www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/02/2013  -  stampato il 05/12/2016


Venezia Giudecca, trasferimento per incompatibilitÓ ambientale: accolto ricorso al TAR

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1279 del 2011, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Simona Cardarelli, con domicilio presso la Segreteria del TAR Veneto;
contro
Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato in Venezia nel domicilio di Venezia, San Marco, 63; Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Direzione della Casa di Reclusione Donne Venezia;
e con l'intervento di
ad opponendum:
C.A.P., rappresentato e difeso dall'avv. Ernesto Trimarco, con domicilio presso la Segreteria del TAR Veneto;
per l'annullamento
del provvedimento del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, prot. n. GDAP-0185376-2011 dd. 9.5.2011, con il quale la ricorrente è stata trasferita nella sede di Verona ( Casa Circondariale Verona) con decorrenza immediata; nonchè di ogni atto annesso, connesso o presupposto.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 29 novembre 2012 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
________________________________________
Fatto - Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Il Collegio ha già positivamente scrutinato, in via cautelare, il presente ricorso.
La vicenda riguarda un significativo numero di operatori di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa di reclusione di Venezia-Giudecca, oggetto di trasferimento per incompatibilità ambientale.
Nel merito:
L'ispettore capo della Polizia Penitenziaria -OMISSIS-., in servizio presso la Casa di reclusione di Venezia-Giudecca, reagisce contro il provvedimento di trasferimento, per incompatibilità ambientale, nella sede di Verona ( Casa Circondariale), adottato, nei suoi confronti - e contestualmente per altri cinque dipendenti in servizio presso il medesimo ufficio - dall'Amministrazione della Giustizia in data 9 maggio 2011.
In data 27 luglio 2011, questo Tribunale, come detto, ha accolto la richiesta misura cautelare ed ha sospeso l'adottato provvedimento di trasferimento di sede.
Successivamente alla adottata misura cautelare a favore dell'attuale ricorrente, l'ispettore superiore della Polizia Penitenziaria A.P., avanzava istanza di intervento, nel presente procedimento in veste di controinteressata, quale destinataria di un analogo provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale, anch'esso già scrutinato dal Collegio in sede cautelare.
La stessa sostiene che la sua legittimazione processuale nella presente vicenda è da collegarsi al fatto che, in relazione alla motivazione della misura cautelare adottata a favore dell'attuale ricorrente da questo Tribunale, emergerebbe una stretta interdipendenza tra i due ricorsi, atteso che, sostiene l'interveniente, l'accoglimento del ricorso dell'attuale ricorrente renderebbe impossibile l'accoglimento dell'analogo ricorso dalla stessa attivato.
In realtà, come sottolinea la stessa difesa della interveniente, i provvedimenti di trasferimento per incompatibilità ambientale assunti dall'Amministrazione nei confronti di sei operatori di Polizia Penitenziaria in servizio presso la medesima struttura carceraria, hanno ognuno una distinta ed autonoma valenza.
E' sufficiente tale osservazione per escludere ogni eventuale partecipazione controinteressata al presente giudizio, atteso che tale evenienza si sostanzia e si definisce nell'immediato e diretto pregiudizio subito dal titolare di una situazione soggettiva a cagione del solo provvedimento censurato e non dalla decisione assunta o da assumere, dal Giudice.
In altri termini solo coloro che dalla demolizione del provvedimento censurato subiscono una lesione diretta ed immediata assumono la veste di controinteressati.
In questo caso l'autonomia dei provvedimenti, neppure tra loro collegati in senso tecnico giuridico, non consente, all'evidenza, di ritenere legittimata l'asserita interveniente, la cui istanza deve, pertanto, dichiararsi inammissibile, così che, la stessa, deve essere estromessa dal presente procedimento.
Conseguentemente al rilevato difetto di legittimazione della interveniente è, altresì, inammissibile la richiesta di trasmissione degli atti alla Corte di Giustizia Dell'Unione Europea ai sensi dell'art. 234 del trattato per accertare l'esatta interpretazione del principio di non discriminazione.
Infine ed ancora in via preliminare, ritiene il Collegio che, la lettura degli atti predisposti esclusivamente dalla difesa dell'interveniente, evidenzia, in modo indubbio, che essi esulano la normale ed anche aspra dialettica propria di ogni procedimento giudiziario per trascendere in giudizi e denunzie di fatti astrattamente configuranti reato.
Infatti la riferita difesa ha sostenuto, attraverso un'articolata e singolare ricostruzione degli avvenimenti, che gravi ed interessati comportamenti siano stati, nell'occasione, posti in essere dalla Direzione dell'Istituto penitenziario veneziano che ha, di poi, indotto in errore lo stesso Tribunale in occasione dello scrutinio dei provvedimenti censurati in sede cautelare.
