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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/02/2013  -  stampato il 04/12/2016


Interpello Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Traduzioni Valle d'Aosta: DAP perde ricorso al TAR

 

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 759 del 2012, proposto da:
A.B., rappresentata e difesa dall'avv. Sergio Guerrizio, con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultimo in Torino, via Giovanni Servais, 48;
contro
Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45; Provveditorato Regionale Piemonte e Valle D'Aosta - Amministrazione Penitenziaria, Commissione Arbitrale Regionale c/o Provveditorato Regionale Piemonte e Valle D'Aosta;
per l'annullamento
1) della nota in data 14.5.2012, prot. ARCHIDOC NR18069/12 del Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria;
2) della nota del 21.5.2012 prot. ARCHIDOC NR 19072/12 del Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria;
3) del verbale n. 6 e della delibera della Commissione Arbitrale Regionale n. 11 della riunione del 9.5.2012;
4) del verbale n. 5 della riunione del 20.4.2012 della medesima Commissione Arbitrale Regionale;
5) del provvedimento del Provveditore, di annullamento dell'"interpello locale" del dicembre del 2011;
6) del silenzio serbato dal Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, sulla richiesta del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria di "sospensione" della disposizione di rientro al proprio precedente posto di lavoro della sig.ra B.;
7) di ogni atto presupposto, preordinato, o comunque connesso, in particolare ogni ulteriore bando d'interpello per l'individuazione di un'unità di Polizia Penitenziaria da adibire all'ufficio sicurezza e traduzione,
nonchè con i motivi aggiunti depositati in data 7/1/2013
del Provv. del 2 novembre 2012 prot. ARCHIDOC n. 39918/12 del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta -Ufficio Contenzioso;
della nota datata 2.11.2012, prot. ARCHIDOC n. 39919/12 Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Ufficio Contenzioso;
per l'accertamento
del diritto della ricorrente al mantenimento del distacco a tempo indeterminato del ruolo e delle mansioni presso l'Ufficio della Sicurezza e delle Traduzioni del Provveditorato Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, quale legittima vincitrice dell'interpello locale bandito nel dicembre 2011;
nonché
per il risarcimento del danno
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 febbraio 2013 il dott. Giovanni Pescatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
________________________________________
Fatto - Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1) In data 15.11.11, il Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Ministero della Giustizia, "Rilevata l'esigenza di provvedere al reintegro delle unità di polizia; (omissis) Visto l'esito dell'incontro Sindacale con le OO.SS. del 9/11/11" emanava (secondo quanto previsto dall'art. 6 dell'intesa sui criteri per la mobilità regionale del personale appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria sottoscritta in data 20 maggio 2010) un c.d. "Interpello locale" "esteso a tutto il personale appartenente al predetto ruolo, in servizio presso questo Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria del Piemonte e della Valle d'Aosta (omissis) per reperire una unità da adibire all'Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Traduzioni".
• La sig.ra A.B., assunta dal 1.9.98 dal Ministero di Grazia e Giustizia e in forza (nel novembre 2011) al centralino del Carcere Lo Russo e Cotugno di Torino, partecipava a tale procedura concorsuale interna, classificandosi prima in graduatoria.
• In data 29.12.11, con nota ARCHIDOC NR 48437/11, prendendosi atto dell'esito delle prove finali, si disponeva che A.B., a far data 09/01/2012, fosse distaccata a tempo indeterminato presso l'ufficio della Sicurezza e delle traduzioni di questo Provveditorato Regionale.
• Da tale data (9.1.12) la ricorrente ha, quindi, ricoperto l'incarico assegnatole.
• Con atto datato 05.01.2012 l'agente scelto Muscarello proponeva ricorso gerarchico al Provveditore Regionale, chiedendo l'annullamento dell'interpello, invalidato a suo dire dalla presenza all'interno del questionario di alcune domande (in particolare la n. 5, 7 e 9) riguardanti non già il Modello Organizzativo vigente ma la nuova bozza di Modello Operativo non ancora in vigore.
Nel provvedimento decisorio (trasmesso con nota del 01.02.2012 - prot. archidoc n. 4158/12), il Provveditore respingeva quasi integralmente il ricorso gerarchico, accogliendolo limitatamente alla contestazione del quesito n. 9.
