www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/05/2013  -  stampato il 10/12/2016


Nella vita chi si comporta bene ottiene vantaggi, chi si comporta male no. Perché in carcere non è così?

Quando una persona entra in carcere deve avvertire subito una differenza rispetto alla vita che faceva fuori. Oltre alla libertà di muoversi dove vuole, alla persona detenuta devono essere tolte anche delle agevolazioni, troppo spesso date per acquisite perché ritenute ormai uno standard di vita irrinunciabile. A molti, queste parole sembrano scontate e dettate solo dal buon senso, ad altri sembrano concetti retrogradi e non degni di un Paese civile.

Per quanto mi riguarda, sono concetti giusti e sacrosanti e sono d’accordo con l’impostazione che il Chris Grayling, attuale Ministro della Giustizia della Gran Bretagna con il governo Cameron, sta portando avanti e che ha riassunto così: “I detenuti devono avvertire il cambiamento della propria vita quando entrano in carcere». Il Ministro ha proposto di introdurre nuove regole e ha annunciato una stretta sulle condizioni carcerarie in linea con i principi di merito. E quindi niente televisione, niente abiti civili (per le prime due settimane), niente facile accesso a denaro e a troppi colloqui famigliari. E tempi ridotti in palestra. Tutti i detenuti, cioè, dovranno indossare le divise, vivere senza tv, avere pochi contanti per gli extra e limitati contatti con i famigliari. Almeno all'inizio. “Poi - ha continuato Grayling - le condizioni potranno essere migliorate installando di nuovo le tv in cella e tutti i benefits che ora sono dati per acquisiti. Dipenderà naturalmente dal comportamento dei detenuti”.

A me non sembranon concetti solo afflittivi della pena come molti si ostinaneranno a denunciare e a scandalizzarsene.

Divise per i detenuti per le prime due settimane di detenzione? Si. Niente canali satellitari sportivi nelle ore diurne in cui si dovrebbe lavorare o studiare? Certamente! Sistema “premiale” per avere più colloqui e contatti con il mondo esterno? Assolutamente si.

Un conto è un sistema penitenziario vendicativo ed oppressivo che la storia ci ha insegnato essere un sistema che non funziona, altra faccenda è quella di far finta (come avviene adesso in Italia) di rispettare la dignità dei detenuti concedendo loro un po’ di tv, un campetto da calcio, un po’ d’assistenza del mondo del volontariato... Così non va. Ora ci ritroviamo in un pantano in cui la tv è sacrosanta, ma se un detenuto insulta o aggredisce un poliziotto, un rappresentante dello Stato, qualche Direttore chiude un occhio per il quieto vivere e per non urtare la suscettibilità dei tanti “progressisti” (che si autodefiniscono progressisti) che da fuori fanno finta di osservare il carcere, comodamente seduti nelle loro poltrone. 

Con questo non voglio dire che in carcere si faccia una bella vita e che bisogna trattare male le persone detenute, ma riappropriarsi di un concetto semplice quanto opportuno, ritornare cioè ad un sistema “premiale” (che il nostro ordinamento penitenziario peraltro teorizza abbondantemente), mi sembra un’operazione necessaria anche in Italia.

Ben vengano anche da noi delle regole per introdurre dei limiti al potere discrezionale dei Direttori delle carceri o dell'equipe trattamentale (che di fatto non esiste nella maggior parte delle carceri) che introducano certezze sui modi e i tempi per premiere o punire chi si comporta male in carcere! E soprattutto, finiamola con questo falso buonismo che premia chi in carcere fa finta di essere un agnellino! La (presunta) mancanza di cattivi comportamenti non può essere la sola condizione per ottenere una vita "normale" in carcere.

Secondo me è inutile teorizzare un sistema penitenziario all’avanguardia (come spesso si sono vantate le persone che in carcere non ci hanno mai lavorato veramente) e poi buttare alle ortiche un concetto che sta alla base del nostro modello di convivenza civile: se ti comporti male, ottieni svantaggi; se ti comporti bene, hai delle agevolazioni.

Non so voi, ma io faccio così anche con i miei figli, senza per questo dover ricorrere ai ceffoni...

Leggi anche: http://www.guardian.co.uk/society/2013/apr/30/prison-uniforms-perks-chris-grayling