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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/01/2013  -  stampato il 04/12/2016


Riconoscimento invaliditā, vittima del terrorismo: TAR Toscana da ragione a ricorrente

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso (omissis), proposto da:

(omissis)

contro
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la cui sede è domiciliato in Firenze, via degli Arazzieri 4; C.M.O. di (omissis);

per l'annullamento
della nota del 15/11/2011 - stilata in riferimento al p.v. mod. BL/B n. 659/PP datato 28/6/2011, reso dal Dipartimento Militare di Medicina Legale - C.M.O. 2^ (omissis), riferibile, per competenza, all'intimato ente ministeriale, conosciuta alla data di proposizione del presente ricorso, con la quale l'invalidità permanente del ricorrente, vittima del terrorismo, illegittimamente retrocesso a vittima del dovere, è stata qualificata nella insufficiente misura del 22%, il danno biologico in quella, altrettanto insufficiente, del 15% e il danno morale in quella, ancor più penalizzante, dello 0%, indi riconoscendo la percentuale di invalidità totale nel 22% in asserita applicazione del D.P.R. n. 181 del 2009;

nonché per l'annullamento di tutti gli atti a esso presupposti, connessi e conseguenti, ivi compreso il p.v. mod. BL/B n. 659/PP del 28/6/2011 e, per l'effetto, per la declaratoria di illegittimità della nota impugnata e per il conseguente riconoscimento, in favore del ricorrente, di una percentuale di invalidità pari al 30% o, in via subordinata, del 22% per invalidità permanente, della rivalutazione della percentuale del danno biologico e della determinazione della percentuale del danno morale (quantomeno riconoscendo la percentuale minima di 1/3 del danno biologico), anche previa pronta riconvocazione a visita medico - legale dell'avente dritto ovvero previo ordine di riesame, da intimare, in sede cautelare, alla P.a. e/o alla C.M.O., con condanna dei resistenti all'immediato pagamento di ogni emolumento a tale titolo spettante (differenze di speciale elargizione, assegno vitalizio, assegno speciale), oltre alla declaratoria del retroattivo diritto del ricorrente a ottenere, con decorrenza dalla data di verificazione del fatto invalidante (1987) o, in subordine, dall'entrata in vigore della L. n. 302 del 1990 o della L. n. 407 del 1988 o della L. n. 206 del 2004 o della L. n. 266 del 2005 o, infine, nel peggiore dei casi, dalla data di proposizione della domanda di aggravamento fino all'effettivo soddisfo, la liquidazione dell'assegno vitalizio (pari ad Euro 1.033,00 mensili, rivalutabile) e dell'assegno speciale (pari ad Euro 258,82 mensili, rivalutabile), con condanna dei resistenti al relativo pagamento, ivi compresi i dovuti arretrati, benefici entrambi spettanti alle vittime del terrorismo o alle vittime del dovere, purché le stesse abbiano contratto un'infermità di grado superiore al 25%; il tutto, con l'aggiunta, su ogni singola somma eroganda, degli interessi legali e della rivalutazione monetaria.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;

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Fatto Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo

Con ricorso notificato il 13 - 14 aprile 2012, e depositato il 17 aprile successivo, (omissis) già assistente capo della Polizia Penitenziaria, esponeva di essere stato riformato dal servizio sin dal (omissis) per permanente inidoneità psicofisica dovuta all'aggravarsi della patologia ansiosa da stress contratta molti anni prima per causa di servizio (nell'estate del 1987, il ricorrente, in servizio presso il carcere di Porto Azzurro, era stato vittima di un sequestro di persona protrattosi per oltre una settimana ad opera di alcuni terroristi ivi detenuti). Premesso di avere a suo tempo ottenuto la concessione di equo indennizzo in ordine alla patologia predetta, e di averne inutilmente chiesto la revisione dopo la riforma dal servizio (l'impugnativa avverso il diniego di rivalutazione pende dinanzi a questi stesso T.A.R.), il ricorrente - inizialmente riconosciuto vittima del terrorismo, poi declassato a vittima del dovere - deduceva di avere altresì chiesto il riconoscimento dei benefici previsti dalla L. n. 266 del 2006 per sopraggiunto aggravamento dell'infermità contratta, venendo perciò sottoposto a visita e giudicato permanentemente invalido dalla C.M.O. di  (omissis) nella misura complessiva del 22%. Non soddisfatto da tale valutazione, peraltro contraddetta dal giudizio precedentemente espresso dalla Commissione di verifica di Livorno, la quale aveva certificato un'invalidità corrispondente al 26%, egli ne aveva chiesto il riesame al Ministero dell'Interno, che, con nota del 15 novembre 2011, aveva respinto l'istanza.

