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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/01/2013  -  stampato il 03/12/2016


Escluso dal concorso per presunta malattia: DAP perde ricorso e paga 2.000 euro

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Quater)
ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2495 del 1998, proposto da:
P.E., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Dario Romano De Santis e Michele Iucci, con domicilio eletto presso lo studio dell'Avv. Ettore Grimaldi in Roma, via Fabio Massimo n. 107;
contro
il Ministero della Giustizia (già di Grazia e Giustizia), in persona del Ministro pro tempore,
il Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore,
il Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro tempore, tutti costituiti in giudizio, rappresentati e difesi dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliati per legge presso i suoi uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
per l'annullamento,
previa sospensione dell'efficacia,
- del provvedimento del Direttore generale dell'Ufficio Centrale del Personale del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero di Grazia e Giustizia datato 12.11.1997, portato a conoscenza del ricorrente il 13.12.1997, con cui lo stesso è stato escluso dal concorso per l'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria indetto ai sensi del D.L. 13 settembre 1996, n. 479;
- del provvedimento del Direttore generale dell'Ufficio Centrale del Personale - Divisione III - sezione B "Reclutamento e Concorsi" del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Ministero di Grazia e Giustizia del 3.12.1997, prot. n. 1356/1400/ric., con il quale è stato dichiarato che il ricorso gerarchico proposto dal ricorrente "non può essere accolto";
- del 1 capoverso del comma 3 dell'art. 3 del D.L. 12 novembre 1996, nella parte in cui stabilisce che il giudizio di inidoneità è inappellabile;
- degli atti annessi, connessi, conseguenti e presupposti, espressamente compreso anche il giudizio espresso dalla Commissione medica di cui all'art. 3 del D.L. 12 novembre 1996 nella seduta del 23.9.1997 relativamente al ricorrente.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione delle Amministrazioni intimate;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2012, la dott.ssa Rita Tricarico e uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;

Fatto Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo

Il ricorrente ha presentato domanda di assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria, in relazione al concorso indetto ai sensi del D.L. 13 settembre 1996, n. 479.
Convocato lo stesso in data 23.9.1997 per gli esami clinici e le prove strumentali di laboratorio, la Commissione preposta lo ha giudicato non idoneo per "ipertransaminasemia con fegato debordante di due dita".
Tale giudizio è stato portato a conoscenza del ricorrente con atto dell'8.10.1997 ed ha costituito oggetto di ricorso gerarchico, nel quale questi ha evidenziato che i valori risultanti dalle analisi cliniche erano nei limiti dei valori normali e che la patologia riscontrata al fegato era inesistente, come si evinceva dall'ecografia eseguita il 29.9.1997.

Il ricorso gerarchico avverso il menzionato provvedimento è stato respinto con Provv. 3 dicembre 1997, prot. n. 1356/1400/ric..
Medio tempore, con Provv. 12 novembre 1997, ma portato a conoscenza del ricorrente solo il 13.12.1997, questi è stato escluso dall'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria per la suddetta inidoneità.
Entrambi i citati provvedimenti, unitamente agli atti presupposti e, in particolare, al citato giudizio della Commissione medica ed al bando di concorso di cui al D.I. 12 novembre 1996, nella parte in cui stabilisce che il giudizio di inidoneità è inappellabile, sono stati impugnati con il ricorso in esame, nel quale sono stati dedotti i seguenti motivi di doglianza:

1) eccesso di potere per travisamento dei fatti, errore manifesto, illogicità manifesta, difetto di istruttoria e di motivazione, violazione e/o errata applicazione degli artt. 122 e 123 del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443: nel ricorrente i valori delle transaminasi erano nella norma poco prima (in data 15.9.1997) e subito dopo (6.10.1997, 14.10.1997 e 16.10.1997) essere stato sottoposto agli accertamenti clinici da parte della Commissione medica preposta (23.9.1997) e parimenti la ricerca dei markers epatici e di anticorpi anti- HCV dava esito negativo, così come l'ecografia eseguita il 29.9.1997 accertava che il fegato aveva aspetto e dimensioni regolari; alla luce di quanto evidenziato, è chiaro che le patologie contestate non sussistevano ed in ogni caso, anche ove fossero invece esistite, non ne avrebbero potuto giustificare la sua esclusione dal concorso;

2) eccesso di potere per difetto di istruttoria e per vizi del procedimento - violazione del principio generale di autotutela: ricevuto il ricorso gerarchico, l'Amministrazione avrebbe dovuto riesaminare la documentazione agli atti e confrontarla con quella fornita dal ricorrente;

3) violazione e/o errata applicazione dei principi generali in tema di ricorsi gerarchici e di autotutela amministrativa, dei principi - costituzionali e generali - in tema di trasparenza e di buon funzionamento della pubblica amministrazione e dell'art. 24 Cost. e del sotteso diritto di difesa: la norma del D.I. sarebbe contrastante con i principi generali in tema di ricorsi gerarchici e di autotutela amministrativa e con i menzionati principi costituzionali.
In via istruttoria è stata chiesta una consulenza tecnica d'ufficio in ordine all'idoneità del ricorrente.
Si sono costituite in giudizio le Amministrazioni intimate.

