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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/05/2013  -  stampato il 05/12/2016


Io mi candido, tu lavori, egli viene mandato in missione ...

E’ di questi giorni la notizia che nel carcere di Augusta, in Sicilia, a causa delle elezioni amministrative si siano candidati una quarantina di colleghi poliziotti penitenziari, aspiranti ad un posto di consigliere comunale. Ma anche in altre carceri della Sicilia si è avuto un immediato calo di personale a causa delle elezioni amministrative: Eppure noi poliziotti penitenziari, salvo qualche rara eccezione, non ci siamo mai dimostrati molto interessati alla politica. La politica, i politici in genere, ci interessano nella misura in cui  li possiamo insultare a seguito del blocco dei contratti, del blocco dell’assegno di funzione, del mancato riallineamento ed altro.

Ma ogni volta che ci sono elezioni amministrative, accade un fatto strano: i poliziotti penitenziari vengono presi da sacro furore politico e si candidano in massa in partiti, partitini, liste civiche, arrivando persino, in alcuni comuni, a presentare intere liste di poliziotti penitenziari (sic!!).

Il sacro fuoco della politica, l’interesse per la collettività, il mettersi a disposizione dei propri concittadini pervade l’animo dei nostri, miei, colleghi e loro, con spirito di sacrificio e abnegazione, si pongono al servizio dei partiti, fornendo alla politica un esercito di candidati.

In realtà è ben altro a spingere questo esercito silenzioso alla candidatura: sono i quasi 30 giorni di ferie retribuite che spettano all’appartenente al Corpo della Polizia Penitenziaria, ovvero quel periodo che va dall’accettazione della candidatura al giorno precedente la chiusura della campagna elettorale.

30 giorni di ferie retribuite. 30 giorni di viaggio, da casa all’Istituto, risparmiati. 30 giorni di benzina risparmiata (che di questi tempi non è poco).

E così le carceri si svuotano, Augusta si svuota e chiede aiuto. Il Provveditorato non può fare altro che mandare coattivamente in missione agenti da altre sedi, ma non incentivandoli, bensì con vitto e alloggio a carico dell’amministrazione. Quindi loro si candidano e a risolvere i problemi delle altre carceri, in questo caso Augusta, dovrebbero essere i colleghi di Palermo, Agrigento e Caltanissetta. Probabilmente ad Augusta non arriverà nessuno, e tali provvedimenti aggraveranno per un mese la situazione delle altre carceri perché non si conteranno più le malattie e la corsa ad accaparrarsi le ultime cariche sindacali in modo da opporle al provvedimento di missione. Ma io non voglio condannare i colleghi che a causa dell’invio forzato in missione probabilmente accuseranno qualche malanno, né condannare il Provveditorato che si vede costretto a dare una risposta (che rimarrà sulla carta) alla richiesta di aiuto del carcere da dove hanno preso il volo tutti questi politici in erba e voglio prendere le difese di quei poveri colleghi che in questo momento, con le carceri vuote, sopperiscono alle assenze di loro colleghi che, in realtà, non hanno nessuna velleità politica ma solo il bisogno di starsene a casa a spese degli altri che si dovranno sobbarcare due e tre posti di servizio, con riposi saltati e licenze revocate.

Questi colleghi candidati, infatti, alla fine dell’agone politico prenderanno 0 (zero) voti, qualcuno con la famiglia più numerosa 6 /7 voti.

Mi chiedo cosa aspettino ancora il Governo Letta e il Ministro Cancellieri, (visto che dobbiamo risparmiare) a cancellare con un colpo di spugna questa norma che permette ad ogni elezione, a centinaia di agenti di Polizia Penitenziaria, in un momento come questo in cui tutti ci lamentiamo per la carenza di personale, di spending rewiew, di assentarsi per trenta giorni dal servizio; che si assentino con il loro congedo e che prendano tre giorni di congedo come tutti gli altri impiegati pubblici. D’altronde, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, in cui il Governo cancella piccoli aumenti di stipendio talvolta vitali per le nostre famiglie, permettere ancora oggi un tale spreco di denaro, che peraltro mette in seria difficoltà l’organizzazione e la sicurezza degli Istituti nonché mette in discussione i diritti del personale che resta a lavorare, che senso ha garantire con trenta giorni di aspettativa retribuita i soliti pochi rispetto ai tanti poliziotti che restano nelle carceri a lavorare.

Grazie colleghi candidati. Grazie per tutti i colleghi che avete fatto ammalare pur di non recarsi in missione a centinaia di chilometri di distanza (peraltro a pane e acqua e senza incentivi economici), grazie per l’impegno che mettete nella vostra campagna elettorale, per le belle “santine” elettorali con slogan carichi di promesse che non verranno mai mantenute. Siamo sicuri che quando ritornerete in servizio sarete più rilassati e con le idee più chiare sul futuro della Polizia Penitenziaria, che attualmente anche grazie alla vostra prolungata assenza, è NERO.