Avverso l'inadeguata quantificazione del suo grado di invalidità permanente, il (omissis) proponeva dunque il presente giudizio per sentir annullare la valutazione proveniente dalla C.M.O. e per vedersi riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 30% o in subordine, la rivalutazione delle voci di danno biologico e morale accertate dalla C.M.O., con condanna dell'intimata amministrazione dell'Interno al pagamento in suo favore della speciale elargizione, dell'assegno vitalizio e dell'assegno speciale previsti per le vittime del dovere dalle L. n. 302 del 1990, L. n. 407 del 1998, L. n. 206 del 2004 e L. n. 266 del 2005.

Costituitosi in giudizio il Ministero dell'Interno, nella camera di consiglio del (omissis) veniva disposta la riunione al merito della domanda cautelare, proposta dal ricorrente con lo stesso atto introduttivo del giudizio. Nella pubblica udienza del (omissis), la causa era quindi discussa e trattenuta per la decisione.

Motivi della decisione

Come riferito in narrativa, il ricorrente (omissis)., già assistente capo della Polizia Penitenziaria, ambisce a vedersi riconosciuta la spettanza della speciale elargizione, dell'assegno vitalizio e dell'assegno speciale previsti dalla legislazione in favore delle vittime del terrorismo ed estesi alle vittime del dovere dalla L. n. 266 del 2005, in relazione all'infermità ansioso-depressiva da lui contratta per causa di servizio, ed il cui progressivo aggravarsi ne ha determinato la dispensa dal servizio stesso per inidoneità psicofisica permanente a far data dal (omissis). Egli pertanto si duole del giudizio medico-legale espresso nei suoi confronti dalla C.M.O. di (omissis), la quale, con verbale del (omissis), gli ha riconosciuto un grado di invalidità complessiva del 22%, misura ottenuta a partire da un'invalidità tabellare del 22% e da un danno biologico del 15%, con esclusione del danno morale (quantificato 0%); nonché della successiva nota di diniego di revisione del giudizio della Commissione, datata 15 novembre 2011.

Preliminarmente, osserva il collegio come la nota da ultimo menzionata, che costituisce il provvedimento impugnato in via principale dal ricorrente, presenti un contenuto non meramente confermativo, avuto riguardo all'esplicitazione dei criteri motivazionali seguiti dalla Commissione nell'attribuzione del punteggio di invalidità. Sussiste dunque l'interesse al gravame, del quale deve essere al contempo affermata la tempestività, in difetto di prova circa il momento dell'avvenuta comunicazione del provvedimento in questione all'interessato.
Nel merito, con il primo motivo di ricorso è denunciato il difetto di motivazione del verbale (omissis), vizio non supplito dalla successiva nota del (omissis). In particolare, il ricorrente lamenta l'impossibilità di comprendere per quale ragione la C.M.O. abbia ritenuto di assegnargli una percentuale di invalidità tabellare del 22%, ovvero abbia ritenuto insussistente il danno morale. Con il secondo motivo, il (omissis) si duole del fatto che la Commissione, nell'esprimere il proprio giudizio, non abbia tenuto in adeguato conto la documentazione sanitaria disponibile, segnatamente la diagnosi di permanente inidoneità al servizio formulata dal servizio sanitario della Marina Militare il (omissis), e questo con riferimento alla quantificazione sia dell'invalidità permanente, sia del danno morale. Con il terzo motivo, si contesta la scelta dell'amministrazione resistente di non rinnovare l'esame medico-legale, come sollecitato dal ricorrente. Con il quarto motivo, infine, è stigmatizzata l'illegittimità del procedimento avviato a seguito della presentazione dell'istanza di riesame, conclusosi con provvedimento sottoscritto non dai componenti della Commissione medica, bensì "d'ordine" da parte di soggetto non meglio identificato.

I motivi, che saranno esaminati congiuntamente, sono fondati per quanto di ragione.
Sul piano strettamente formale, al contrario di quel che il ricorrente sostiene, è chiara la provenienza della nota in data (omissis) dal Presidente della 2^ C.M.O. di (omissis), il (omissis)., il quale, evidentemente, ha provveduto "d'ordine" dell'autorità cui l'odierno ricorrente, per il tramite del proprio legale, aveva inoltrato l'istanza di autotutela; né può dubitarsi della legittimità dell'ordine in questione, essendo rivolto a soggetto munito di autonoma competenza tecnica e, nello specifico, perfettamente edotto della situazione sottoposta alla sua attenzione (quanto al potere di provvedere deve ritenersi del resto che, attraverso l'ordine, il Ministero dell'Interno - primo destinatario della nota - abbia fatto propria la determinazione negativa assunta dal Presidente della C.M.O.).

