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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/06/2013  -  stampato il 09/12/2016


Processo Cucchi, intervista ad uno dei colleghi: il processo ci ha assolti ma si continua a scavare nel torbido

In questi giorni l'attenzione mediatica è stata catalizzata dai risvolti processuali relativi al caso Cucchi. In particolare a scatenare il dibattito è stata la sentenza della III Corte di Assise di Roma presieduta dal giudice Evelina Canale che ha condannato, dopo otto ore di camera di consiglio, il primario Aldo Fierro a due anni, i medici Stefania Cordi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis, Silvia Di Carlo a un anno e quattro mesi e il medico Rosita Caponetti a otto mesi per falso d’ufficio mentre sono stati assolti con formula piena gli infermieri. Assolti anche gli Agenti di Polizia Penitenziaria, Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici, accusati di lesioni aggravate.

Di seguito vi proponiamo l'intervistare in esclusiva  che Oltremedianews.it ha raccolto da uno degli imputati assolti, l'Assistente Capo di Polizia Penitenziaria Antonio Domenici.

Signor Domenici, per quanto tempo ha lavorato alle celle di sicurezza di Piazzale Clodio?

Ho lavorato alle celle di sicurezza dal 1997 al 2009; tengo a precisare che, durante il mio servizio alle celle del Tribunale, non è avvenuto nessun episodio riconducibile a un vile pestaggio o a qualcosa di simile, né con me presente, né con i miei colleghi, con i quali ho prestato servizio e lavoro.

Che tipo di mansioni svolgeva?

Ero Assistente Capo: svolgevo diversi tipi di incarichi che mi venivano assegnati dal mio superiore, come ad esempio accogliere i detenuti, accompagnarli in cella con gli operanti, redigere il foglio di assegnazione dei detenuti alle rispettive celle e altri compiti istituzionali di varia natura.

Oggi è in servizio?

Sì, ma sono stato trasferito per ragioni di ordine pubblico in seguito ai risvolti del caso Cucchi, che hanno generato in me diverse problematiche di natura psicologica e personale, problematiche che qualunque persona può soffrire quando capita in contesti di questo genere.

Si ricorda a che ora prese servizio il 16 ottobre 2009?

Presi servizio intorno alle 7.30 e terminai intorno alle ore 13. Mi trovavo in servizio presso le celle del tribunale monocratico di Roma.

Ricorda l’arrivo di Stefano Cucchi? Chi lo accompagnava?

Sì, era accompagnato dai Carabinieri.

In che condizioni si trovava? Aveva difficoltà a camminare?

Non ho notato nulla di particolare, anzi, avevo ricevuto rassicurazioni sullo stato di salute di Stefano Cucchi dagli agenti operanti, ovvero coloro che avevano effettuato l’arresto. Occorre precisare però che, per una questione di responsabilità, noi agenti penitenziari ci limitiamo ad assolvere i compiti che ci vengono assegnati all’inizio della giornata, come ad accompagnare gli agenti operanti e l’arrestato alla cella adibita alla reclusione poiché noi siamo fisicamente in possesso delle chiavi; qualunque esigenza abbia l’arrestato, di tipo fisiologico, di tipo metadonico e altro, questa va autorizzata dall’agente operante; noi ci limitiamo unicamente a raccogliere le richieste dai detenuti e, se queste vengono accettate, a provvedere al loro adempimento.

- In merito a questo particolare caso di responsabilità, l’avvocato Mauro, legale di Domenici, tiene a precisare che la responsabilità degli operanti perdura fino all’udienza di convalida dove, a seconda dell’esito della stessa, possono cambiare gli scenari: nel caso di Cucchi, quando il giudice applicò la misura della custodia cautelare in carcere, gli operanti compilarono un verbale di consegna che fece passare la responsabilità del detenuto dagli operanti stessi ai poliziotti della Polizia Penitenziaria. In seguito ai passaggi sopra citati, gli agenti della Polizia Penitenziaria prendono contezza del provvedimento del giudice; avviene quindi la consegna materiale del detenuto agli stessi, che lo indirizzano verso il pullman che lo traduce in carcere per espiare la condanna (Nel caso specifico di Stefano Cucchi, fu trasportato nel carcere di Regina Coeli). Prima di questa fase, la responsabilità sarebbe degli agenti operanti -

Lo ha sentito lamentarsi?

