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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/05/2013  -  stampato il 09/12/2016


Excusatio non petita accusatio manifesta. Luigi Pagano, credendo di scusarsi, si autoaccusa

Di recente il vice capo minore del Dap Luigi Pagano si è sentito in dovere di diffondere una nota, intitolata Una modesta proposta, con la quale ha cercato di difendere le scelte di Tamburino (e anche sue) sui patti coi detenuti e sull’adozione della cosiddetta sorveglianza dinamica.

Credo di non aver mai letto niente di più calzante alla famosa locuzione latina “Excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Secondo questo motto latino chi non non ha niente di cui giustificarsi, non dovrebbe mai scusarsi. Affannarsi a giustificare il proprio operato senza che sia richiesto viene spesso recepito come un atteggiamento sospetto, un indizio del fatto che si abbia qualcosa da nascondere.

San Girolamo, nelle sue lettere (Epist. 4),  sentenziava: dum excusare credis, accusas, cioè mentre credi di scusarti, ti accusi.

In effetti, Luigi Pagano quando per scusare se stesso aggredisce il Sappe, altro non fa che confermare in assoluto questa regola.

Che bisogno ci sarebbe, altrimenti, di diffondere una simile nota?

Nessuno potrebbe credere, nemmeno per approssimazione progressiva, che Pagano ha diramato questa nota per replicare al Sappe perché, in questo caso, sarebbe davvero inspiegabile il silenzio rispetto alle altre centinaia di note rimaste senza risposta.

Peraltro, è difficile negare che se Pagano si ritrova sempre nella posizione di chi si deve discolpare, significa che la sua tanto decantata vigilanza dinamica fa acqua da tutte le parti (e lo sa anche lui). 

Leggi la nota di Pagano: UNA MODESTA PROPOSTA

 (newsletter DAP n. 59)