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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/04/2013  -  stampato il 09/12/2016


Cari vecchi Agenti di Custodia - V parte

Cari vecchi agenti di custodia, ricordo tante facce e tanti nomi di appuntati, la spina dorsale del Corpo. Uomini d’esperienza, molto pratici, con una capacità di sopportazione fisica fuori del normale. Ricordo ancora l’appuntato Amato un ometto basso, con la faccia paffuta e i capelli impomatati. Sulle maniche della divisa aveva cuciti degli enormi gradi di appuntato Un appuntato terribile. La notte girava per andare a “caccia”. A caccia di giovani agenti che, inevitabilmente, nel bel mezzo della notte di assopivano crollando esausti sui tavolini di legno messi nei posti di servizio in mezzo al corridoio della sezione.

L’appuntato aveva le scarpe di pezza e scivolava nei corridoi, silenzioso come un serpente; piombava nel posto di servizio e la prima cosa che faceva era mettere la mano sulla seduta dello sgabello per vedere se era caldo. Se era caldo voleva dire che l’agente era rimasto seduto per ore e non aveva girato per la sezione e quindi se finiva bene si beccava un cazziatone, se osavi contraddirlo era rapporto disciplinare assicurato. Se poi dormivi e non lo sentivi arrivare allora erano guai; ma poi finiva sempre che non ti rovinava e si limitava a scrivere nel suo rapporto che l’agente era “leggermente assopito”.

Dicevano che l’appuntato Amato faceva parte della “Vecchia Zimarra” e nella mia immaginazione di giovane studente appena diplomato credevo che la Vecchia Zimarra fosse un’organizzazione segreta o un’associazione di ex combattenti; in realtà scoprii poi, che la zimarra altro non era che un lungo e largo cappotto, il cappotto d’ordinanza dia tanti anni prima che veniva chiamato dagli agenti Vecchia Zimarra, lo stesso cappotto che nella romanza della Boheme di Puccini viene impegnato al Monte di pietà, da Colline,  per raggranellare qualche soldo e procurare un minimo di conforto a Mimì morente.

E così i giovani agenti di custodia, quando c’era di servizio di notte l’appuntato Amato si ingegnarono a buttare del sale nei pressi del cancello d’ingresso della sezione, di modo che, l’appuntato Amato con le sue dannate scarpe di pezza schiacciando il sale, avrebbe procurato quel tanto di rumore da mettere sul ci va là l’agente di sezione.

Si arrabbiava l’appuntato Amato per queste furbizie, poiché il suo carniere di rapporti disciplinari ogni notte era sempre più vuoto. Anche lui da giovane “guardia” aveva subito delle angherie e siccome aveva un carattere forte aveva osato ribellarsi ad un Tintu Maresciallo; ribellarsi era una parola enorme, era solo chiedere di vedersi rispettato in servizio, era solo chiedere orari umani, era solo chiedere un Riposo dopo un mese di lavoro. Ebbene a queste sue giuste rimostranze, la reazione del Maresciallo Comandante era stata abnorme. Bollandolo come un “mormoratore”, una specie di sovversivo che avvelenava le menti dei compagni, gli fece trovare la “cassa in portineria” ed un foglio di marcia con destinazione la Colonia Agricola dell’isola di Capraia. No, non è una leggenda la cassa in portineria. Te la facevano trovare veramente, quella tua bella cassa di legno con tutto il vestiario personale che ti avevano consegnato a fine corso e che si teneva ai piedi del letto in caserma. Elemento non gradito. Si dava ordine che la “guardia” non entrasse più in Istituto e gli si risparmiava anche la fatica di sistemare la cassa e scenderla in portineria dalla caserma.

Questi erano i risultati della disciplina feroce e dei giudizi superficiali e affrettati sui subordinati, a cui erano sottoposti i cari vecchi agenti di custodia.