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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/02/2013  -  stampato il 08/12/2016


Richiesta proroga distacco Napoli Poggioreale: Ispettore Polizia Penitenziaria perde ricorso al TAR

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 612 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
A.F., rappresentato e difeso dagli avv.ti Ernesto Trimarco, Melinda Lazzeroni, con domicilio eletto presso T.A.R. Piemonte Segreteria in Torino, corso Stati Uniti, 45;
contro
Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata in Torino, corso Stati Uniti, 45;
per l'annullamento
del provvedimento G-DAP 0105254-2012 del 14 marzo 2012, di diniego di distacco ai sensi dell'art. 7 D.P.R. n. 254 del 1999, ed ogni altro atto connesso e conseguente;
del provvedimento G-DAP 0130941 del 2 aprile 2012, di diniego al riesame;
con i motivi aggiunti, depositati il 19/9/2012:
del provvedimento G-DAP 0288241-2012 del 3.8.2012
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 febbraio 2013 il dott. Giovanni Pescatore e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
________________________________________
Fatto - Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1) Con ricorso notificato il 14 maggio 2012 e depositato il 9 giugno 2012, il ricorrente, ispettore di Polizia Penitenziaria in assegnato alla casa circondariale di Vercelli, ha impugnato il provvedimento G-DAP 0105154 - 2012 del 14 marzo 2012 contenente il diniego della richiesta volta ad ottenere la proroga del distacco presso l'Istituto penitenziario di Napoli Poggioreale, ai sensi dell'art. 7 D.P.R. n. 254 del 1999.
In accoglimento dell'istanza cautelare, con ordinanza depositata il 29.06.2012 l'amministrazione penitenziaria è stata invitata a riesaminare la questione, essendo apparso carente il corredo motivazionale del provvedimento impugnato.
Con successivi Provv. 3 agosto 2012 e Provv. 13 settembre 2012, l'amministrazione ha confermato le precedenti determinazioni, esplicitando le prevalenti esigenze di servizio che rendevano necessario il rigetto dell'istanza di distacco.
Avverso tali provvedimenti il ricorrente, reiterando nel ricorso per motivi aggiunti le censure proposte con il ricorso introduttivo, con unica ed articolata doglianza ha fatto valere: nullità del provvedimento per violazione e/o elusione di giudicato ai sensi dell'art. 21 septies L. n. 241 del 1990; violazione dell'art. 3 della L. 7 agosto 1990, n. 241; eccesso di potere per difetto assoluto, carenza e perplessità della motivazione, difetto di istruttoria. Violazione degli artt. 29, 30, 31 Cost. nonché dell'art. 24 comma 2 Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE.
L'Amministrazione si è costituita in giudizio ed ha concluso in maniera opposta a quella di parte ricorrente.
L'istanza cautelare accessoria al ricorso per motivi aggiunti è stata respinta, statuizione questa confermata dal Consiglio di Stato. Il procedimento è pervenuto a decisione all'udienza del 07.02.2013.
2) Il ricorso è infondato.
In via preliminare, il ricorrente deduce la mancata ottemperanza da parte dell'amministrazione dell'ordinanza cautelare 29.06.2012: ciò in quanto l'amministrazione, a suo dire, avrebbe dovuto sospendere il provvedimento di diniego e prorogare il distacco, non limitandosi ad adottare un nuovo provvedimento in sostituzione del precedente.
Nel merito, l'interessato, premessa in fatto la situazione familiare che lo vede coniugato con una collega assegnata alla casa circondariale di Napoli Poggioreale, con orario di lavoro 8,00 - 15,12, e padre di tre figli minori (due nati nel 2005 e uno nel 2008), evidenzia come l'art. 7 del D.P.R. n. 254 del 1999 consenta la concessione da parte dell'amministrazione dell'assegnazione anche in soprannumero al personale in altra sede di servizio per un periodo di massimo 60 giorni rinnovabili e sostiene che nel caso in esame ricorrerebbero tutti i requisiti della fattispecie in esame.
Argomenta, in tal senso, come la valutazione dell'interesse alla migliore organizzazione dell'ufficio di appartenenza debba tener conto della tutela della famiglia e del fanciullo riconosciuta a livello superiore e primario. Ribadisce che il distacco rappresenta un provvedimento concedibile anche in soprannumero. Sottolinea, infine, come il provvedimento impugnato violi anche i diritti del fanciullo come protetti dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE.