La gravità delle affermazioni e la loro necessaria e successiva valutazione nell'appropriata sede, impongono al Collegio una loro testuale riproduzione :" la superiore volontà del Ministero sia stata arbitrariamente ignorata ad opera della direzione dell'Istituto in questione, la quale, dapprima ha dolosamente ritardato le notifiche degli atti di trasferimento al personale interessato ad eccezione dell'isp. P., e in seguito si è arrogata il potere di ritenere sospesi i provvedimenti di trasferimento per incompatibilità ambientali abusando dei compiti del proprio ufficio, in pregiudizio degli interessi dell'interveniente. Invero, grazie a tale azione arbitraria, la Direzione è riuscita a mantenere ( indebitamente) in servizio il predetto personale discriminando le sole P. e T. fino a quando, sull'erroneità del relativo presupposto, è stato indotto addirittura in errore il TAR Venezia laddove ha ritenuto non sussistente l'incompatibilità ambientale sulla scorta dell'arbitrario e discriminatorio trasferimento della sig.ra P...." ( pag.2 e 3 memoria di replica al procedimento ricorso 1279/2011 a firma dell'avvocato Ernesto Trimarco del 26 marzo 2012, depositata nella Segreteria del TAR Veneto in data 6 febbraio 2012).
Consta dagli atti che tutti i provvedimenti di trasferimento per incompatibilità ambientale adottati dall'Amministrazione della Giustizia nei confronti del personale in servizio presso la Casa di reclusione donne della Giudecca sono stati assunti contestualmente in data 9 maggio 2011.
Che il Tribunale ha sospeso, secondo l'ordine di deposito dei rispettivi ricorsi, tutti gli indicati provvedimenti, compreso, per le soli ragioni di sede, quello adottato nei confronti dell'attuale interveniente, tanto che la stessa, dall'Amministrazione della Giustizia, è stata, successivamente assegnata ad un altro istituto penitenziario ubicato sempre in Venezia.
Non solo.
Il Collegio accogliendo un nuovo ricorso della interveniente ha sospeso anche tale assegnazione disponendo che la predetta fosse trasferita in una diversa struttura della stessa città perché nella prima presta servizio il di lei marito che l'aveva pubblicamente minacciata.
Allora, in disparte la residua discrezionalità, in conseguenza del decisum, che compete all'Amministrazione circa i modi ed i tempi cui svolgere le potestà connesse ai compiti istituzionali ad essa demandati, peraltro, non oggetto del presente scrutinio, restano, nelle affermazioni riportate, di esclusiva redazione difensiva, le apodittiche e gravi accuse nei confronti della Direzione dell'istituto penitenziario, che in quanto tali dovranno essere valutate dalla competente Autorità Giudiziaria inquirente, cui il Collegio, a mente dell'art. 331 del codice di rito, rimette, per la parte in argomento, la presente decisione.
Ciò premesso, onde comprendere esattamente l'oggetto della presente vicenda processuale è opportuna una sintetica ricostruzione del dato fattuale presupposto.
La presente vicenda processuale principia con la trasmissione, da parte del direttore della casa di reclusione -donne, di Venezia, di una nota, in busta chiusa, prodotta dall'ispettore capo della Polizia Penitenziaria L.C., in servizio presso il citato istituto penitenziario e diretta al Provveditorato Regionale per il Veneto-Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
La nota, sottoscritta da otto operatori di polizia in servizio presso l'indicata casa di reclusione, esprimeva forti censure nei confronti dell'ispettore superiore della Polizia Penitenziaria A.P., comandante f.f. del reparto presso il citato istituto di pena, che, a dire delle esponenti, aveva posto in essere atteggiamenti vessatori in danno del personale ivi in servizio e denigrato, al contempo, la Direzione ed il Comandante, al tempo assente per maternità, utilizzando " toni accesi e vocaboli scurrili".
L'Ufficio del Provveditorato regionale, atteso i profili disciplinari ravvisati nella indicata missiva, chiedeva, al direttore la casa di reclusione, opportuni accertamenti.
L'indicata dirigente riscontrava, in data 17 dicembre 2009, la riferita richiesta constatando la intrinseca genericità e la mancanza di obiettivi elementi probatori dei fatti rappresentati nell'esposto, segnalando, però, la necessità che le funzioni di comandante il reparto fossero assegnate ad un funzionario direttivo.
In data 28 dicembre 2009, una delegazione dei firmatari l'esposto in argomento, si recava presso il citato Provveditorato onde esporre, di persona, le problematiche già sottoscritte.