A seguito della rivalutazione di tutti gli elaborati, disposta in conseguenza del parziale accoglimento del ricorso, veniva riformulata una nuova graduatoria che confermava come vincitrice l'assistente B. (con punteggio pieno: pt. 10,00).
• In data 18.4.12, su iniziativa di un rappresentante sindacale, si riuniva la Commissione Arbitrale Regionale (c.d. C.A.R.) espressamente istituita (ex art. 3 "Contrattazione decentrata", paragrafo 14, dell'Accordo Nazionale Quadro d'Amministrazione per il personale appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria stipulato ai sensi dell'articolo 3, 7 comma, del D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 195 e dell'articolo 24 del D.P.R. 18 giugno 2002, n. 164) "al fine di garantire l'applicazione degli accordi decentrati regolarmente stipulati" e per l'esercizio di " funzioni di garanzia in ordine alla corrispondenza degli accordi decentrati periferici al Protocollo d'intesa regionale ed ai principi e criteri determinati nell'A.N.Q.".
• Il punto 2 dell'ordine del giorno chiedeva alla commissione di decidere se nelle modalità di svolgimento dell'interpello per una unità di Polizia Penitenziaria da assegnare all'UST vi fosse stata violazione dell'articolo 5 comma 1 dell'accordo regionale sui nuclei operativi siglato il 22/3/2011. Dalla votazione sul punto, su 16 votanti, emergevano 2 risposte affermative, 10 risposte negative (nel senso della non sussistenza della violazione) e 4 astensioni. Conseguentemente, non essendosi raggiunta la maggioranza dei due terzi prevista dal vigente a.n.q., si disponeva che la questione venisse trattata nel corso della seduta di prossima convocazione.
• In data 9.5.12, i componenti della medesima Commissione si riunivano nuovamente e, con 12 voti favorevoli e 3 astensioni, deliberavano che la somministrazione del questionario summenzionato per l'interpello, prevedendo domande vertenti sul modello organizzativo della traduzioni non ancora vigente all'epoca della prova, costituisse violazione dei vigenti accordi in materia di mobilità.
• Con una nota in data 14.5.12, il Provveditore Regionale dichiarava di prendere atto della Delib. n. 11, preannunciando la formale comunicazione dei relativi esiti alla vincitrice dell'interpello annullato, nonché l'emanazione di un nuovo bando d'interpello per l'individuazione di un'unità di Polizia Penitenziaria da adibire all'ufficio sicurezza e traduzione del Provveditorato.
• In data 17.5.12, il Provveditore, in asserita "esecuzione della delibera C.A.R. n.11/2012", emanava il "nuovo" bando di interpello per l'assegnazione del posto attribuito nel gennaio 2012 alla sig. ra B..
• In data 21.5.12, il medesimo Provveditore annullava, per un vizio di forma, il bando da lui indetto quattro giorni prima, "nelle more che si proceda al confronto sindacale finalizzato al recepimento in sede locale dell'intesa regionale sulla mobilità sottoscritta il 20 maggio 2010".
• Nella medesima comunicazione "si dispone, inoltre, il rientro al proprio posto di servizio della dipendente vincitrice dell'interpello annullato dalla delibera della Commissione Arbitrale Regionale n. 11 del 9 maggio 2012".
• In data 24.5.12 il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria SAPPE (ex art. 3, comma 18 dell'Accordo Nazionale Quadro) proponeva ricorso avverso la statuizione del C.A.R. alla Commissione Centrale di Roma.
• In data 5.6.12 la medesima organizzazione sindacale inoltrava al Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, una precisa e circostanziata richiesta di "sospensione" della disposizione di rientro al proprio - precedente - posto di lavoro (centralino presso il carcere Lo Russo e Cotugno) della sig. ra B..
2) Con il ricorso introduttivo sono stati impugnati, tra gli altri, gli atti del provveditore assunti in data 14.0.5.2012 e 21.05.2012, unitamente ai verbali delle sedute della C.A..R, alla Delib. n. 11 adottata all'esito della seduta del 09.05.2012, sulla base dei seguenti motivi di censura.
