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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/12/2009  -  stampato il 03/12/2016


Polizia + Penitenziaria: le parole che il DAP non riesce a pronunciare

Come si chiama quel Corpo di Polizia dello Stato che opera soprattutto all’interno degli istituti penitenziari italiani?
“Polizia Penitenziaria” risponderete voi lamentandovi del fatto che la risposta alla domanda era facile facile.

Talmente facile che faccio fatica a non pensare male da quando ho letto l’ultimo numero della rivista del DAP “Le Due Città” (si lo ammetto, ogni tanto la leggo).

UNO STRANO TITOLO
Per caso mi sono imbattuto in un “titoletto” di una delle pagine della rivista che presentavano l’imminente Salone della Giustizia che da lì a poco si sarebbe svolto a Rimini, l’ultima rivista stampata infatti è il numero Novembre-Dicembre 2009.
Nel leggere le tante iniziative proposte e previste per accogliere i visitatori del Salone leggo, bello in evidenza, a pagina 5, in grassetto ed a corredo di una immagine che “Ogni giorno, la Banda musicale del Dap eseguirà l’inno nazionale italiano”.

La Banda musicale del Dap?!?

Pensavo ce ne fosse solo una di Banda musicale, quella della Polizia Penitenziaria... Ed infatti, i giorni sono passati, il Salone della Giustizia si è svolto e chi ha suonato l’inno nazionale italiano nelle sale del Salone?
Anche qui la risposta è facile: la Banda musicale, della Polizia Penitenziaria ovviamente! Ma allora si è trattato di una svista? Di una parola sfuggita alle correzioni dovuta alla concitazione dell’organizzazione dell’imminente Salone?

UN VIRUS SERPEGGIA AL DAP
Per me si tratta semplicemente di un virus contagioso che colpisce i nostri dirigenti che quelle parole “Polizia” e “Penitenziaria” non riescono proprio a pronunciarle quando sono accostate l’una all’altra.
Questo è l’ultimo ed ennesimo esempio di come l’Amministrazione penitenziaria non perda occasione di appropriarsi di un’attività della Polizia Penitenziaria quando questa sia positiva e meritoria (in questo caso la Banda del Corpo), per farla propria, nel goffo tentativo di traslare le favorevoli ricadute in termini di visibilità di immagine, dalla Polizia Penitenziaria all’Amministrazione.

L'ENNESIMO FURTO
Di “furti” in termini di immagine positiva ce ne sono molti in giro. Basti pensare ai direttori delle carceri che in occasione della Festa locale della Polizia Penitenziaria, non solo si arrogano il diritto di fare da cerimonieri, ma utilizzano anche lo stemma araldico del Corpo negli inviti alle autorità locali. Sono goffi tentativi appunto, che si sono ripetuti anche quando, in occasione di stand allestiti durante importanti manifestazioni come il Motor Show di Bologna o altri, ci sono stati casi in cui lo stand da “Polizia Penitenziaria”, dopo aver riscosso molti successi, è diventato “Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”.

SARA' UN CASO?
No, questa “svista” nella rivista de Le Due Città non è un caso. Così come non è un caso che la Direzione Editoriale della rivista sia composta da:

Franco Ionta – Capo del Dap (NON appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria)

Emilio di Somma – Vice Capo Vicario Dap (NON appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria)

Luigia Culla – Direttore dell’I.S.S.P. (NON appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria)

Enrico Ragosa – capo della Direzione Generale dei beni materiali e dei servizi del Dap (NON appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria)

Sebastiano Ardita – capo della Direzione Generale detenuti e trattamento (NON appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria)

Assunta Borzacchiello – Direttore Responsabile e capo Ufficio stampa e Relazioni esterne (NON appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria)

Secondo voi è un caso che in una rivista ufficiale di un’organizzazione che è composta al 90% da personale di Polizia Penitenziaria non ci sia nemmeno un appartenente al Corpo tra le persone che prendono le decisioni editoriali della stessa rivista?