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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/12/2010  -  stampato il 11/12/2016


Polizia Penitenziaria: un Corpo dal carattere maiuscolo

Era il lontano 1990 e nel titolo del primo articolo di una sconosciuta Legge di fine anno che pure avrebbe cambiato la vita di tutti noi, si annidava un dramma che ancora oggi ci perseguita.

Un piccolo errore forse, un dettaglio che però contribuisce ancora oggi a sminuire non poco la Polizia Penitenziaria.
 
Legge n. 395/1990, art. 1, titolo: “Istituzione del Corpo di polizia penitenziaria”.
 
Ora, facendo un passo indietro, leggiamo che il Regio Decreto del 6 luglio 1890 n. 7011 emana l'Ordinamento degli Agenti di Custodia degli stabilimenti carcerari e dei riformatori governativi.
 
Rileggete le ultime righe sopra, senza fare caso al loro significato e agli sconvolgimenti che almeno sulla carta hanno apportato, ma focalizzando l’attenzione sull’uso delle lettere maiuscole. Cos’è cambiato? Cos’è intervenuto? Perché nel 1890 quel “di Custodia” era trattato come un sostantivo e cento anni dopo quell’altro “di polizia penitenziaria” si è trasformato in complemento di specificazione?
 
Ancora oggi lo stesso dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (lo scrivo volutamente in minuscolo) quando deve riferirsi agli Agenti di Custodia non si sbaglia mai e usa correttamente le maiuscole, mentre per la Polizia Penitenziaria (lo scrivo volutamente in maiuscolo) si attiene quasi sempre alla forma che ne ha contraddistinto la nascita nel 1990 riferendosi al Corpo di polizia penitenziaria e se manca il “Corpo”, alla Polizia penitenziaria, trattando la parola “penitenziaria” come un aggettivo di “Polizia”.
 
Ma come si determina l’uso delle maiuscole nella grammatica italiana? Tralasciando le mille guide più o meno accurate sull’uso delle maiuscole nella lingua italiana, ci si può rivolgere al sito web dell’Accademia della Crusca che dedica una pagina apposita tante sono state le richieste e i dubbi in tal senso.
 
L’Accademia non da una regola certa, specificando però che il criterio di massima da adottare è quello di scrivere in maiuscolo i nomi propri e in minuscolo le altre lettere. Il problema però, come rilevato dalla stessa Accademia della Crusca, è che non esiste una regola certa su come considerare “propri” i nomi di cose, categorie, professioni etc. riducendo il tutto ad una questione di “sensibilità” nel distinguere i nomi propri dai nomi comuni.
 
Quindi, grammaticalmente parlando, nel 1890 hanno fatto bene a riferirsi al Corpo degli Agenti di Custodia (maiuscolo) in quanto nome proprio di una istituzione dell’allora Regno d’Italia e, sempre grammaticalmente parlando, nulla si può eccepire al legislatore che ha istituito il Corpo di polizia penitenziaria (minuscolo) nel 1990.
 
E’ una questione di sensibilità, di attenzione, di rispetto, di considerazione per una istituzione e per gli uomini che ne sono parte.
 
Ed infatti la nostra amministrazione e gli altri Ministeri, per non parlare degli organi di informazione, fanno molta attenzione quando si riferiscono alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale, alla Guardia Costiera, alla Polizia Municipale... tutti in maiuscolo anche se, a rigor di logica, tutti dovrebbero sottostare alle stesse regole grammaticali.
 
Allora, se di sensibilità si tratta, noi che siamo Poliziotti Penitenziari, quando nelle nostre comunicazioni, nelle nostre missive personali ed ufficiali, nei nostri appunti ai nostri dirigenti, facciamo attenzione a come ci riferiamo al nostro Corpo, iniziamo a scrivere sempre (!) “Corpo di Polizia Penitenziaria” e “Polizia Penitenziaria” perché ne va della nostra stessa dignità ed immagine nei confronti della nostra stessa amministrazione (minuscolo), ma soprattutto nei confronti dell’opinione pubblica, considerato il fatto che il D.A.P. (in maiuscolo quando ci si riferisce ad acronimi) fa poco o nulla per tutelare la nostra immagine.
 
A chi tenterà di opporsi a tale regola che adotteremo, adducendo che nella Legge n. 395 del 1990 c’è scritto “Corpo di polizia penitenziaria”, spieghiamo loro che quel “di polizia penitenziaria”, a parer nostro, secondo la nostra sensibilità, è da considerarsi nome proprio di una Istituzione della Repubblica Italiana e quindi merita il massimo rispetto e considerazione e quindi possiamo e ci sentiamo in obbligo, per il rispetto e le riverenza che abbiamo nei confronti del Corpo di Polizia Penitenziaria, di scrivere sia “Corpo di Polizia Penitenziaria”, sia e a maggior ragione “Polizia Penitenziaria” in quanto quel “Penitenziaria” è nome proprio di una delle cinque Forze di Polizia dello Stato e non un aggettivo qualificativo di un gruppo della Polizia di Stato che si occupa di problematiche penitenziarie.
 
Iniziate anche a fare caso a chi ci indica in minuscolo e protestate, segnalate, spiegate le vostre ragioni e quelle di migliaia di persone che ogni giorno rischiano la vita e in cambio di scarsa considerazione e che devono sentirsi anche sminuiti nel loro stesso nome proprio istituzionale.
 
Accademia della Crusca: uso delle maiuscole