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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/05/2013  -  stampato il 10/12/2016


Laboratorio del DNA parte III : il Dap "interviene per denunciare la totale inconsistenza" delle notizie diffuse dal Sappe (e perde la pazienza)

 MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

UFFICIO STAMPA E RELAZIONI ESTERNE

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

 Roma, 22 maggio 2013  – Comunicato DAP: Banca dati DNA

 

In riferimento alle “voci” diffuse dall’organizzazione sindacale Sappe in merito a una fantomatica cerimonia di inaugurazione del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA, realizzato dall’Amministrazione Penitenziaria presso il polo di Rebibbia, e di un immaginario affidamento dello stesso a personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri, il DAP interviene per denunciare la totale inconsistenza di tali notizie.

I fatti.

Lo scorso 13 maggio non c’è stata alcuna inaugurazione né attivazione del citato laboratorio, bensì solo la consegna dello stesso, oramai terminato, da parte della ditta che ha eseguito i lavori, all’Amministrazione penitenziaria nella persona del Direttore generale delle risorse materiali, dei beni e dei servizi del DAP, Cons. Alfonso Sabella.

Allo stato si sta procedendo a organizzare il complesso delle attività propedeutiche e necessarie a consentire l’accreditamento del Laboratorio Centrale presso l’ente certificatore nazionale “Accredia” secondo la norma UNI EN ISO IEC 17025:2005. Trattasi di attività che richiedono competenze tecnico scientifiche molto settoriali in ambito genetico e di analisi forense nonché sul piano della gestione dei sistemi di qualità.

Al fine di supportare, sul piano tecnico-scientifico, l’istituzione del laboratorio e la predetta attività, già dal marzo 2010 si era provveduto alla stipula di una Convenzione con il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, per un impegno complessivo pari a euro 80.565,16 (oltre IVA) e non già “parecchie centinaia di migliaia di euro l’anno”  su cui si favoleggia.

Per inciso, è opportuno aggiungere che, con i fondi accreditati, l’Amministrazione ha realizzato, in tutti i 207 istituti della nazione, i laboratori che saranno utilizzati per il prelievo dei reperti biologici sia dei detenuti già presenti sia di quanti entreranno in futuro, ha formato il personale che vi provvederà e ha creato, presso la C.R. di Rebibbia, il laboratorio centrale completandolo di attrezzature tecnologicamente all’avanguardia e realizzando un risparmio di oltre un milione di euro.

Il laboratorio, quindi, non è ancora in funzione, come del pari non è attiva la Banca Dati del Ministero degli Interni, e, di conseguenza, non è gestito da alcuno, neppure da personale di altre forze di Polizia, né lo sarà in futuro, perché, lo si ribadisce ancora una volta, così come vuole la legge e come è impegno formale di questa Amministrazione, la sua conduzione sarà affidato ai ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria non appena saranno completate le relative procedure concorsuali.

Bisogna, invece, qui, pubblicamente, ringraziare i vertici della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, con cui il Dap siede al tavolo di confronto e coordinamento interforze istituito dopo il varo della legge 85/2009 per consentire un andamento parallelo e coordinato delle attività poste dalla norma in capo al ministero della Giustizia e a quello degli Interni,  che, in un leale rapporto di collaborazione istituzionale, hanno offerto la disponibilità, gratuita, di loro dirigenti tecnici a coadiuvare il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria nelle attività di prova, consentendoci di accelerare i tempi dell’accreditamento e di realizzare un non disprezzabile, ulteriore, risparmio di fondi, che servirà nel futuro, quando il laboratorio entrerà in funzione.

Questa è la realtà dei fatti, accertabile e verificabile da parte di chiunque. 

Una riflessione, però, sull’accaduto è necessaria.

Il continuo, sistematico ripetersi della propalazione di sensazionali notizie che, poi, si rivelano assolutamente false, da parte della sigla sindacale Sappe, con attacchi oramai giunti al vilipendio personale, non può più essere considerata quale legittima, seppur serrata, critica sindacale, ma è andata degenerando in una operazione di disinformazione atta a gettare discredito sull’Amministrazione e a ledere gravemente l’immagine dello stesso Corpo di Polizia Penitenziaria.