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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/06/2013  -  stampato il 10/12/2016


Il DAP possibilista sull'intervento dei privati nella gestione dei servizi delle carceri italiane

Premetto subito che nel mio pensiero non c’è nulla di personale contro Tizio o Caio si tratta di una riflessione a voce alta.

Sopravvitto, lavanderia, corsi professionali, ma anche bar e pay-tv: l’Italia guarda al “modello francese.

Non concordo e, spiego le mie ragioni.

 

Iniziamo a dire, che l’Italia, non può e non deve rifarsi ad alcun modello estero, perché, le nostre esigenze amministrative e politiche non lo consentono.

 

In genere, in un Paese che non è il nostro, il così detto “PPP” funziona, in quanto il livello di corruzione politico-amministrativa è ad un livello risibile rispetto al nostro e già su questo dato dovremmo soffermarci a fare una profonda riflessione.

 

Prima di pensare la partnership pubblico privato, è opportuno intervenire sul metodo della gestione attuale.

Iniziamo con il segnalare la particolarità che ci sono direttori di Istituto Penitenziario che “albergano” per decenni nella medesima Direzione, ora non credo di essere un genio nel sostenere che è opportuno stabilire un tempo massimo (tre/quattro anni), in cui un “funzionario delegato” possa dirigere il medesimo Istituto, o dirigere la medesima Direzione Generale e/o Provveditorato.

E’ ovvio ed incontrovertibile che la permanenza in un medesimo incarico crei anche un’involontaria dipendenza clientelare, tra chi gestisce la spesa pubblica e chi deve fornire dei servizi a pagamento.

 

Lo step successivo, dovrebbe riguardare il sistema d’assegnazione degli appalti pubblici, in quanto mi sembra che il sistema attuale (è sufficiente leggere le varie cronache locali), dimostra che l’intromissione negli appalti pubblici anche della criminalità organizzata non sia un’utopia.

Sarebbe, quindi, opportuno prevedere ad esempio che, tutti gli appalti transitino per gli UTG Uffici Territoriali di Governo, dove si eserciti un controllo sui committenti ed i potenziali aggiudicatari, e sulla natura del bando, in altre parole sulla necessità effettiva di questo o quel servizio, accertata la necessità, indispensabile è, il controllo preventivo della Corte dei Conti, la quale accerti la disponibilità dei fondi, la consistenza della spesa e, se questa è o meno congrua al “lavoro” bandito.

Mi spiego, mi sono sempre chiesto ad esempio come mai, ogni nuova nomina in ambito dipartimentale, è sempre stata succeduta da sontuose opere di ristrutturazione d’Uffici ed acquisto di nuovi mobili.

Mi sono sempre chiesto e, credo di non essere il solo dove risiederà tale necessità, insomma se Tizio dal 5° piano scende al piano terra, se Caio dal piano terra sale al 5° piano e così via, perché lo Stato, e di conseguenza tutti noi, dobbiamo sobbarcarci tali oneri e, soprattutto dove è la giustificazione?

Non mi vorrete mica raccontare che mobili di Ufficio, ad uso di un dirigente necessitano di una “rottamazione” dopo due/tre anni?

Medesima sorte, tocca ai vari arredi ed accessori.

Per non parlare delle opere murarie, le quali soddisfano le più assurde fantasie.

Mi chiedo e, vi chiedo, ma voi a casa vostra cambiate tutti mobili ogni due quattro anni al massimo? Ristrutturate il vostro appartamento con la medesima frequenza con la quale fate ristrutturare e modificare i vostri Uffici, per non parlare poi dei così detti alloggi di servizio? Con le ristrutturazioni degli alloggi delle Mantellate, ci ricostruivamo le, TWIN TOWERS.

Insomma, la valutazione della necessità è aprioristica al bando di concorso, valutazione che sembra ora sottrarsi alla logica del buon senso.

Ora, figuriamoci ad appaltare servizi che investono centinaia di milioni €. Senza prima prevedere una riforma del sistema attuale, che danno economico e che rischio di infiltrazione dei sistemi clientelari produca, per non parlare dei conflitti di interesse che si andrebbero ad alimentare.

Il mio punto di vista, credo rispecchi quello di gran parte dei cittadini dello Stato, i quali costantemente in qualità di dipendenti pubblici assistono a sperperi di vario genere.

Il risultato di tali sperperi è il blocco dei contratti, il taglio dei fondi dedicati alla formazione ed al benessere del personale, la costrizione del lavoro straordinario e l’aumento delle tasse.

Mentre, il Dirigente che, fronte del raggiungimento di obiettivi determinati come il taglio degli straordinari, percepisce un bonus. Chissà se a qualcuno è mai venuto in mente di garantire quel bonus invece che sui tagli degli straordinari dei dipendenti sui tagli delle ristrutturazioni inutili!!!!!

Ma possibile che ognuno ragioni esclusivamente “pro domo sua”!!!

Ovvio che è necessario cambiare, ma sarebbe opportuno cambiare in meglio!!!