3) Le tesi non paiono condivisibili.
In via preliminare va respinta la censura di violazione dell'ordinanza cautelare mossa avverso i provvedimenti impugnati con i motivi aggiunti. La misura cautelare era infatti volta a sollecitare il riesame dell'istanza, con sospensione, nelle more dell'adozione del nuovo provvedimento, dell'esecuzione del provvedimento impugnato.
L'amministrazione correttamente ha assunto nuove e più puntuali determinazioni sull'istanza in oggetto. Non risulta, per contro, che il diniego di distacco abbia avuto, medio tempore, alcuna esecuzione.
4) Nel merito, non possono non condividersi le argomentazioni dell'amministrazione che prendono le mosse dall'art. 7 del D.P.R. 16 marzo 1999, n. 254, stante il quale è rimesso alla discrezione dell'ufficio di appartenenza concedere al personale che ne abbia fatto domanda, per gravissimi motivi di carattere familiare o personale adeguatamente documentati, l'assegnazione anche in sovrannumero all'organico in altra sede di servizio, per un periodo non superiore a sessanta giorni, rinnovabile, valutate le esigenze di servizio.
A fronte della chiara lettera della norma, la posizione rivestita dagli interessati in ordine al provvedimento di assegnazione temporanea non si configura come un diritto soggettivo perfetto, ma, similmente ad altre ipotesi in cui vengano in rilievo le esigenze dell'amministrazione modulabili sulla base di un potere non vincolato, la posizione che ne occupa è di interesse legittimo, con la conseguenza che essa coinvolge necessariamente la valutazione dell'interesse pubblico a distaccare il dipendente, laddove questi sia collocato in una sede di servizio deficitaria dal punto di vista del personale impiegatovi.
Né si può dire che l'amministrazione, nel caso in esame, abbia mancato quel bilanciamento dell'interesse del dipendente con quello pubblico anzidetto, dal momento che il ricorrente dal 28.07.2006 al 29.02.2012 ha goduto di un lungo periodo di distacco, il che induce a ritenere che le sue esigenze di carattere familiare siano state ampiamente tenute in considerazione.
5) Va inoltre contestato che l'opposto diniego sia stato illogicamente o incongruamente motivato: al contrario, a fronte dei numerosi distacchi che testimoniano una costante valutazione della situazione familiare del ricorrente, l'amministrazione, nei provvedimenti da ultimo impugnati, a fronte dell'ulteriore richiesta di distacco del ricorrente, non ha potuto che porre in evidenza le gravi carenze di personale presso la Casa Circondariale di Vercelli, la quale, pur prevedendo un organico di n. 22 unità nel ruolo di appartenenza del ricorrente (ispettore), annovera sole 6 unità effettive, con un deficit di personale del 73%.
L'amministrazione ha poi operato un confronto numerico tra l'organico a disposizione presso l'Istituto penitenziario di Vercelli e quello in servizio a Napoli Poggioreale, evidenziando la maggiore scopertura di quest'ultima sede e concludendo, quindi, nel senso delle prevalente esigenza di rientro del ricorrente presso l'ufficio di appartenenza.
Pare condivisibile, peraltro, l'osservazione, recata in margine ai provvedimenti adottati, secondo cui l'istituto del distacco non può trasformarsi in un trasferimento, per la continuità e regolarità con il quale viene richiesto e per altro concesso dall'amministrazione.
6) Infine, non può essere condivisa l'argomentazione di parte ricorrente relativa alla violazione delle disposizioni della Costituzione e della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE sui diritti della famiglia e del bambino. Certamente il rapporto di supremazia che lega tali disposizioni con la legge ordinaria dello Stato, in base all'art. 117, comma 1 della Costituzione, impone che la valutazione dell'interesse alla migliore organizzazione del lavoro venga coniugata, in termini di compatibilità, con le esigenze di tutela della famiglia e del fanciullo, riconosciute ad un livello superiore a quello primario.
Cionondimeno, l'interpretazione costituzionalmente orientata della norma di cui all'art. 7 del D.P.R. n. 254 del 1999 non può portare a stravolgere l'uso dell'istituto del distacco nell'ordinamento penitenziario, inficiandone il carattere di misura a carattere temporaneo.
Per le superiori considerazioni il ricorso va respinto.
La natura delle questioni trattate induce alla compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.