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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/01/2013  -  stampato il 08/12/2016


Foto e video in carcere: ma si, facciamoci del male!

Lo devo confessare, le ultime certezze che avevo acquisito in tanti anni di onorata carriera sono state frantumate dall’autorizzazione concessa dal nostro Presidente Tamburino, ad una O.S. che voleva fotografare i posti di servizio in uno dei tanti carceri del Sud, al fin e di pubblicarle e dare l’opportunità a tutto il mondo di vedere lo schifo esistente nelle carceri italiane.

Io sono uno di quelli cresciuto nel clima di sospetto, con la concezione del divieto assoluto di fotografare qualsiasi cosa che si trovasse all’interno delle sezioni detentive e pertanto questa decisioni “epocale” del nostro Presidente mi ha lasciato veramente sorpreso.

Da oggi qualsiasi delegazione sindacale avanzerà richiesta di fotografare tutto, i posti di servizio, le brande a castello per dimostrare che non è possibile fare la battitura, l’umidità nei muri, le vernici scrostate, le auto in officina, i furgoni sbrindellati. Poi porteremo queste foto all’attenzione del mondo di internet, in modo che anche a New York i nostri concittadini possono rendersi conto in quale schifo viviamo. E il tutto con la benedizione del nostro Capo.

Se da un lato, quindi, potremmo applaudire all’iniziativa che non ha precedenti, segno di democrazia e di apertura verso l’esterno, dall’altro una riflessione è d’obbligo: vogliamo chiederci per un momento chi sono i responsabili di questo disastro? Se nonostante la buona volontà di direttori e comandanti non si riesce a riparare nulla, né aggiustare, né intonacare, né far pulire i luoghi perché non ci sono i soldi per la riparazione degli automezzi, non ci sono i soldi per acquisto del materiale, non ci sono i soldi per far lavorare e pulire a terra per i lavoranti e allora mi chiedo di chi è la colpa? Delle stesse persone che ci governano? Dei nostri dirigenti che ci hanno lasciato allo sbaraglio e però poi autolesionisticamente autorizzano ad effettuare riprese fotografiche dello schifo che anche loro hanno contribuito a creare?

E se passa questo principio, i sindacalisti del Sindacatone come dice un grande sindacalista il cui nome evoca disastri naturali ed esondazioni, potrebbero recarsi in massa in quelle carceri dove il comandante o il direttore è un amico di quella sigla e fargli il “culo” con terrificanti immagini di cacate di piccione sui davanzali, e questo a sua volta darebbe luogo a ripicche e vendette trasversali, il tutto in una spirale senza fine di insulti, accuse e quant’altro…

E quale sarebbe il risultato? Ringraziare un Capo per aver dato una mano a compiere una vendetta privata? Tutto ciò non ha senso. Forse avrà un senso per gli iscritti di quella sigla nemici della tal’altra sigla, ma sicuramente non rende un servizio alla Polizia Penitenziaria. Le foto di sedie incerottate o di plafoniere sventrate sono solo la punta di un iceberg, in quanto ci sono carceri, tipo l’Ucciardone, che sono da chiudere eppure non si riscontra lo stesso accanimento di qualche sigla, come invece è evidente in altri posti.

Non posso che concordare con il segretario generale del Sindacatone che qualcuno non ha valutato bene i rischi connessi a quella improvvida autorizzazione che potrebbe scatenare vendette su scala nazionale con l’unico risultato di portare sottoterra, tra i cittadini il livello di percezione di immagine della Polizia Penitenziaria.