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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/04/2013  -  stampato il 05/12/2016


Agenti di Custodia. Ricordarli con rispetto

Cari vecchi agenti di custodia, a raccontare di voi oggi, si può essere tacciati di essere nostalgici di tempi che furono. Niente di più falso. Il passato è passato. Ma mi son sempre chiesto se conoscere la storia del nostro Corpo, non ci aiuti a capire meglio il presente. Certo la nostra storia è triste, difficile talvolta da digerire per qualcuno, ma è la nostra storia, non la possiamo seppellire.
Cerchiamo di valorizzare il ruolo che gli agenti di custodia ebbero nella società, guardando con occhio critico a quello che fu; talvolta la critica può sembrare feroce ma è forse il troppo amore che avevamo per quella divisa grigioverde che ci fa pensare al passato con un misto di rabbia e amarezza. Un passato che avrebbe potuto essere più roseo, forse, ma che registrava pesanti assenze da parte dello Stato all’interno delle carceri; lo stesso Stato cui noi eravamo preposti a salvaguardarne le leggi ed a farle rispettare. Assenza che causava la promiscuità tra i detenuti favorendone le prevaricazioni di taluni (mafiosi) rispetto ai comuni; violenze e vessazioni tra i detenuti; intimidazioni e violenze nei confronti degli agenti e dei loro familiari. Ecco, quindi, il verificarsi e il diffondersi, in assenza di normative certe e di una seria lotta alle organizzazioni criminali mafiose, il fenomeno delle gerarchie di detenuti all’interno delle carceri, talvolta co-gestite dai mafiosi come Buscetta all’Ucciardone, o come Cutolo a Poggioreale. Ecco che anche alla luce di ciò, va valorizzato il ruolo di quei tanti agenti di custodia che all’interno delle carceri, a cavallo di un ventennio che va dagli anni 60 alla fine degli anni 80, si trovarono a fronteggiare “da soli” rivolte, omicidi, attentati, pressioni velate sulla sorte dei propri familiari, sequestri di persona all’interno delle celle (l’avevate dimenticato?), accoltellamenti, fino ad arrivare agli omicidi dei colleghi.
Quanti in quegli anni persero la vita? Perdere la vita per difendere le istituzioni o per far rispettare le regole, supremo sacrificio di chi ha donato la propria vita per un ideale o per essersi trovato stritolato da un ingranaggio infernale frutto di quei tribolati anni.
Fortuna che oggi quei tempi restano solo un brutto ricordo.
Ma attenti a non buttare nell’oblio quanti ci precedettero nel duro lavoro delle carceri, che esigono nel ricordarli, rispetto.