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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/06/2013  -  stampato il 09/12/2016


Caso Cucchi: perchŔ il Ministro Cancellieri ha espresso solidarietÓ a Ilaria Cucchi ?

Organi di stampa hanno pubblicato la notizia che il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, a seguito della sentenza della Corte d’Assise di Roma, ha manifestato solidarietà alla sorella di Stefano Cucchi.

Tale dichiarazione di vicinanza non può non destare sorpresa ma anche disappunto per due ordini di motivi:
- il primo perché sembrerebbe prendere le distanze dal pronunciamento dell’organo giudicante a composizione mista (giudici togati e giudici popolari, la cui previsione trova diretta legittimazione nel principio che vuole la giustizia amministrata in nome del popolo italiano), proprio nel momento in cui afferma di non voler entrare nell’operato dei giudici;

- il secondo perché trasparirebbe, sia pure in modo velato, il convincimento di una colpevolezza di tutti gli imputati e segnatamente del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria coinvolto.

La verità è che in questi casi affiorano quegli stereotipi sociali, culturali, categoriali, quei pregiudizi, quelle credenze personali e quei condizionamenti pubblici che, latenti, sono sempre pronti ad emergere prepotentemente e di cui nessuno appare essere esente, neanche le cariche istituzionali, tanto che se una sentenza condanna un poliziotto la sentenza va rispettata ma se un poliziotto viene assolto allora si grida allo scandalo, giacché infrange l’archetipo radicato del poliziotto corrotto, violento, ignorante, rozzo, che si nutre di forza propria, ancor più marcato per il personale di Polizia Penitenziaria, aldilà di qualsiasi supporto probatorio.

Invece, la sentenza in questione riteniamo che vada apprezzata proprio perché, anche nella sua componente laica, non si è abbandonata a facili e suggestive tentazioni, ma rimanendo saldamente ancorata alle risultanze processuali ha svolto il proprio compito con la dovuta prudenza e scienza: rifuggendo da ascendenze di processi mediatici, tanto in auge in questa epoca, che consegnano all’opinione pubblica innocenti e colpevoli con una superficialità e facilità estremamente preoccupanti e talvolta imbarazzanti.

Dunque, al termine di un processo meticoloso si è giunti ad una assoluzione che restituisce l’onore agli uomini della Polizia Penitenziaria, sulla base di indagini minuziose e scrupolose, che di certo non hanno fatto sconti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Sul punto, appaiono quanto mai condivisibili le parole del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria pronunciate in occasione della Festa del Corpo tenutasi il 7 giugno 2013 alla Scuola di Formazione ed Aggiornamento “G. Falcone” di Roma che, pertanto, si riportano: “le sentenze non sono infallibili, beninteso. Men che meno le sentenze non ancora definitive. Ma vanno rispettate e nessuno, in un ordinamento che voglia definirsi civile, può sovrapporsi al giudice nella decisione del caso concreto e nessuno può dire, se non ha partecipato al tormento della camera di consiglio, se non ha letto tutte le carte, se non conosce le regole del giusto processo, se nemmeno sa la motivazione della decisione, nessuno ha diritto di affermare che il giudice ha sbagliato. Ripugnano ad ogni ordine civile i processi di piazza, i processi televisivi, i processi sommari: essi colpiscono sempre gli innocenti”.

Nell’auspicio che i familiari di Cucchi devolvano, in tutto o in parte, le provvisionali riconosciute per scopi umanitari, magari a qualche associazione onlus per il recupero dei tossicodipendenti, si rassegnano i sensi di viva considerazione.