La stessa direttrice l'istituto di pena segnalava al Provveditore di "una presunta relazione" tra l'agente T. e l'ispettore superiore P., riferendo, però, che tale rapporto non aveva comportato alcuna negativa conseguenza tra il personale, né - si deve dedurre - con riferimento al servizio.
Successivamente, la direttrice informava, telefonicamente il Provveditore che il marito della P., anch'egli appartenente al corpo, si era rivolto al cappellano del carcere rappresentando che, questi, non accettando la relazione omosessuale della moglie, avrebbe fatto " una strage", pertanto era opportuno che il citato cappellano venisse convocato per un colloquio, presso il Provveditorato.
In data 29 dicembre 2009 il predetto religioso, sentito personalmente dal Provveditore, confermava quanto già anticipato alla direttrice del carcere di Venezia.
Con provvedimento del Provveditorato Regionale competente del 29 dicembre 2009 - provvedimento non contestato - l'agente T. veniva inviata, per trenta giorni, in missione presso la casa circondariale di Verona.
Quindi, in data 11, 12 e 22 gennaio 2010 il prefato Provveditore, anche alla luce di tali rappresentate evenienze, si recava personalmente presso l'istituto di reclusione di Venezia onde accertare personalmente i fatti.
Nell'occasione venivano verbalizzate le dichiarazione delle firmatarie l'esposto, delle persone ivi citate e di altri appartenenti l'amministrazione penitenziaria.
Tutte le dichiarazioni acquisite confermano, a detta del Provveditore, i rilievi avanzati nell'esposto e le agenti V. e M. segnalavano, altresì, un trattamento di favore riservato dalla P. all'agente T. in occasione di " cambi turno", oltre al fatto che la stessa era costantemente presente nell'ufficio del citato ispettore superiore senza alcuna giustificazione.
Riferisce superiormente il Provveditore che il giorno 11 gennaio 2010, nel mentre era intento, all'interno della struttura carceraria, ad assumere le dichiarazione dei vari operatori di polizia al fini di accertare i fatti denunziati con l'esposto e le successive dichiarazioni del cappellano, aveva modo di udire, provenienti dalla segreteria dell'istituto penitenziario, adiacente all'ufficio dallo stesso utilizzato, urla e schiamazzi, che lo avevano costretto ad accertare personalmente i motivi del trambusto.
Nell'occasione accertava che l'ispettore superiore P., entrata nella indicata segreteria aveva, dopo aver spinto a viva forza il direttore del carcere, inveito, in presenza del personale ivi in servizio, con frasi offensive e modi rudi, contro il di lei marito.
Per tale episodio veniva aperto un procedimento disciplinare.
Non risulta, successivamente a tali accertamenti informali, assunta alcuna ed ulteriore azione disciplinare, né consta l'avvio di procedimenti amministrativi, in merito a tutte le questioni sollevate nell'esposto.
L'unico provvedimento che risulta essere stato assunto dall'Amministrazione è quello che, in data 12 gennaio 2010, incaricava del comando del reparto presso l'istituto penitenziario in argomento, il vice commissario della Polizia Penitenziaria, N.D.G..
In data 21 settembre 2010, il direttore la casa di reclusione- donne di Venezia trasmetteva, al Ministero della Giustizia ed al Provveditorato Regionale del Triveneto, una ulteriore nota con la quale stigmatizzava diversi episodi che vedevano protagonista l'ispettore superiore P..
I fatti riferiti, però, lungi da attivare una conseguente azione disciplinare nei confronti del citato ispettore superiore, avevano comportato soltanto un suo diverso impiego, all'interno dell'istituto, avendole, il direttore, affidato le mansioni relative alla gestione del personale.
Nel medesimo contesto il citato direttore aveva chiesto, alla luce degli episodi appena decritti e per il solo ispettore superiore P., il trasferimento ad altro ufficio della medesima realtà territoriale veneziana.
Successivamente, in data 1 ottobre 2010, il Provveditore Regionale per il Veneto-Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, rappresentava al Ministero della Giustizia la persistente conflittualità tra il personale in servizio presso l'istituto penitenziario in argomento, che " ... appare irrimediabilmente compromessa", proponendo il trasferimento di tutto il personale coinvolto.
In data 6 dicembre 2010 l'Amministrazione della Giustizia comunicava, all'attuale ricorrente, l'avvio del procedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale.
Con Provv. 9 maggio 2011 l'Amministrazione disponeva il trasferimento della ricorrente in questa sede censurato.