I) Con riferimento ai verbali n. 5 del 18.4.12 e n. 6 del 9.5.12 - Incompetenza assoluta - Violazione di legge e dell'Accordo Nazionale Quadro e dell'Accordo Regionale concernente le modalità di interpello 22.3.11 sotto molteplici profili - Difetto dei presupposti di legge - Violazione del principio del giusto processo e della tutela giudiziaria costituzionalmente garantita - Irragionevolezza manifesta.
La ricorrente ha evidenziato come la C.A.R. non avesse alcun genere di potere di esame, di intervento e di valutazione in merito allo svolgimento delle prove dei c.d. "interpelli locali", e come pertanto non potesse attribuirsi arbitrariamente competenze del tutto avulse da quelle, specifiche e ben delimitate, assegnatele in tema di contrattazione sindacale dall'art. 3 "Contrattazione decentrata", paragrafo 14, dell'Accordo Nazionale Quadro d'Amministrazione per il personale appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria stipulato ai sensi dell'art. 3, 7 comma, del D.Lgs. 12 maggio 1995, n.195 e dell'art. 24 del D.P.R. 18 giugno 2002, n. 164
II) Con riferimento ai verbali n. 5 del 18.4.12 e n. 6 del 9.5.12 - Difetto di motivazione e contraddittorietà tra le due decisioni.
La ricorrente ha rilevato che la C.A.R. non ha motivato la propria decisione del 9.5.12, in particolare fornendo spiegazione circa l'evidente contraddittorietà della decisione rispetto a quanto statuito appena tre settimane prima in merito alla dichiarata non sussistenza della violazione dell'articolo 5 comma 1 dell'accordo regionale sui nuclei operativi siglato il 22.3.11 da parte delle procedure seguite dall'Amministrazione per l'interpello.
III) Con riferimento ai diversi atti del Provveditore - Difetto assoluto di motivazione - Carenza assoluta dei presupposti in fatto e in diritto - Difetto assoluto di istruttoria - Sviamento di causa - Violazione dei principi, anche costituzionali (art. 97 Cost.) di buon andamento e di trasparenza dell'attività amministrativo.
Gli atti del Provveditore sono stati censurati sotto molteplici aspetti, in quanto:
- avrebbero recepito acriticamente e senza alcuna motivazione la decisione di un organo incompetente (la C.A.R.);
- avrebbero dedotto da tale determinazione, senza alcuna argomentazione, la necessaria consequenzialità dell'annullamento della procedura di interpello vinto dalla sig. ra B.;
- non avrebbero in alcun modo tenuto conto dell'assoluta inesistenza dei presupposti di fatto e diritto per assumere una tale statuizione, evitando anche qualsiasi considerazione in merito alla fondatezza delle osservazioni sui criteri di valutazione del questionario in oggetto;
- non avrebbero valutato la contraddittorietà di contenuti tra le due delibere del C.A.R. del 18.4.12 e del 9.5.12 in merito alla sussistenza della violazione dell'articolo 5 comma 1 dell'accordo regionale sui nuclei operativi siglato il 22.3.11;
- non avrebbero in alcun modo motivato sulla possibilità di sentire in via istruttoria l'apposita commissione di valutazione della procedura in questione, ovvero la stessa sig. ra B., destinataria del provvedimento di annullamento;
- non avrebbero tenuto conto, né motivato sul fatto che la decisione della C.A.R. fosse, comunque, ancora sub iudice, essendo stato proposto ricorso alla Commissione Centrale di Roma;
- non avrebbero valutato, in un ottica di buon andamento dell'organizzazione amministrativa, possibili soluzioni operative alternative.
IV) Violazione dei principi sul giusto procedimento ex art. 7 e segg. L. 7 agosto 1990, n. 241.
La ricorrente lamenta di non essere stata adeguatamente informata, con un apposito e idoneo avviso di avvio del procedimento di annullamento dell'interpello.
V) Sul contenuto effettivo del questionario oggetto della prova dell'interpello del dicembre 2011, la ricorrente contesta il giudizio espresso dalla C.A.R., acriticamente recepito dal Provveditore.
Infatti, secondo la detta Commissione Arbitrale, la prova di interpello del dicembre 2011 doveva necessariamente vertere sul Modello Organizzativo del servizio di "Traduzioni" entrato in vigore nel 1998 e non su quello già approvato con il D.M. 4 agosto 2011 e in corso di introduzione.