Nelle ore di permanenza nella camera di sicurezza del tribunale (due-tre ore circa) non c’è stata nessuna lamentela da parte di Cucchi.

Poi Cucchi è stato convocato dal giudice. Lei cosa ha fatto? Lo ha accompagnato lei in aula?

Dopo aver ricevuto ordine dal mio superiore di consegnare Cucchi agli agenti operanti, li ho convocati e, dopo averli accompagnati alla cella di detenzione, gli ho aperto la stessa; Cucchi è uscito con gli operanti, che lo hanno tradotto dalla cella dove aveva trascorso la notte fino alla cella di sicurezza del tribunale. Fatto ciò, ho chiuso la cella e sono tornato alle mie altre mansioni.

La sentenza emessa il 5 giugno sgombera il campo da dubbi o equivoci in merito al presunto pestaggio di Stefano Cucchi, nonostante prima si alludesse a episodi sospetti avvenuti al momento dell’arresto e al momento della sua permanenza nella cella di sicurezza del tribunale. Ha qualcosa da dire in proposito?

Avrei molto da dire, poiché è da quattro anni che io e i miei due colleghi, anch’essi imputati, siamo vittime di una feroce gogna mediatica. Abbiamo sempre sostenuto, aiutati anche dagli avvocati che ci hanno assistito, che nulla era successo di strano quella mattina di ottobre durante la permanenza del povero Stefano Cucchi presso le camere di sicurezza del tribunale e la sentenza ci ha dato finalmente ragione. Non è compito mio rilasciare pareri, opinioni o sensazioni, non sono io che devo indagare su quello che è successo e su ciò che ha causato la morte di Stefano Cucchi. Mi dispiace, e in questo solidarizzo con la famiglia, perché un ragazzo di quell’età non può e non deve morire in quel modo, però non si può neanche gettare la croce addosso a delle persone che, quella mattina, avevano come unica “colpa” quella di prestare regolarmente servizio. Noi non c’entriamo nulla, e la sentenza lo ha confermato; nonostante ciò, sembra che questa non venga presa in considerazione perché ancora si continua a scavare nel torbido.

Ha parlato con Stefano Cucchi? Cosa le ha detto?

Sì, ci ho parlato: dopo avermi consegnato i suoi effetti personali in una busta, mi ha chiesto una sigaretta e se avevo soldi per un caffè. Dopo avergli pagato di tasca mia il caffè (Cucchi era sprovvisto di denaro), ho chiesto la sigaretta a un mio collega, dato che non fumo.

Che atteggiamento aveva Cucchi verso voi agenti penitenziari?

Escluse le richieste di cui le ho già parlato, non si rapportava con noi, bensì con gli operanti.

Com’è la sua vita oggi, dopo la sentenza?

Io e i miei familiari abbiamo sofferto molto nei quattro anni in cui questo processo si è protratto: è terribile quando si è sbattuti in prima pagina senza aver commesso nulla, e tu non sai come difenderti perché gran parte dell’opinione pubblica vuole un colpevole, anche a costo di accusare persone che non hanno commesso nulla. Io e i miei due sfortunati colleghi che hanno lottato insieme a me in questi anni siamo ora sollevati da questo pesante macigno: è una ferita che non potrà mai rimarginarsi del tutto, nonostante la sentenza ci abbia reso giustizia e abbia fatto luce sulla nostra correttezza, sia nella vita che nel lavoro.

Avvocato Mauro, lei ha qualcosa da aggiungere alle dichiarazioni del suo assistito?

Credo che il signor Domenici abbia detto tutto ciò che c’era da dire; abbiamo dovuto lottare affinché emergesse questa verità, che noi sapevamo sin dall’inizio fosse vera e inconfutabile. Siamo chiaramente contenti del percorso fatto dal dibattimento, che è stato sovrano in questo processo poiché proprio dal dibattimento sono emerse quelle prove che hanno scagionato il signor Domenici, il signor Santantonio e il signor Menchini. Così come il mio assistito, sono fortemente dispiaciuto per ciò che è avvenuto a Stefano Cucchi e solidarizzo con la sua famiglia; tuttavia, non è certo compito mio assicurare alla giustizia i presunti colpevoli e sono contento per tutti coloro che sono stati assolti perché evidentemente da questo lungo dibattimento la verità è emersa e loro, che erano estranei ai fatti, hanno avuto finalmente giustizia.

Francesco Statiwww.oltremedianews.com

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