Emerge, di contro, dalla complessa documentazione versata in atti, che la motivata richiesta di trasferimento avanzata dal direttore l'istituto di pena veneziano, diretto superiore di tutti gli operatori coinvolti e responsabile, quindi, della struttura penitenziaria in cui si era manifestato tale grave disservizio, riguardava e si riferiva esclusivamente al solo ispettore superiore P..
Né risulta, dagli atti di causa, che, in merito ai fatti in questione, singolari rilievi fossero stati appuntati anche agli altri operatori di polizia e, in particolar modo, all'attuale ricorrente, così da ricavare la sussistenza di evenienze ostative alla persistenza, nell'originario ufficio, della predetta, anche ed indipendentemente da qualsivoglia contestazione di natura disciplinare e/o penale.
L'ampia discrezionalità di cui gode l'Amministrazione nel disporre lo spostamento di sede del dipendente per ragioni attinenti alla tutela del proprio prestigio, dell'autorevolezza ed al corretto funzionamento dell'ufficio, pregiudicato da obiettive evenienze connesse e/o comunque collegate alla presenza del dipendente stesso, non può prescindere dalla reale e concreta dimostrazione del rapporto eziologico tra il comportamento imputabile, comunque al dipendente, ed il pregiudizio subito dalla p.a.
In altre parole è necessario che l'Amministrazione dimostri in modo chiaro ed esaustivo che il nocumento subito o in atto è comunque riferibile al dipendente.
In carenza della prova di tale relazione causale l'amministrazione non è legittimata ad utilizzare lo strumento del trasferimento per incompatibilità ambientale che, proprio perché prescinde dalle effettive responsabilità disciplinari e/o penali del dipendente, ha natura straordinaria e non può essere assunto come generalizzato mezzo dissuasivo di evenienze conflittuali nella sede di servizio, rispetto alle quale è prioritario dovere della p.a. quello di individuare singolari e puntuali aspetti di responsabilità disciplinare, la cui attivazione e definizione è assistita dalle garanzie per legge previste.
Nel caso in questa sede scrutinato è mancata, invece una adeguata attività conoscitiva degli episodi denunziati e della eventuale reazione disciplinare che, sicuramente, avrebbe permesso di precisare una gradata responsabilità dei diversi protagonisti e costituire, al contempo, una adeguata prevenzione per ulteriori scadimenti comportamentali di pubblici funzionari.
Ritenere, invece - come i fatti hanno dimostrato - che la soluzione, certamente più semplice e meno articolata, del generalizzato trasferimento di tutti i diversi operatori, in qualche modo coinvolti, costituisca, in questi casi, una normale modalità dell'azione pubblica, rappresenta e dimostra, all'evidenza, un vizio della funzione per chiaro sviamento della originaria potestà esercitata, atteso che il trasferimento per incompatibilità ambientale riguarda ed è finalizzato proprio a preservare la p.a. da azioni comunque pregiudizievoli del suo operato e della sua immagine, rispetto alle quali è sempre prioritaria la verifica conoscitiva del dato fattuale, cui, conseguentemente, può accompagnarsi anche l'allontanamento del dipendente dalla sede di servizio, malgrado la sua estraneità da responsabilità disciplinare.
La p.a. ha invece operato una inversione dei termini procedimentali, assumendo in via immediata e diretta il trasferimento per incompatibilità ambientale della ricorrente a prescindere dall'accertamento di un suo diretto, immediato e causalmente orientato comportamento pregiudizievole per la p.a., comportamento che, oltretutto, dagli atti, non solo non si evince, ma tutte le diverse note informative, prodromiche al trasferimento, non hanno punto rappresentato.
Con riferimento, infine, alla richiesta di risarcimento del danno patrimoniale e non avanzata dalla ricorrente,osserva il Collegio che la stessa non ha provato l'effettiva consistenza del nocumento economico subito, mentre per quello non patrimoniale, la immediata e favorevole risposta giurisdizionale in sede cautelare, è, di per sé, evenienza in grado di soddisfare e ristorare il pregiudizio morale subito dal provvedimento illegittimo ( specularmente : Cons. St. Ad.Plen., n.3/2011).
Le spese si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l'effetto, annulla il provvedimento in epigrafe indicato.
Respinge la richiesta di risarcimento del danno.
Compensa, attesa la parziale soccombenza, le spese di giudizio.
Dichiara inammissibile la richiesta di intervento per difetto di legittimazione.
Condanna la parte interveniente al pagamento delle spese di lite nei confronti di ciascuna parte costituita che liquida, per ognuna di esse, in Euro 1.000 (mille), oltre IVA e CPA.
Ordina alla Segreteria del TAR Veneto di trasmettere copia della presente sentenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Venezia.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.