La ricorrente rileva come nessuna distinzione in tal senso fosse presente nel relativo bando e come, al contrario, trattandosi di modello organizzativo in corso di introduzione e notoriamente conosciuto da tutti i partecipanti, fosse segno di buona diligenza, se non onere di questi ultimi, apprenderne il contenuto in previsione della prova concorsuale.
Nella specie, inoltre, tutte le OO.SS avevano interamente recepito l'interpello locale vinto dalla sig.ra B., esprimendo parere favorevole durante la riunione del 09.11.2011, senza nulla eccepire in merito al contenuto del questionario.
VI) Viene infine contestato il silenzio serbato dal Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria sulla richiesta del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (SAPPE) di "sospensione" della disposizione di rientro al proprio - precedente - posto di lavoro della sig. ra B..
Su questi presupposti è stata anche avanzata una domanda di risarcimento del danno conseguente all'illegittimità degli atti impugnati.
3) Con D.P. del 20 luglio 2012 l'istanza cautelare è stata accolta inaudita altera parte ed è stata fissata udienza collegiale in camera di consiglio al 06.09.2012.
4) Con una prima memoria di motivi aggiunti, depositata in data 03.09.2012 - in merito al contenuto motivo e ai documenti depositati dall'Amministrazione, ribaditi i profili di censura già formulati:
I) la ricorrente ha posto ulteriormente in rilievo la contraddittorietà tra la decisione del Provveditore Regionale sul ricorso gerarchico della sig. ra Muscarello e la nota del 21.5.12 prot. ARCHIDOC NR 19072/12.
In particolare è stato posto in evidenza come il Provveditore Regionale "valutata la regolarità della procedura di interpello" si fosse già inizialmente determinato nel rigettare quasi integralmente il ricorso gerarchico proposto dall'agente scelto Muscarello, vertente sulle medesime censure in seguito sostenute dal sindacato OSAPP.
II) In merito all'incompetenza assoluta della Commissione Arbitrale Regionale, la ricorrente ha nuovamente censurato l'assenza di presupposti per ritenere che la valutazione del contenuto delle singole domande del questionario potesse configurare un "conflitto instauratosi in sede di applicazione degli accordi sottoscritti", la cui risoluzione fosse da affidare alla Commissione Regionale di Controllo.
5) Con ordinanza del 07.09.2012, questo Tribunale, valutato positivamente il fumus boni iuris dell'istanza cautelare, in particolare sotto il profilo della carenza di motivazione dei provvedimenti impugnati, ha sospeso l'esecuzione degli atti impugnati, disponendo che l'amministrazione resistente riesaminasse il caso, depositando nuovo provvedimento motivato.
6) In esito alla misura cautelare, è stato depositato in data 2.11.2012 nuovo provvedimento 2.11.12 prot. ARCHIDOC NR 39918/12 del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Provveditore Regionale del Piemonte e Valle d'Aosta - Ufficio Contenzioso, il quale "dispone che l'Assistente A.B., per le considerazioni suesposte e per l'annullato interpello per agenti/assistenti da impiegare presso l'Ufficio della Sicurezza e delle Traduzioni di questo Provveditorato Regionale, faccia rientro alla Casa Circondariale di Torino e che l'ufficio del Personale e della Formazione di concerto con I'U.S.T. accerti se ancora vi sia necessità e interesse pubblico acché una unità di Polizia Penitenziaria sia assegnata all'ufficio della Sicurezza e delle Traduzioni di questo Provveditorato Regionale".
7) Con ricorso per motivi aggiunti depositato in data 07.01.2013, è stato impugnato il suddetto nuovo Provv. 2 novembre 2012, in quanto elusivo dell'ordinanza cautelare e privo degli imprescindibili elementi di effettiva valutazione dell'interesse pubblico sotteso, nonché del doveroso bilanciamento degli interessi giuridici coinvolti.
