età massima di partecipazione: il ricorrente è nato il30 giugno 1967, sicchè alla data dell’indizione del concorso egli aveva già valicato il limite consentito.
Il ricorso chiede l’annullamento sia del D.M. appena citato, in parte qua, sia dell’atto di esclusione, deducendo violazione di legge: nella specie, l’amministrazione avrebbe disatteso l’art. 2, comma 1, n. 2 lett. d) del d.P.R. n. 487 del 1994, a mente del quale il limite di età per la partecipazione ai pubblici concorsi è elevato, entro i tre anni, per un periodo pari al servizio militare volontario di leva assolto dal candidato.
Tale censura appare fondata in diritto, giacchè il D.M. 12 novembre 1996 è già stato annullato in via definitiva con sentenza del 23 febbraio 2000, nella parte contestata nell’attuale controversia: avendo tale annullamento efficacia erga omnes, esso produce effetti nel presente contenzioso, rendendo illegittimo l’atto di esclusione che su di esso si basava.
Peraltro, il ricorrente, per effetto di pronuncia interinale di questo Tribunale, è stato riammesso al concorso in via definitiva.
In via preliminare, appare fondata l’eccezione di improcedibilità proposta dall’Avvocatura dello Stato per sopravvenuta carenza di interesse, con riferimento all’originario atto di esclusione dal concorso.
Diversamente che in altre, analoghe fattispecie poste all’esame del Tribunale, infatti, non risulta che l’amministrazione abbia inserito il ricorrente nella graduatoria in esecuzione dell’ordinanza cautelare, apponendo un’apposita clausola di riserva: alla luce di tale circostanza, e del lungo tempo trascorso senza che la P.A. sollecitasse la trattazione del merito della causa, deve ritenersi che sia intervenuta acquiescenza sul punto controverso. Il ricorrente deve perciò a tutti gli effetti ritenersi riammesso in via definitiva al concorso per titoli.
Nonostante la prevalenza sul piano sostanziale del ricorrente, le spese restano compensate, in quanto la questione di diritto risolta favorevolmente per la parte privata si presentava a suo tempo controversa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Dichiara il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.
Compensa le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 novembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere
Marco Bignami, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/12/2012