Venendo ai temi di carattere sostanziale, l'art. 3 del D.P.R. n. 181 del 2009 ("Regolamento recante i criteri medico-legali per l'accertamento e la determinazione dell' invalidita' e del danno biologico e morale a carico delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice") stabilisce che "la percentuale d'invalidità permanente, riferita alla capacità lavorativa, e' attribuita scegliendo il valore piu' favorevole tra quello determinato in base alle tabelle per i gradi di invalidità e relative modalità d'uso approvate, in conformità all'articolo 3, comma 3, della L. 29 dicembre 1990, n. 407, con il decreto del Ministro della sanita' in data 5 febbraio 1992, e successive modificazioni, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 1992, e quello determinato in base alle tabelle A, B, E ed F1 annesse al D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, e successive modificazioni, e relativi criteri applicativi". Come correttamente ritenuto dall'amministrazione resistente, la scelta del valore più favorevole deve intendersi riferita al sistema tabellare che conduce a un risultato migliore per l'interessato, fermo restando che, nell'ambito di quel sistema, appartiene alla valutazione tecnico-discrezionale della Commissione sanitaria stabilire in concreto quale sia la percentuale spettante con riferimento alla patologia o al complesso di patologie concretamente accertate. Non è di contro condivisibile la tesi del ricorrente, il quale sostiene che, nella forbice propria della categoria di ascrizione (categoria ottava della tabella A annessa al D.P.R. n. 915 del 1978 : 21 - 30%), la Commissione avrebbe dovuto attribuirgli necessariamente il valore più elevato: alla luce di quanto appena rilevato in ordine alla natura della valutazione rimessa alla C.M.O., l'unico vincolo per quest'ultima consiste - lo si ripete - nella scelta del sistema tabellare più favorevole, o, meglio, nell'attribuzione del punteggio più favorevole tra quelli discrezionalmente ottenuti facendo applicazione prima dell'uno, poi dell'altro sistema tabellare (in base al chiaro tenore letterale dell'art. 3 D.P.R. n. 181 del 2009, cit., la Commissione è infatti tenuta a formulare in astratto una duplice valutazione tecnica, applicando alternativamente i due sistemi tabellari indicati dal regolamento, salvo assegnare in via definitiva all'interessato le risultanze della più favorevole tra le valutazioni effettuate).
L'ascrizione della patologia sofferta dal (omissis) alla categoria ottava della tabella A allegata al D.P.R. n. 915 del 1978 conferma, peraltro, il giudizio che era stato in precedenza reso, se pure ai fini della rivalutazione dell'equo indennizzo, dalla Commissione Medica di Verifica di (omissis) in data (omissis). Immutata la categoria di riferimento, l'unico aspetto che inficia l'attribuzione del punteggio di invalidità operato dalla C.M.O. di (omissis), e, successivamente, il diniego di autotutela del (omissis) è allora rinvenibile nella non risolta contraddittorietà con il precedente della C.M.V. (omissis) e dianzi richiamato, non avendo l'amministrazione inteso esporre, neppure in sede di riesame, le ragioni che giustificherebbero l'apprezzabile difformità tra i due giudizi (la C.M.V. aveva quantificato nella misura del 25 - 26% il grado di invalidità del ricorrente, contro il 22% della C.M.O.). Non rileva invece, nel senso invocato dal ricorrente, il giudizio di permanente inidoneità al servizio pronunciato nei suoi confronti, del tutto compatibile con una consistente residua capacità lavorativa in settori differenti dall'attività di polizia (la stessa C.M.O. del 24 febbraio 2010 ha accertato l'idoneità del (omissis) al transito nelle corrispondenti aree funzionali dell'impiego civile della stessa amministrazione penitenziaria, o di altre amministrazioni dello Stato).

Fondata è anche la censura che investe l'attribuzione di un punteggio pari a 0% per la componente del danno morale. Se infatti è vero che, a norma dell'art. 4 D.P.R. n. 181 del 2009, la configurabilità di una siffatta voce di danno può ipoteticamente essere esclusa, è altrettanto indiscutibile che la determinazione della percentuale del danno morale deve essere effettuata, caso per caso, tenendo conto dell'entità della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi ed in rapporto all'evento dannoso; e, nella specie, né la C.M.O., né in seconda battuta il suo Presidente hanno dato alcun conto delle ragioni dell'esclusione in rapporto al concreto atteggiarsi dell'evento lesivo, il che è tanto più grave in considerazione della natura particolarmente odiosa e dell'acclarata pericolosità del crimine del quale il M. fu vittima nel 1987, in occasione del servizio, nonché dell'incidenza negativa che, secondo un criterio di normalità appartenente al notorio, la patologia contratta dal ricorrente svolge sulla sfera emotiva della persona.
Le rilevate carenze motivazionali impongono l'annullamento degli atti impugnati. Non possono, allo stato, trovare accoglimento le ulteriori domande formulate con il ricorso, occorrendo attendere che l'amministrazione resistente assuma nuove determinazioni in ordine all'istanza del (omissis) di riconoscimento dei benefici accordati dalla L. n. 266 del 2005.

L'accoglimento non integrale della pretesa giustifica la compensazione delle spese processuali.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso nei sensi e limiti di cui in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.