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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/01/2013  -  stampato il 08/12/2016


La trojka del DAP. Non vedo! Non parlo! Non sento!

Non vedo, non parlo, non sento. Con questa metafora si potrebbe riassumere tutto il 2012: un anno di gestione Tamburino a capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. In particolare, prendendo in considerazione la trojka che ha “governato” l’amministrazione penitenziaria nel 2012, potremmo dire che il presidente Tamburino “non sente”, il suo vice vicario Simonetta Matone “non parla” e l’altro vice Luigi Pagano “non vede”.

Facile, facilissimo, intuire le ragioni di questa disamina. 

In primis, più che evidente il fatto che il dott. Tamburino non sente e non vuole sentire nessuno. Il suo modo di interpretare l’incarico di capo del dap è stato, appunto (come abbiamo già avuto modo di dire), quello alla Marchese del Grillo, in altre parole: “io me la canto e io me la suono” ...
Indicativo in tal senso il suo ragionamento, ripetuto più volte in convegni e riunioni sindacali ed altrettante volte affidato alle agenzie, secondo il quale “...le riforme vanno avanti comunque, in virtù della loro portata innovatrice e a prescindere dalle resistenze e dalle opposizioni di chicchessia!” Che, tradotto in un linguaggio più alla nostra portata, suona più o meno così: “...io faccio quello che cavolo mi pare perché sono onnisciente ed onnipotente!”.( leggi: Giovanni Tamburino come il Marchese del Grillo: Perchè io so' io ...

Chissà se il dott. Tamburino conosce Il Paradosso dell’onnipotenza e dell’onniscienza, quello che sostiene che Dio, in quanto onnisciente, conosce il futuro e, quindi, sa che farà una certa azione anche tra mille anni ma allo stesso tempo, trascorsi mille anni, Dio non può decidere di non fare quella azione o di compierne un’altra differente e quindi non è onnipotente. Ma, purtroppo, come abbiamo visto nell’immagine di copertina, il Presidente Tamburino “non sente”

In secundis, il vice capo vicario, l’ingombrante e altrimenti loquacissima dott.ssa Simonetta Matone, non parla (e non prende posizione) su nessunissima questione. Il suo modo di interpretare l’incarico di vice capo vicario del dap sembra quello dello scrutatore non votante di Bersani (non il segretario del PD, ma Samuele, il cantante), riassumibile nell’assunto “ma chi me lo fa fare!”. ( leggi: Cara dottoressa Simonetta Matone, questa non è "Porta a Porta") 

Che, tradotto in un linguaggio più alla nostra portata, suona più o meno così: “...visto che nessuno mi riconosce i meriti, chi me lo fa fare di risolvere i problemi agli altri?” La dott.ssa Matone sembra la protagonista del Terzo paradosso di Zenone, quello della freccia che appare in movimento ma, in realtà, è immobile perché, occupando in ogni istante solo uno spazio che è pari a quello della sua lunghezza e poiché il tempo in cui la freccia si muove è fatto di singoli istanti, essa sarà immobile in ognuno di essi. Infatti, come vediamo nell’immagine di copertina, la presidente Matone “non parla”

In tertiis, il vice capo del dap dott. Pagano continua ad immaginare un mondo penitenziario tutto suo e non vede la situazione reale delle carceri. Il suo modo di interpretare l’incarico di vice capo del dap è stato, appunto, quello alla vedo solo quello che voglio vedere, perché, come diceva Sciascia, “quello che non sappiamo non è”. Tutto ciò, tradotto in un linguaggio più alla nostra portata, suona più o meno così: “ ...io conosco solo la realtà di Milano Bollate, lì c’è un regime penitenziario che funziona e quindi non ne voglio vedere altri!”. (leggi: Il DAP prepara la "rivoluzione normale" nelle carceri. Ancora una volta echeggia il grido "Armiamoci e partite!"

In effetti, la cecità del dott. Pagano ci ricorda un po’ Il mito della caverna di Platone, quello che racconta di uomini sempre vissuti dentro una caverna, i quali conoscono il mondo esterno solo attraverso l’eco delle voci e le ombre proiettate all’interno della grotta e, non avendo potuto vedere altro, pensano che quella sia la realtà.

Questo, nell’immagine di copertina, ci ha fatto raffigurare il dott. Pagano che “non vede”. Tuttavia, pur in questa situazione di “non vedo, non parlo e non sento” che avrebbe dovuto cristallizzare il dap nell’immobilismo più assoluto, nel 2012 si sono verificate tante e tali sciagure da farmi ritenere che “La gestione Tamburino” dell’amministrazione penitenziaria sia stata una delle peggiori in assoluto dalla riforma del 1990, penultima, forse, soltanto a quella altrettanto discutibile del dott. Alessandro Margara (casualmente un altro Magistrato di Sorveglianza). (leggi: Margara dichiara che mancano i direttori e le carceri sono in mano ai poliziotti penitenziari. Concorso a premi per scoprire che sostanza aveva assunto l’ex Capo DAP)

Tra l’altro, per la serie le disgrazie non vengono mai da sole, la gestione del pres. Tamburino è stata anche caratterizzata da una classe dirigente - al dap - piuttosto mediocre, che sembra stata scelta per particolari doti di inesperienza ed inadeguatezza.  

Comunque non disperiamo, fra poco più di un mese ci sono le elezioni e, se siamo sopravvissuti alla profezia dei Maya, sopravvivremo anche a questa malaugurata gestione Tamburino...