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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/01/2013  -  stampato il 10/12/2016


Ultima fermata per il carcere: usciamo dalle Sezioni prima che sia troppo tardi

Propongo fin da ora a tutti i sindacati di creare le condizioni necessarie per “uscire dalle sezioni” così da non permettere ai politici di sfruttare ancora una vota la Polizia Penitenziaria come cuscinetto di contenimento della prossima feroce protesta dei detenuti.

Da quasi quattro anni, cioè da dopo che le carceri hanno iniziato a riempirsi di nuovo dopo l'indulto del 2006 e che si è superata di nuovo la soglia legale delle presenze di detenuti in carcere, i sindacati di Polizia Penitenziaria hanno denunciato l'imminente collasso del sistema penitenziario italiano.

Il SAPPE l'aveva già previsto ancora prima dell'entrata in vigore dell'indulto e aveva lanciato il monito che, senza riforme strutturali, l'indulto sarebbe stato solo una boccata d'aria. Forse lo sapevano anche i politici che l'indulto l'hanno proposto e approvato e forse (dico forse) l'indulto non era nemmeno rivolto alla massa dei detenuti effettivamente usciti, ma solo a qualche caso eccellente che in carcere non c'era ancora nemmeno entrato.

Fatto sta che il “pianeta carcere” ad oggi non è ancora crollato. Le denunce dei sindacati di Polizia Penitenziaria sono state affrettate, probabilmente esagerate dall'enfasi necessaria per cercare di far voltare lo sguardo dalla nostra parte. Inutilmente.

Anche i Radicali, con l'On.le Rita Bernardini in testa (che lo si accetti o meno) hanno lanciato i medesimi avvertimenti. Ma a parte le aggressioni quotidiane ai danni dei poliziotti penitenziari che non interessano a nessuno, nemmeno al Capo della Polizia Penitenziaria (che della Polizia piace prendere l'indennità in Euro sonanti, ma non le responsabilità), il sistema nel complesso ha tenuto. Rivolte non ce ne sono state, manifestazioni di protesta degne di tale nome dei poliziotti non ce ne sono state. Il sistema tiene.

Fino a quando?

Auguriamoci di essere quelli che gridavano “al lupo, al lupo” e così vogliamo essere considerati, ma di certo le difficoltà ci sono, le soluzioni non arriveranno a breve e nemmeno si sta seminando per raccogliere fra qualche anno (non penserete mica che potete ancora darci a bere il fantomatico piano carceri?!?).

Ma una cosa è certa. Gli strani movimenti dei politici, le parole dette e non dette di qualche esponente di Governo, lo stesso atteggiamento del Ministro della Giustizia che prima non si sbilancia più di tanto in tutto il suo mandato e poi piange lacrime che sembrano di coccodrillo, hanno generato grosse aspettative nella popolazione detenuta. La sentenza della Corte di Strasburgo che condanna ancora una volta l'Italia per il sovraffollamento patito da sette detenuti è l'ennesimo aspetto da prendere in considerazione che ha finito di legittimare l'esasperazione delle persone detenute.

La prossima composizione parlamentare e il prossimo Governo si ritroveranno direttamente all'ultima fermata del “pianeta carcere”. O daranno un segnale forte e concreto, oppure i primi a farne le spese, come al solito saranno i poliziotti penitenziari che si troveranno fisicamente davanti a tutta la sofferenza e la rabbia repressa fino ad ora.

E allora ripeto: usciamo dalle sezioni detentive. Mandiamoci tutti quelli che si riempiono la bocca dei patti con i detenuti. Rendiamola effettivamente dinamica questa sorveglianza, talmente dinamica che da rimanere fuori le sezioni a sorvegliare quel “carcere di vetro” che tanti dicono di sognare.

Togliamoci di mezzo prima che il peggio accada.