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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/05/2013  -  stampato il 11/12/2016


Liberate la Polizia Penitenziaria: adesso parliamo del Capo del Dap

Terminata la analisi riferita ai quadri dirigenti e direttivi del Corpo, appare cogente dover intervenire sulla figura del Capo Dipartimento.

Il Capo Dipartimento, già Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena, è a norma di legge il Capo dell’Amministrazione.

La legge 395/1990, articolo 30, comma 2 indica che al Dipartimento è preposto il direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, ed indica tra quali figure egli è scelto.

La lettura, dell’articolo 30, non dovrebbe far sfuggire che il Capo del Dipartimento, è il direttore generale dell’Amministrazione Penitenziaria e, nulla indica che il medesimo abbia, altresì, il titolo di Capo della Polizia Penitenziaria.

L’Amministrazione Penitenziaria, da sempre, ove convenga ai propri vertici interpreta ed agisce per mutazione di norme, al riguardo, è facile comprendere, che i Capo Dipartimento si auto investono del titolo di Capo della Polizia Penitenziaria in virtù del disposto di cui all’articolo 5 commi 2 e 3, della legge 121/1981, agendo appunto in analogia, in aderenza alla mera circostanza, in quanto ai medesimi spetta una assimilabile indennità economica.

La legge 395/1990, non indica con chiarezza chi è il Capo della Polizia Penitenziaria, cosa che invece, non sfugge alla legge 121/1981, la quale indica all’articolo 2 che al Dipartimento della Pubblica Sicurezza è preposto il Capo della Polizia – direttore generale della pubblica sicurezza.

A tal riguardo, è importante tornare alla lettura della legge, nella completezza e, di tutti i suoi articoli, infatti, a ben leggere la legge non parla neanche di “Capo Dipartimento”, ma di “direttore generale dell’Amministrazione Penitenziaria.

L’articolo 9 della legge, indica le figure nei confronti delle quali esistono doveri di subordinazione gerarchica:

lettera c) direttore generale dell’Amministrazione Penitenziaria.

lettera d) direttore dell’Ufficio del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, anche in tal caso, non indica quali di queste figure abbiano il titolo di Capo della Polizia Penitenziaria.

E’ ovvio, che siamo al cospetto di una aberrazione legislativa, garantita dalla disinvoltura dell’epoca, che poi altro non è che quella attuale.

La figura del Capo Dipartimento, è individuata in seguito con il decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 2001 n. 55, articolo 7, “Regolamento di riorganizzazione del Ministero della Giustizia”.

Detto articolo, cita testualmente:

Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria

1. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria esercita le funzioni e i compiti inerenti le aree funzionali individuate dall'articolo 16, comma 3, lettera c) del decreto legislativo.

2. Per l'espletamento delle funzioni del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria sono istituiti i seguenti uffici dirigenziali generali con le competenze per ciascuno di seguito indicate:

a. Direzione generale del personale e della formazione: assunzione e gestione amministrativa del personale, anche dirigenziale, amministrativo e tecnico; gestione amministrativa del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria; relazioni sindacali; disciplina, formazione e aggiornamento del personale dell'amministrazione penitenziaria ed organizzazione delle relative strutture, salve le competenze dell'Istituto superiore di studi penitenziari;

b. Direzione generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi: gestione dei beni demaniali e patrimoniali, dei beni immobili, dei beni mobili e dei servizi; procedure contrattuali; edilizia penitenziaria e residenziale di servizio;

c. Direzione generale per il bilancio e della contabilità: adempimenti connessi alla formazione del bilancio di previsione e del conto consuntivo, della legge finanziaria e della legge di assestamento del bilancio; adempimenti contabili;

d. Direzione generale dei detenuti e del trattamento: assegnazione e trasferimento dei detenuti e degli internati all'esterno dei Provveditorati regionali; gestione dei detenuti sottoposti ai regimi speciali; servizio sanitario; attività trattamentali intramurali;

e. Direzione generale dell'esecuzione penale esterna: indirizzo e coordinamento delle attività degli Uffici territoriali competenti in materia di esecuzione penale esterna; rapporti con la magistratura di sorveglianza, con gli enti locali e gli altri enti pubblici, con gli enti privati, le organizzazioni del volontariato, del lavoro e delle imprese, finalizzati al trattamento dei soggetti in esecuzione penale esterna.

