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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/06/2013  -  stampato il 02/12/2016


Processo Cucchi: assolti agenti Polizia Penitenziaria

Assolti agenti della penitenziaria ed infermieri che secondo i giudici della III Corte d'Assise non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni morto a una settimana dal suo arresto per droga nell'ottobre del 2009. 
Condannati per omicidio colposo,  invece,  i medici del Pertini imputati nello stesso processo.

Il giudice ha inflitto due anni di reclusione al primario Aldo Fierro, un anno e quattro mesi ciascuno per i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Silvia Di Carlo e Luigi De Marchis Preite; otto mesi di reclusione per l'altro medico Rosita Caponnetti per falso in atto pubblico. La corte ha derubricato per loro l'accusa di abbandono di persona incapace mutandola in omicidio colposo. Per tutti i condannati è stata disposta la sospensione condizionale della pena. I primi cinque sono stati condannati anche a risarcire in solido le parti civili costituite nel procedimento per una provvisionale di 320mila euro. Centomila euro da versare al padre di Cucchi, Giovanni, altrettanti alla madre, Rita, 80mila euro alla sorella Ilaria, 20mila euro ciascuno per i due nipotini. I medici dovranno pagare anche le spese legali sostenute dalla famiglia Cucchi

I tre infermieri (Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe) sono stati assolti visto l'articolo 530 del Codice di procedura penale mentre i tre agenti di Polizia Penitenziaria (Corrado Santantonio, Antonio Domenici, Nicola Minichini) per non aver commesso il fatto. Questi erano accusati, a vario titolo e a seconda delle diverse posizioni, di abbandono di incapace, abuso d'ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso di autorità. 

Un processo lunghissimo. Dopo il rinvio a giudizio disposto nel gennaio del 2011, l'inizio il successivo 24 marzo davanti alla III Corte d'assise di Roma. E poi, ben 45 udienze, 120 testimoni sentiti, decine di consulenti tecnici nominati da accusa, parti civili, difesa, e anche una maxi-perizia disposta dalla stessa Corte. All'ipotesi accusatoria, si è aggiunta quella delle parti civili che hanno fatto derivare da una "caduta" di eventi partiti dal pestaggio le cause che portarono alla morte Stefano; fino alle ipotesi difensive, con le quali si è cercato di ricondurre in maniera diversa i fatti, non parlando di pestaggio e sottolineando l'impossibilità di contestare il gravissimo reato di abbandono. E alla fine la tesi dei periti nominati dalla Corte, secondo i quali Stefano morì per "inanizione", ovvero "mancanza di cibo",  riconducendo molte delle accuse in una colpa medica.