La censura - rubricata come violazione del preciso disposto dell'Ordinanza cautelare propulsiva di codesto TAR e conseguentemente violazione dell'art. 21 nonies L. 7 agosto 1990, n. 241 e dei principi in tema di autotutela della P.A. e di adeguata motivazione, violazione dei principi, anche costituzionali (art. 97 Cost.) di buon andamento e di trasparenza dell'attività amministrativo, Motivazione carente illogica e perplessa - evidenzia come il provvedimento rivelerebbe una costante e ripetuta contraddittorietà, non solo tra sue diverse parti, ma anche con la precedente determinazione del Provveditore in data 1.2.12; il concreto "interesse pubblico" ivi evidenziato (alla nomina di "personale in possesso delle più spiccate attitudini e specifiche conoscenze, con la conseguente realizzazione di una migliore efficienza ed efficacia dell'azione Amministrativa") deriverebbe dal "passivo" e immotivato recepimento tout court delle opinioni un organismo del tutto privo di competenza in materia.
Il provvedimento, inoltre, difetterebbe di un'adeguata motivazione in merito:
- alla ricorrenza di un interesse pubblico al ritiro dell'atto illegittimo;
- alla sua prevalenza su eventuali interessi, pubblici e privati, antagonisti;
- al decorso dall'adozione dell'atto di un lasso temporale ragionevole;
- alla valutazione dell'interesse dei candidati utilmente collocati nelle graduatorie stesse, e segnatamente di quello dei vincitori già assunti e inseriti nella struttura organizzativa dell'amministrazione datrice di lavoro.
Infine, il provvedimento impugnato ignorerebbe completamente il fatto - di altrettanto interesse pubblico - che il rientro della ricorrente nel posto (centralino) ricoperto ante gennaio 2012 rappresenterebbe una stridente discrasia con l'attuale struttura organizzativa della medesima Amministrazione, posto che in atti esiste la nota datata 25.6.12 prot. 01411/DIR del Direttore Pietro Buffa della Casa circondariale di Torino "Lorusso e Cotugno", con cui "si segnala che il posto di servizio occupato precedentemente all'esito positivo dell'interpello presso l'U.S.T. è già stato occupato da altra unità regolarmente individuata tramite procedura di interpello".
8) Nel merito il ricorso appare fondato e meritevole di accoglimento.
L'analisi delle censure deve appuntarsi sul contenuto dell'ultimo atto (datato 2.11.2012) della serie procedimentale, emesso dal Provveditore in attuazione della misura cautelare di riesame e impugnato dalla ricorrente con il secondo ricorso per motivi aggiunti.
In relazione al suo contenuto perde rilievo il primo motivo di censura, incentrato sull'argomento, più volte reiterato in atti, della mancanza in capo alla C.A.R. di alcun genere di potere di esame, di intervento e di valutazione in merito alla regolarità dello svolgimento delle prove dei c.d. "interpelli locali".
Ora, per regola generale, al fine di stabilire a quale soggetto faccia capo il potere di intervento in autotutela su un atto amministrativo, si fa applicazione del principio del contrarius actus, stando al quale la revoca, l'annullamento e, in generale, gli atti di secondo grado adottati in funzione di autotutela, devono seguire la medesima procedura osservata per l'adozione del provvedimento poi ritirato ed essere disposti dallo stesso organo che li ha emanati (cfr. ex multis Cons. St. sez. V, 18 dicembre 2012, n. 6505).
Nel caso di specie, quindi, il potere di annullamento della procedura competeva al Provveditore Regionale, ovvero al soggetto che aveva indetto la procedura di interpello.
La parte ricorrente evidenzia, tuttavia, come l'atto di annullamento adottato dal Provveditore abbia recepito acriticamente la decisione della C.A.R., interpretandone il contenuto come vincolante, ovvero deducendo dalla stessa la necessitata consequenzialità dell'annullamento della procedura di interpello.
Anche sotto questo profilo la censura non pare fondata.
Se è vero che nel provvedimento impugnato si esprime una posizione di adesione ai pronunciamenti espressi dalla commissione arbitrale in ordine alla irregolarità della procedura di interpello, resta il fatto che tale concordanza di giudizi non vale in sé ad inficiare l'autonomia di esercizio del potere di autotutela. Dalla lettura del contenuto dell'atto e dell'articolata illustrazione dei fatti prodomici alla decisione conclusiva, si ricava, infatti, che il Provveditore ha fatto propria la valutazione espressa dalla C.A.R., attraendone i contenuti nella propria autonoma determinazione e, in tal modo, esercitando le sue prerogative di titolare del potere di secondo grado.