3. Il Capo del Dipartimento svolge altresì i compiti inerenti l'attività ispettiva ed il contenzioso relativo ai rapporti di lavoro ed alle altre materie di competenza del Dipartimento.

Anche in questo caso, il legislatore stranamente dimentica di indicare chiaramente se e in quali termini il Capo del Dipartimento assuma anche il titolo di Capo della Polizia Penitenziaria.

Ancora più grave, è che gli estensori abbiano omesso di indicare anche le modalità della gestione operativa dell’organismo militarmente organizzato, di cui viene indicata solo la gestione amministrativa, nonostante il dettato dell’articolo 16 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300.

A questo punto, anche volendo mantenere da parte lo stimolo revanscista è inevitabile alzare gli scudi ed invocare una correzione.

Con R.D. 31 dicembre 1922, n. 1718, la Direzione Generale delle Carceri e dei Riformatori viene trasferita, a partire dal 15 gennaio 1923, dal ministero dell'Interno a quello della Giustizia e degli Affari di Culto. Tutti i servizi prima attribuiti al ministro dell'Interno, al prefetto ed al vice prefetto, sono rispettivamente assegnati al ministro della Giustizia, al Procuratore Generale presso la Corte d'Appello ed al Procuratore del Re.

       La direzione generale degli istituti di prevenzione e pena, nasce nel 1928, Regio Decreto, 5 aprile 1928, n. 828, il quale conferisce tale nuova denominazione alla Direzione Generale delle Carceri.

       La lettura integrale della legge 395/1990, dovrebbe far riflettere anche sulle categorie tra quali individuare il direttore generale dell’Amministrazione Penitenziaria, l’articolo 30 comma 2, recita che al dipartimento, è preposto il direttore generale dell’Amministrazione Penitenziaria, scelto tra i magistrati di cassazione con funzioni direttive superiori o tra i dirigenti generali dell’Amministrazione Penitenziaria.

La scelta a rigor di logica ricadeva sui magistrati di cassazione nel passato, quando la precedente normativa delegava al procuratore generale della Repubblica e al procuratore della Repubblica funzioni amministrative concernenti il personale, gli istituti e servizi penitenziari, funzioni che l’articolo 32 trasferisce ai provveditorati regionali.

Se, si fosse optato di agire nel senso letterario della innovazione, prospettata con la legge 395/1990, il dopo Nicolò Amato (la cui permanenza in qualità di direttore generale era garantita dalla prima parte del comma 2 del citato articolo 30), avrebbe dovuto far ricadere le successive scelte dei direttori generali dell’Amministrazione Penitenziaria Capi Dipartimento, solo nei confronti dei Dirigenti Generali dell’Amministrazione Penitenziaria stessa, analogo indirizzo, dovrebbe indicare la via per scegliere il vice direttore generale con funzioni di Vicario.

Insomma, ci troviamo al cospetto di una struttura obsoleta, la quale pone ancora al proprio vertice figure che sono niente altro che espressione della gerontocrazia Nazionale, è ovvio che per cambiare ed innovare, è indispensabile riformare tutto il sistema penitenziario e, questa necessità dovrebbe essere, da tutti ben condivisa.

Quanto sopra, dimostra indiscutibilmente che la mancata indicazione circa quale figura è il Capo della Polizia Penitenziaria, è voluta e reiterata nel tempo per motivi strategici. Indicare la figura del Capo dell’Organismo, comporterebbe inevitabilmente, la necessità di individuare il Capo della Polizia Penitenziaria tra le figure autoctone all’organismo stesso, come peraltro è avvenuto inevitabilmente nel 1971.

Significherebbe, fatalmente dover dar luce al ruolo di Dirigenza Generale propria della Polizia Penitenziaria, che in virtù della consistenza numerica della categoria rappresentata, diverrebbe inevitabilmente la Dirigenza più forte sia a livello funzionale sia politico.