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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/04/2013  -  stampato il 05/12/2016


Liberate la Polizia Penitenziaria Parte II

Spero, e mi auguro, che possa avvenire la fine del modello politico-affaristico che ha imperversato, negli ultimi venti anni, in Italia.

Questo periodo è stato caratterizzato dalla demolizione scientifica e sistematica  dei valori della politica, dell’etica e della morale. Abbiamo assistito all’uso spregiudicato della politica e della  giustizia ai soli fini della conservazione e della gestione del potere. L’esercizio della democrazia è stato commissariato dalle tanti e potenti  Caste corporative che si annidano nei partiti, nello Stato, nelle grandi e piccole associazioni sindacali e soprattutto nelle associazioni professionali e di categoria.

Le casse dello Stato, e quindi i soldi degli italiani contribuenti, sono state saccheggiate per arricchimenti personali e di Casta.

Il Popolo italiano ha abdicato definitivamente alla sovranità popolare, che allo stato rimane principio  scritto solo nella carta costituzionale.

Tale sistema è stato il cancro di questo Paese, ha intaccato  metastaticamente  il tessuto sociale, si è assistito sempre più alla negazione dei diritti dei cittadini, all’accentuarsi della mala giustizia, alla manipolazione delle notizie e dell’informazione, alla distruzione del sistema scolastico, allo smantellamento del sistema della sicurezza nazionale, alla distruzione del sistema sanitario nazionale,  all’abrogazione dei diritti e delle garanzie in materia di lavoro e di assistenza sociale.

In questo quadro di macerie è emblematico lo stato di illegalità e di inciviltà in cui versa il sistema penitenziario di questo Paese.

A tal riguardo, è veramente vergognoso aver assistito a quanto accaduto nell’ultimo decennio nell’ambito del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Le uniche politiche all’ordine del giorno dei Ministri della giustizia e dei Capi dipartimenti, succedutisi nel tempo, hanno riguardato esclusivamente la legislazione di assoluto favore in termini economici e di carriera della potente Casta dei direttori penitenziari.

Basti pensare alla famosa “Legge Meduri” e, soprattutto, al decreto legislativo 63/2006 che ha, fuori dai principi fissati della legge delega 154/2005, previsto l’illegittimo l’inquadramento di tutti i funzionari direttivi nella  nuova carriere dirigenziale dei direttori penitenziari.

Tuttora la priorità assoluta dei vertici del Dicastero della giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è quello di inventare una motivazione, ovviamente non prevista dall’ordinamento vigente, pur di far ottenere gli assegni economici una tantum in favore dei dirigenti penitenziari.

A tal proposito, dove sono gli Organi di controllo? Perché il Ministero dell’Economia, in base al parere espresso ultimamente dall’IGOP: che ha formalmente dichiarato che la dirigenza penitenziaria non ha diritto alla corresponsione delle indennità una tantum per il comparto sicurezza, non apre un provvedimento di restituzione degli emolumenti finora illegittimamente percepiti dalla Casta dei dirigenti penitenziari.

Il tempo è galantuomo ed oggi la verità è che il sistema penitenziario è al collasso, grazie alle politiche di governo e di potere che  hanno finito per mettere nelle mani di incompetenti e rampanti personaggi il sistema dell’esecuzione penale italiano, che oggi si regge solo sul quotidiano sacrificio  dei  poliziotti penitenziari.

Sarebbe giusto e civile, in un paese democratico, che il Ministro della Giustizia spiegasse ai cittadini contribuenti per quale ragione politica dopo tredici anni i funzionari del Corpo di Polizia Penitenziaria debbano ancora sentirsi cittadini italiani  nei cui confronti l’articolo 3 della Costituzione non trova applicazione. E’ vergognoso che dopo tredici anni non sia ancora avvenuta la ricostruzione ed al riallineamento delle carriere dei funzionari del Corpo di Polizia Penitenziaria a quella dei funzionari della Polizia di Stato e del Corpo Forestale dello Stato.  

Ovviamente, in questo contesto generale vi è anche la responsabilità diretta di alcuni sindacati di categoria del personale di Polizia Penitenziaria, i cui vertici si sono ben guardati dal denunciare veramente la politica dissennata portata avanti dalla Casta nei confronti dei poliziotti penitenziari.

E’ sorprendente constatare l’assoluta mancanza di una presa di distanza dalle politiche dipartimentali poste in essere negli ultimi quindici anni, che hanno visto deprimere e soffocare i diritti e le aspettative del Corpo di Polizia Penitenziaria, non vi è traccia di una, dico una, idea programmatica in favore dei colleghi del Corpo.

Credo che la concezione nobile del sindacato  posto al servizio dei propri iscritti non alberghi nelle menti dei vertici di quell’organizzazione sindacale, basti pensare che da oltre quindici anni gli stessi dirigenti sindacali abbaiano alla luna e nascondono sotto il tappeto le ingiustizie sistematiche che i vertici del Dipartimento pongono in essere nei confronti del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

E allora, per riallacciarmi all’articolo scritto da Pasquino:

LIBERATE LA POLIZIA PENITENZIARIA anche da quei sindacalisti che vogliono che cambi tutto perché non cambi nulla, fuorché i propri interessi personali.

Il tempo è galantuomo chi vivrà vedrà.