Risulta, quindi, non rilevante l'indagine sugli effettivi poteri della C.A.R., dovendosi ritenere che il suo apporto - rispetto agli esiti finali della vicenda procedimentale - abbia assunto consistenza niente più che latamente istruttoria o conoscitiva.
Solo quindi per completezza si osserva che le competenze della C.A.R. sono definite dall'art. 3 "Contrattazione decentrata", paragrafo 14, dell'Accordo Nazionale Quadro d'Amministrazione per il personale appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria. Si tratta di funzioni orientate a "garantire l'applicazione degli accordi decentrati regolarmente stipulati"; "esercita(re) anche funzioni di garanzia in ordine alla corrispondenza degli accordi decentrati periferici al Protocollo d'intesa regionale ed ai principi e criteri determinati nell'A.N.Q."; risolvere "i conflitti instauratisi in sede di applicazione degli accordi sottoscritti".
Dalla lettura della disposizione e del contesto normativo nella quale essa è inserita, si desume che la C.A.R. è organo competente a pronunciarsi in ordine all'osservanza e alla violazione delle procedure del sistema delle relazioni sindacali: quindi in merito all'applicazione degli accordi sindacali e alla soluzione dei conflitti che possono insorgere in merito.
Pertanto, sebbene esista un accordo regionale del 20.01.2011 che all'art. 5 disciplina la materia delle prove concorsuali nelle procedure di mobilità di interpello, non per questo pare possibile affermare la competenza della C.A.R. a pronunciarsi sulla correttezza delle specifiche modalità attuative della procedura concorsuale. Né pare lecito far rientrare la specifica valutazione del contenuto dei questionari sottoposti ai canditati di un interpello locale nell'ambito delle materie sottoposte al vaglio della medesima Commissione arbitrale, considerando tale attribuzione come rientrante nell'alveo delle violazione dei vigenti accordi in materia di mobilità.
La competenza della C.A.R., come detto, attiene a profili di rilievo sindacale e quindi a vertenze inerenti l'osservanza delle relative intese. Oltre questo limite, il giudizio sulle modalità applicative delle regole oggetto dell'accordo sindacale va rimesso all'autorità amministrativa competente ad intervenire in autotuela, ovvero, se si tratta di questioni incidenti su posizioni giuridiche soggettive, al sindacato dell'autorità giurisdizionale.
9) Risolto il tema della corretta imputazione soggettiva dell'atto impugnato, si tratta ora di valutarne i presupposti di legittimità, che, in linea generale, con riferimento al potere di annullamento in autotutela, si rinvengono nella ricorrenza di un interesse pubblico al ritiro dell'atto illegittimo, nella sua prevalenza su eventuali interessi, pubblici e privati, antagonisti, e nella sua collocazione ad una distanza temporale ragionevole dall'adozione dell'atto.
10) Sotto quest'ultimo profilo, il provvedimento qui impugnato appare immune da censure. Si tenga presente, in proposito, che la graduatoria finale dell'interpello è stata pubblicata (nella sua prima versione) in data 14.12.2011. A breve distanza temporale si collocano le prime iniziative volte a contestare gli esiti della procedura: si fa riferimento, in particolare, al ricorso gerarchico del 05.01.2012 e al ricorso dell'Osapp alla C.A.R. del 18.03.2012. Seguono la delibera della C.A.R. (09.05.2012), l'indizione del nuovo bando (18.05.2012), l'annullamento della procedura espletata e l'ordine di rientro della ricorrente al proprio originario posto di servizio (21.05.2012).
La successione di iniziative succedutesi a ridosso della conclusione dell'interpello, dimostra come il potere di autotutela sia stato esercitato in un torno temporale relativamente circoscritto, e, comunque, in un contesto che scongiurava motivi di affidamento soggettivo circa la conservazione degli esiti della procedura.
11) Non altrettanto infondati appaiono, invece, i rilievi mossi avverso la valutazione di illegittimità del procedimento di interpello annullato.
Nel Provv. datato 2 novembre 2012 il Provveditore pone in rilievo come l'interpello fosse stato predisposto su domande che facevano riferimento al modello organizzativo delle traduzioni appena registrato alla Corte dei Conti ma, al tempo della prova (23.11.2011), non ancora vigente.
