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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/12/2009  -  stampato il 02/12/2016


Sovraffollamento penitenziario, problema europeo.

 

Sovraffollamenti d’Europa
Carceri al collasso non solo in Italia, ma le soluzioni sono diverse
Gli ultimi dati sullo stato delle carceri e i più recenti fatti di cronaca continuano a fotografare situazioni tragiche non solo in Italia, ma anche in diversi paesi dell’Unione europea. La popolazione delle prigioni britanniche ha raggiunto la cifra record di 84.154 persone, appena un migliaio al di sotto delle reali capacità di accoglienza e di sicurezza degli istituti. In Francia – dove il crescente sovrappopolamento (almeno 10mila detenuti oltre la capienza reale di 52mila) aveva già spinto l’ex ministro della giustizia, Rachida Dati, ad avviare un’indagine e preparare un piano d’emergenza – l’allarme è risuonato in seguito all’aumento, dall’inizio del 2009, dei suicidi tra i prigionieri. Ancora in Spagna il sovraffollamento sarebbe del 165 per cento, con una popolazione carceraria arrivata a 76.323 persone, ovvero più 31mila unità in dieci anni. «Un’assurdità per qualsiasi sistema, ma quasi una catastrofe per la situazione spagnola», diceva un anno fa Mercedes Gallizio, ministro degli interni e direttore generale delle prigioni. Proprio i socialisti hanno denunciato che, mentre i detenuti aumentavano, non si procedeva né con finanziamenti né con nuove strutture e che si tratta di «ricominciare da capo ».
Questi numeri sono lo specchio della situazione che il Consiglio d’Europa anticipava nel suo ultimo rapporto statistico sei mesi fa (relativo al 2007) e che la Giornata europea contro il sovraffollamento delle carceri (28 febbraio 2008) aveva precedentemente amplificato. Ma se pure i problemi del sovrafollamento e dei suicidi accomunano più di una democrazia nell’Unione, visti da vicino raccontano realtà lontane da quella italiana. Almeno in merito al numero dei detenuti in attesa di giudizio o di sentenza definitiva che, in media, in Europa costituiscono il 22 per cento dei detenuti, mentre nel nostro paese raggiungono quasi il 50 per cento: in questa condizione ci sono infatti 32.000 detenuti su un totale di 66.000. Differenze che si ripropongono nella ricerca di soluzioni. In Gran Bretagna, dove una commissione è al lavoro per la riforma del codice penale, piani già avviati per la costruzione di nuove strutture o l’ampliamento delle precedenti sono in corso. Da quando i Labour sono al governo (1997) i detenuti sono aumentati del 40 per cento – e con essi le critiche per le drammatiche situazioni delle prigioni. Il governo oggi ricorda che si è impegnato sia cercando di costruire, sia ampliando le strutture preesistenti e promettendo «abbastanza posti per i criminali più pericolosi ». Anche se il piano per creare nuovi posti (altri 1750 entro il 2009 mentre si prepara ad arrivare a 96mila entro il 2014) non è ancora stato completato dal governo, che sarebbe «disperato », mettere «due detenuti in una cella da uno» – come pure si è fatto, denunciano gli esperti – non è considerata la soluzione.
Agire prima che la situazione si faccia ingestibile sembrerebbe anche la linea della Francia. Nuove spinte sono arrivate in seguito alle critiche per il sovraffollamento conclamato, per lo stato delle carceri, definito «una vergogna » dallo stesso Sarkozy, oltre che per la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti degradanti nei confronti di un detenuto.