Con ordinanza 25.3.1998, n. 816, è stata disposta una verificazione a cura del titolare della Cattedra di Patologia clinica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Azienda Umberto I di Roma.
In data 25.5.1998 è stata depositata la relazione di verificazione, attestante l'assenza delle cause di esclusione contestate e l'idoneità del ricorrente al concorso.
Con ordinanza 27.5.1998, n. 1485, è stata accolta la domanda cautelare, proposta in via incidentale.

In esecuzione della predetta ordinanza, il ricorrente è stato assunto con riserva e sino all'esito del giudicato amministrativo, assumendo la qualifica di assistente capo con decorrenza giuridica dal 17.3.2012.
Con decreto 12.12.2011, n. 12652, il ricorso è stato dichiarato perento, per mancata produzione di nuova istanza di fissazione d'udienza ai sensi dell'art. 1 dell'Allegato 3 al D.Lgs. n. 104 del 2010.
Essendo stata dichiarata la persistenza dell'interesse a ricorrere, con successivo decreto 15.6.2012, n. 11852, è stato revocato il menzionato decreto di perenzione n. 12652/2011.
Entrambe le parti hanno depositato una memoria defensionale.

In particolare, la difesa delle Amministrazioni ha eccepito l'improcedibilità del ricorso, per sopravvenuto difetto di interesse.
Il ricorrente ha altresì depositato documentazione, in vista della pubblica udienza del 20.12.2012, nella quale il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Motivi della decisione

1 - Con l'odierno ricorso il Sig. P. si duole della propria esclusione dal concorso per l'assunzione nel Corpo di Polizia Penitenziaria indetto ai sensi del D.L. 13 settembre 1996, n. 479, disposta, ai sensi dell'art. 123, comma 1, lett. i), del D.Lgs. n. 443 del 1992, per "ipertransaminasemia con fegato debordante di due dita", ed a tal fine impugna il decreto che l'ha determinata, il provvedimento di reiezione del ricorso gerarchico avverso il giudizio della Commissione medica, nonché detto presupposto giudizio, gravando, altresì, il D.I. 12 novembre 1996, nella parte in cui prevede l'insindacabilità dei giudizi di non idoneità.

2 - In via preliminare va respinta l'eccezione di improcedibilità del ricorso, mossa dal'Avvocatura dello Stato, e va invece rimarcata la persistenza dell'interesse del ricorrente ad una decisione nel merito, atteso che il suo inserimento da molti anni nel Corpo di Polizia Penitenziaria è avvenuto pur sempre in esecuzione di un'ordinanza cautelare e con riserva, come si desume dalla nota del Direttore dell'Ufficio centrale del Personale in data 14.8.1998, in atti, e che in ogni caso potrebbe emergere un interesse ad avanzare pretese consequenziali.

3 - Nel merito il ricorso è fondato e va accolto.

4 - Va in primo luogo evidenziato al riguardo che il giudizio espresso dalla Commissione medica, su cui si fonda l'esclusione del ricorrente, costituisce il risultato di un accertamento tecnico. Ne conseguono la sua sindacabilità e la possibilità, attraverso il ricorso ad una verificazione o ad una consulenza tecnica d'ufficio, di eseguire un ulteriore accertamento tecnico teso a verificarne la correttezza o meno.

4.1 - Proprio sulla base di quanto appena affermato, come si è detto in narrativa, questo Tribunale ha disposto una verificazione, consistente nell'accertamento della sussistenza o meno dell'inidoneità per "ipertransaminasemia con fegato debordante di due dita", per il quale lo stesso è stato escluso ai sensi dell'art. 123, comma 1, lett. i), del D.Lgs. n. 443 del 1992.

4.2 - Il risultato di tale verificazione è stato quello di escludere detta patologia, essendo stati riscontrati determinazioni delle transaminasi nei limiti di norma e fegato di dimensioni nei limiti della norma ed ecostruttura omogenea.

5 - Ne deriva che il decreto di esclusione ed il presupposto giudizio di inidoneità gravati sono inficiati da violazione della citata disposizione normativa, nonché da travisamento dei fatti, difetto di istruttoria ed errore manifesto.

6 - Quanto al provvedimento che ha deciso il ricorso gerarchico ed al D.I. 12 novembre 1996, nella parte relativa all'insindacabilità dei giudizi della Commissione, si è già in precedenza evidenziato che, trattandosi di accertamento tecnico, esso è invece sempre sindacabile.

7 - Il ricorso è, perciò, fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati ed obbligo per l'Amministrazione resistente di assumere le conseguenti determinazioni.

8 - Le spese di giudizio, i diritti e gli onorari di difesa seguono la soccombenza, ponendosi a carico delle Amministrazioni resistenti, in via solidale, e vanno quantificati come in dispositivo.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio - sezione I quater, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla i provvedimenti impugnati ed ordina all'Amministrazione di assumere le conseguenti determinazioni.
Condanna in via solidale le Amministrazioni resistenti alle spese di giudizio, forfetariamente quantificate in complessivi Euro 2.000,00 (duemila/00), oltre I.V.A. e C.P.A., in favore del ricorrente.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.