Sottolinea, inoltre, come questa circostanza abbia "danneggiato il personale partecipante all'interpello che, giustamente, si era preparato sul modello organizzativo del 1998 (vigente durante l'esame)", e come "l'invalidità sopra richiamata abbia concretamente impedito il soddisfacimento dell'interesse pubblico acché al posto di servizio per il quale è stata esperita la procedura concorsuale fosse preposto il personale in possesso delle più spiccate attitudini e specifiche conoscenze, con la conseguente realizzazione di una migliore efficienza ed efficacia dell'azione Amministrativa".
12) Per meglio comprendere i profili di supposta invalidità evidenziati nel provvedimento di autotutela, occorre precisare quanto segue.
- La prova scritta consisteva nello svolgimento di n. 10 quesiti a risposta multipla (n. 3 risposte), con indicazione di una sola risposta esatta.
- Il bando prevedeva che le dieci domande del questionario dovessero vertere sul "Modello Organizzativo delle Traduzioni", senza alcuna ulteriore specificazione al riguardo.
- Alla data di svolgimento della prova (23.11.2011) era vigente un regolamento sulle traduzioni e i piantonamenti adottato nell'anno 1998; al contempo, era già stato approvato e diramato un nuovo regolamento, diffuso in allegato al D.M. 4 agosto 2011.
- Secondo quanto riportato nel Provv. del 2 novembre 2012, all'epoca dell'espletamento della prova scritta (23.11.2011) il nuovo regolamento era stato appena registrato alla Corte dei Conti, ma non era ancora vigente.
- Due dei dieci quesiti (il 5 e 7) vertevano sul nuovo modello organizzativo in via di introduzione, in quanto facevano riferimento alle sigle (U.S.T. e U.C.S.T.) degli uffici di nuova istituzione ivi menzionati.
13) Alla luce dei dati esposti, il Collegio ritiene che il provvedimento impugnato sia censurabile, stante la mancanza di un effettivo e invalidante vizio di formulazione del questionario.
Va osservato che le commissioni di concorso - in sede di predisposizione delle prove da sottoporre ai candidati - pongono in essere atti che costituiscono esercizio di discrezionalità tecnica, notoriamente assoggettabile al controllo giudiziale nei limiti della ravvisabilità ictu oculi di elementi di irragionevolezza e di non congruità.
Il sindacato, in particolare, si giustifica a fronte della irrazionalità dei quesiti ovvero della estraneità degli stessi alle materie di esame (cfr., fra le altre, T.A.R. Lazio sez. I, 10 marzo 2006, n. 1861; Cons. St., sez. IV, 19 agosto 1994, n. 651; sez. V, 30 marzo 1993, n. 442; TAR Liguria, sez. I, 4 luglio 1998, n. 516; TAR Basilicata, 2 marzo 1998, n. 58; TAR Latina, 9 marzo 1991, n. 187).
14) Nel caso in esame plurimi argomenti concorrono a far ritenere che la formulazione dei quesiti non riguardasse tematiche eccentriche o incongrue rispetto all'oggetto della prova dell'interpello.
• Innanzitutto, i contenuti dei due quesiti censurati come invalidi vertevano su questioni strettamente attinenti alla configurazione dell'ufficio di prossima appartenenza del vincitore della procedura.
L'interpello era volto, infatti, a reperire un'unità da applicare presso l'Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Traduzioni del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria.
L'U.S.T. è appunto l'Ufficio della Sicurezza e delle Traduzioni istituito con D.M. 4 agosto 2011 presso ogni Provveditorato, dotato di funzioni di coordinamento e controllo delle traduzioni nell'ambito della competenza territoriale del Provveditorato.
Non è un caso che negli atti adottati a seguito della prova scritta concorsuale, sia dal Provveditore che dalla C.A.R., si faccia riferimento all'interpello come "volto a reperire una unità di Polizia Penitenziaria da applicare presso l'U.S.T.", cioè presso il nuovo ufficio di coordinamento.
• Va poi tenuto presente che i dati informativi richiesti nel questionario consistevano in notizie di contenuto sommario, attinenti alle funzioni essenziali degli organismi di nuova istituzione. Non era richiesta, pertanto, una conoscenza approfondita del nuovo testo regolamentare.
• I due quesiti non costituivano parte preponderante della prova selettiva, essendo questa articolata su dieci domande.
