www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/12/2009  -  stampato il 05/12/2016


Basta col massacro mediatico della Polizia Penitenziaria.

In queste ultime settimane, la Polizia penitenziaria è stata messa in croce con illazioni inaccettabili circa il ruolo che svolge nei penitenziari italiani. 

La miglior risposta a queste false, ingrate e ingiuste accuse sono i quotidiani gesti eroici che compie il nostro Personale, ed il comportamento che assume in rappresentanza dello Stato.
 
Gesti e comportamenti che avvengono quasi sempre nel totale silenzio degli organi di informazione.
 
Merita allora il massimo risalto mediatico quanto avvenuto a Palmi (RC), con tre agenti feriti per aver sventato un tentativo di evasione.
 
I nostri Agenti, fatti oggetto anche di colpi d’arma, sono riusciti con grande professionalità a sventare l’evasione di due pericolosi detenuti che hanno riportato immediatamente in carcere.
 
A loro, e a tutto il Reparto di Polizia penitenziaria di Palmi, il SAPPe ha espresso l’incondizionata solidarietà e vicinanza del primo e più rappresentativo Sindacato del Corpo.
 
Non possiamo non pensare che anche questo grave episodio possa essere stato il frutto del clima di tensione che si registra nelle carceri italiane, in cui l’esplosiva combinazione tra il grave sovraffollamento pari a circa 66mila detenuti e una carenza di 5.000 unità negli organici della Polizia penitenziaria determina di fatto livelli di sicurezza assolutamente insufficienti per i nostri Agenti, specie per coloro che lavorano ogni giorno, ogni ora, nella prima linea delle sezioni detentive, nelle traduzioni e nei piantonamenti.
 
L’eroico gesto dei nostri valorosi Agenti, che hanno impedito l’evasione dei detenuti, dimostra una volta di più, specie in questo periodo in cui la Polizia Penitenziaria subisce critiche false, gratuite ed ingiuste, la grande professionalità, il senso del dovere e lo sprezzo del pericolo dei Baschi Azzurri, fedeli rappresentati dello Stato democratico nel difficile contesto penitenziario italiano.
 
Altrettanta visibilità merita la notizia che Antonio Panico, capo dell’omonimo clan camorristico, detenuto in regime di 41 bis (il cosiddetto carcere duro) nel penitenziario romano di Rebibbia, è stato salvato dagli uomini dalla Polizia Penitenziaria da un tentativo di suicidio.
 
E’ stato proprio il tempestivo intervento degli agenti penitenziari a salvare la vita a Panico.
 
I poliziotti e le poliziotte penitenziarie nel solo 2008 sono intervenuti tempestivamente in carcere salvando la vita ai 683 detenuti che hanno tentato di suicidarsi ed impedendo che i 4.928 atti di autolesionismo posti in essere da altrettanti ristretti potessero degenerare ed ulteriori avere gravi conseguenze.
 
Sono persone che nelle carceri italiane subiscono con drammatica sistematicità, nell’indifferenza dell’opinione pubblica, della classe politica ed istituzionale, continue aggressioni da una parte di popolazione detenuta aggressiva e violenta.
 
Nessuno, però, mette in evidenza questi nobili gesti delle donne e degli uomini della Polizia penitenziaria.
 
Lo facciamo noi, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, da sempre in prima linea per valorizzare l’importanza del nostro duro e difficile lavoro, a tutela dell’onorabilità del Corpo e di tutti i suoi appartenenti.
 
Abbiamo chiesto di attivare tavoli politici e tecnici per trovare, insieme, soluzioni al grave problema del sovraffollamento penitenziario.
 
Come sindacato abbiamo l’obbligo istituzionale di svolgere un’opera di controllo sulle questioni che ledono i diritti dei nostri iscritti e abbiamo l’obbligo morale di perseguire un’attività di proposta e di indirizzo sulle problematiche penitenziarie, seguendo le indicazioni che sono frutto della nostra ventennale esperienza sul campo.
 
Per questo auspichiamo che si attivi presso il ministero della Giustizia un tavolo tecnico sulle criticità penitenziarie, presieduto dal ministro Alfano.
 
Il grave momento di crisi che ricade per ora unicamente sui trentottomila Agenti e sulle loro famiglie ci impone di trovare e discutere su soluzioni che possano essere comprese e condivise dai cittadini e fatte proprie dal Governo.
 
 E noi vogliamo fare la nostra parte.
 
Chiediamo quindi di aprire da subito questo tavolo di trattativa tecnica con il ministro Alfano e le altre realtà sociali che operano negli istituti penitenziari, per trovare insieme delle soluzioni condivise tese a risolvere il grave momento di crisi che il settore penitenziario sta vivendo e che principalmente la Polizia Penitenziaria sta fronteggiando e pagando in termini di condizioni di lavoro gravose e particolarmente stressanti.