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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/04/2013  -  stampato il 09/12/2016


Un borghese piccolo piccolo

Dopo il Marchese del Grillo, ancora una volta intravedo un’analogia tra il capo Dap Giovanni Tamburino ed un personaggio cinematografico interpretato dal grandissimo attore romano Alberto Sordi.

In questo caso, le somiglianze scenografiche sembrano ricadere sul Borghese piccolo piccolo, Giovanni Vivaldi, pellicola del 1977 di Mario Monicelli.

In quel film,  il personaggio di Giovanni, apparentemente mite e remissivo, si rivela alfine determinato e implacabile nei confronti dell’assassino del figlio, fino alla tortura e all’omicidio.

 Vivaldi  è un impiegato di banca, con i capelli grigi e prossimo alla pensione, che ha sempre vissuto una vita tranquilla in famiglia (appunto borghese) e che sta per coronare l’unico grande sogno della sua vita: far assumere il figlio al suo posto.
Purtroppo per lui, però, un tragico destino stravolge la sua esistenza: nel corso di una rapina il figlio rimane ucciso da un proiettile vagante.

Da quel momento, il mite e remissivo Giovanni si trasforma in un ostinato investigatore, prima, e in un inesorabile carnefice, poi,  quando scopre e rapisce l’assassino del figlio.

Dove sono le analogie tra questo film noir di Monicelli e la dirigenza del dap di Giovanni Tamburino ?

Innanzitutto la somiglianza fisica del personaggio e poi,  indubbiamente, l’evoluzione del protagonista che – pur mantenendo nell’apparenza l’aspetto  mite e remissivo – si rivela aggressivo e risoluto nei confronti di chi ha interferito nel tranquillo fluire della sua esistenza.

Ovviamente le analogie si limitano agli aspetti fisici e caratteriali senza aver nulla a che vedere con i risvolti e, soprattutto, con i contenuti del film di Monicelli.

Del resto, come non cogliere le evidenti somiglianze psicologiche e fisiognomiche dei due Giovanni: i capelli grigi, la mezza età, l’aspetto bonario, i modi e i toni pacati e tolleranti.

E, allo stesso tempo, come non cogliere le altrettante somiglianze nelle personalità nascoste dei due Giovanni.

Proprio come il Vivaldi di Monicelli, Tamburino tira fuori gli artigli quando si tratta di affrontare chi attenta alla sua vita (professionale), predisposta e preordinata secondo un preciso schema personale.

Proprio come il Vivaldi di Monicelli, Tamburino si presenta paziente ed ineffabile anche  di fronte a chi lo incalza e lo contesta.

Proprio come il Vivaldi di Monicelli, Tamburino affronta gli avversari sul proprio terreno, con i propri tempi ed i propri modi, senza indecisioni e senza esitazioni.

Come quando  afferma senza tentennamenti che “le riforme passano sulla testa di chi le avversa”, nel replicare alle obiezioni dei sindacati ai suoi progetti.

O come quando  ignora volutamente, senza degnare nemmeno di una replica, le critiche, le censure o i biasimi rivoltegli da chicchesia lasciando, spesso, con un palmo di naso l’interlocutore chiudendo  la riunione senza degnarlo di un cenno di risposta.

Giovanni /Giovanni non esita nemmeno ad inviare segnali quando, ad esempio, scrive  di sua iniziativa ad una sigla sindacale antagonista in relazione ad un articolo pubblicato su internet mentre al Sappe non risponde nemmeno alle lettere ufficiali e alle diffide.

Per quello che mi riguarda, poi, non ho mai dimenticato la vicenda del professor Vittorino Andreoli , psichiatra di chiara fama, che scrisse un articolo sulla rivista del dap definendo i poliziotti penitenziari “frustrati” e con un “profilo professionale minimo”. Rivista allora diretta proprio da Tamburino e che replicò, sempre sulla rivista del dap, in prima persona alle nostre lamentele difendendo Andreoli e accusando noi di non aver capito quello che aveva scritto lui.

Ma questa è un’altra storia, una storia di pubblicazione di libri a spese dell’amministrazione … una storia che racconteremo in un'altra occasione.

Tutto sommato, insomma, borghese o no, il Presidente Tamburino, secondo noi,  è proprio un capo dipartimento piccolo, piccolo …