• Gli stessi, ed è il dato più saliente, facevano riferimento ad un testo normativo già approvato e di imminente introduzione, diffuso sin dal mese di agosto 2011.
• Le nuove disposizioni, inoltre, presentavano contenuti di indubbio interesse per gli appartenenti al settore, in quanto portatrici di variazioni rilevanti nell'assetto organizzativo del servizio delle traduzioni.
• Poteva pertanto ritenersi ragionevolmente esigibile uno sforzo conoscitivo, sia pure non approfondito, da parte dei concorrenti, esteso alle innovazioni normative in corso di introduzione, trattandosi di tematiche strettamente attinenti alle finalità dell'interpello e attinte dai quesiti in termini sommari ed essenziali, oltre che in una misura coerente e proporzionata rispetto all'estensione e alla natura complessiva della prova.
15) Per le ragioni esposte, deve ritenersi che nella predisposizione del questionario non sia stato violato il limite di congruità e razionalità che rende assoggettabile al controllo giurisdizionale l'esercizio della discrezionalità tecnica che governa, in detta materia, l'agire dell'amministrazione.
16) Ad integrazione dei dati sin qui esposti, va infine osservato che il Provveditore Regionale si era espresso sulla regolarità della procedura in esito al ricorso gerarchico a lui rivolto dall'agente scelto Muscarello. Nel ricorso si eccepiva che alcune domande inserite nel questionario (in particolare la n. 5, 7 e 9), anziché vertere sul Modello Organizzativo vigente, riguardassero la nuova bozza di Modello Operativo non ancora in vigore.
Nel provvedimento decisorio (trasmesso con nota del 01.02.2012 - prot. archidoc n. 4158/12), il Provveditore, "valutata la regolarità della procedura di interpello emanato con la nota n. 416855 del 23.11.2011", aveva respinto quasi integralmente il ricorso gerarchico, accogliendolo limitatamente alla contestazione del quesito n. 9 e respingendolo quanto ai quesiti n. 5 e 7 (questa la motivazione: "Si osserva che ai quesiti n. 5 e n.7, debbano considerarsi valide entrambe le risposte contrassegnate al n.1 così come previsto dalla normativa vigente. Relativamente alla risposta fornita al quesito n. 9, si ritiene che la ricorrente abbia comunque fornito la risposta in linea con la vigente normativa).
A seguito della rivalutazione di tutti gli elaborati, disposta in conseguenza del parziale accoglimento del ricorso, era stata riformulata una nuova graduatoria che aveva confermato come vincitrice l'assistente B. (oltretutto con punteggio pieno: pt. 10,00).
Rispetto a questa precedente determinazione e alla valutazione ivi espressa circa la validità dei quesiti, l'atto adottato in data 2.11.2012 non aggiunge elementi di rilievo, né affronta il problema di coordinare i due giudizi, espressi in diversi momenti e in termini contraddittori sulla medesima materia. Tale circostanza, unitamente alle considerazioni sopra svolte in merito alla sostanziale congruenza dei quesiti, concorre ad evidenziare un ulteriore profilo di incoerenza e di debolezza motivazionale dell'atto impugnato.
17) In conclusione, l'insussistenza di motivati vizi di illegittimità della procedura di interpello determina l'invalidità e l'annullamento del provvedimento di autotutela impugnato.
18) Va invece respinto l'ulteriore motivo di censura con il quale la ricorrente lamenta di non essere stata informata con un apposito e idoneo avviso di avvio del procedimento di annullamento dell'interpello.
Ciò in quanto rispetto all'atto conclusivo dell'intera vicenda procedimentale, adottato in pendenza del giudizio e nel pieno contraddittorio delle parti, devono ritenersi soddisfatte le garanzie di partecipazione all'esercizio del potere amministrativo.
19) Dall'accoglimento del ricorso conseguono la caducazione dell'atto di annullamento della procedura, adottato in autotutela dal Provveditore Regionale, e la conferma della sig. B. nell'incarico assegnatole all'esito dell'interpello. Tali statuizioni assorbono la domanda risarcitoria genericamente avanzata dalla ricorrente.
La peculiarità delle questioni trattate giustifica l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Lo accoglie e per l'effetto annulla gli atti impugnati, ai sensi e nei limiti di cui in motivazione.
Spese di lite compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.