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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/11/2009  -  stampato il 03/12/2016


Ruoli tecnici Polizia Penitenziaria ancora polemiche sul diritto agli inquadramenti

Ancora una volta il Sappe è dovuto intervenire sull’annosa questione dei ruoli tecnici (in relazione al de iure condendo sulla Banca Dati del DNA) al fine di controbattere l’insistente disinformazione alimentata da talune associazioni. In buona sostanza, il Sappe ha indirizzato l’ennesima nota al Capo del Dipartimento e al Ministro della Giustizia richiedendo nuovamente l’apertura di un tavolo contrattuale sulla materia. A seguire riportiamo integralmente la nota in questione.

Continuano ad essere diffuse, nostro malgrado, lettere e comunicati di Associazioni e Organizzazioni Sindacali che sollevano un conflitto di competenze tra le mansioni informatiche effettuate dal Personale civile del comparto Ministeri e le mansioni informatiche del Personale di Polizia Penitenziaria alla luce dell’istituzione delle specializzazioni appena firmate dal Ministro della Giustizia.

Nelle settimane scorse abbiamo assistito ad innumerevoli tentativi di bloccare la firma delle specializzazioni da parte del Ministro che invece, gliene diamo atto, ha correttamente dato corso alle specializzazioni del Corpo di Polizia Penitenziaria, già previste dall’Accordo Quadro Nazionale del 2004.

Anche oggi siamo costretti a leggere un’altra lettera in cui si richiede addirittura che l’Amministrazione penitenziaria affermi che i futuri specialisti informatici della Polizia Penitenziaria vengano impiegati esclusivamente come ausilio del Personale civile.

Tutto ciò denota, nella migliore delle ipotesi, un’ignoranza profonda di quelle che sono le distinzioni tra le mansioni che il Personale informatico civile è chiamato a svolgere e quelle che sono invece le competenze di una specializzazione informatica della Polizia Penitenziaria che, in quanto appartenente alle Forze di Polizia della Repubblica Italiana, ha accesso e gestisce dati di pertinenza delle Forze dell’ordine ed è sottoposta a specifiche norme del Codice Penale su eventuali abusi od omissioni commessi sull’accesso e il trattamento di tali dati.

A tal fine sembrerebbe superfluo ricordare quanto scritto all’articolo 9 della Legge 121 del 1981: “L’accesso ai dati e alle informazioni conservali negli archivi automatizzati del Centro di cui all’articolo precedente e la loro utilizzazione sono consentiti agli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti alle Forze di polizia, agli ufficiali di pubblica sicurezza e ai funzionari dei servizi di sicurezza, nonché agli agenti di polizia giudiziaria delle forze di polizia debitamente autorizzati ai sensi del secondo comma del successivo articolo 11”, ma evidentemente c’è ancora qualcuno che non sa o non vuole far sapere che la specializzazione Informatico della Polizia Penitenziaria non mette in alcun modo in discussione l’organico e le mansioni svolte dal Personale civile dell’Amministrazione penitenziaria. Invero, sorge il legittimo dubbio che i tentativi di bloccarne l’attuazione e di “ridimensionare” i compiti della specializzazione da informatico della Polizia Penitenziaria, possono essere l’ennesimo tentativo di frenare le legittime aspirazioni di un Corpo di Polizia dello Stato di vedersi riconosciuta una mansione ed una specificità prevista dalla Legge e che ha egregiamente assolto nel corso degli anni.

Questo tipo di richieste, se anche possono essere considerate legittime come attività sindacale volta all’ampliamento delle adesioni al Sindacato che si rappresenta, non possono essere tollerate quando vengono espresse eon rivendicazioni che vanno contro le altrettanto legittime aspirazioni e rivendicazioni del Personale di Polizia Penitenziaria che delle sue attività è soggetto a risponderne penalmente senza che fino ad ora gli sia stata riconosciuta una specificità ed attività, prevista peraltro gia dall’art. 46 del D.P.R. 82 del 1999 “Regolamento di servizio del Personale di Polizia Penitenziaria”, soprattutto quando poi vengono espresse cercando di mettere in contrapposizione personale della stessa Amministrazione, generando incomprensioni e diffidenze tra i lavoratori.

Semmai c’è da segnalare un’incongruenza tra quanto dispongono le leggi dello Stato e l’effettiva organizzazione del lavoro posta in essere dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nel momento in cui permette, per esempio, l’accesso ai dati dell’applicazione della Matricola al Personale civile e a soggetti di ditte esterne.

Da una sommaria disamina della questione è evidente che se proprio vogliamo sollevare conflitti di competenza, invitiamo il DAP a chiedersi: “perché i dati inseriti nella Matricola che sono automaticamente inviati nelle Banche dati delle Forze di Polizia, sono considerate informazioni accessibili al Personale civile, mentre da parte del Ministero degli Interni, una parte di queste informazioni vengono soggette a severissime norme panali per il loro utilizzo, diffusione, alimentazione e manomissione?”.

Chiediamo quindi, ancora una volta, che l’Amministrazione penitenziaria predisponga un calendario di incontri con le OO.SS. per arrivare ad una condivisione di intenti per l’attuazione dell’ingresso alle nuove specializzazioni del Corpo di Polizia Penitenziaria appena approvate e per definire i compiti e gli ambiti di lavoro del Personale che accederà alle nuove specializzazioni.

Sarebbe anche gradita una chiara e decisa presa di posizione del Capo della Polizia Penitenziaria, che metta a tacere voci e illazioni di Associazioni e Sindacati che non contribuiscono ad un sereno svolgimento dei rapporti professionali tra i lavoratori del comparto Ministeri e comparto Polizia.