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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/07/2013  -  stampato il 09/12/2016


Sollicciano: Esploratori alla scoperta ... dell’acqua calda

Che le carceri italiane siano in una condizione di degrado e sovraffollamento è un dato oramai noto a tutti. E per scoprirlo è sufficiente accendere la televisione, almeno una volta al giorno, sintonizzarsi su un qualsiasi notiziario nazionale ed avere, oltre alle foto, anche filmati. Se poi si è fortunati (ma non sempre accade), i telegiornali offrono anche qualche informazione qualificata da parte di professionisti della notizia in grado di spiegare cosa effettivamente succede tra quelle quattro mura.

La denuncia delle condizioni carcerarie è diventata la pratica più semplice per chi vuole ottenere, con poco sforzo, pubblicità. Questo tipo di promozione produce, per fortuna, scarsi risultati perché la gente - soprattutto gli addetti ai lavori - sa leggere in maniera intelligente le notizie che gli vengono propinate e soprattutto chi in quegli ambienti ammuffiti ci lavora (nel senso che quotidianamente ci presta servizio a contatto con i detenuti), conosce i motivi di quel degrado e ne conosce anche i responsabili.

Operare in un contesto penitenziario può voler dir tutto ma anche niente; lavorare nel carcere ha un significato diverso. E chi lavora nel carcere questo lo sa. Lavora nel carcere chi quell’aria ammuffita la respira almeno sei ore al giorno e chi quei corridoi li ha visti diventare così ad ogni temporale venuto giù dal cielo, anno dopo anno.

Chi il carcere lo vive veramente per motivi del suo lavoro (mi riferisco agli uffici della Procura della Repubblica, alla Magistratura di Sorveglianza, all’A.S.L., al Garante dei Detenuti, al Volontariato ed alle Associazioni, alle Organizzazioni Sindacali) è già ben al corrente della situazione di difficoltà che, allo stato, vive la struttura fiorentina. E quando non ha avuto la possibilità di appurarlo direttamente ne è stata portata a conoscenza anche dalle figure apicali dell’istituto, Direttore compreso.

Di foto di muri ammuffiti, di piccioni appollaiati e di celle al limite della vivibilità sono pieni gli archivi degli uffici competenti perché questa situazione di degrado non fa piacere a nessuno e nessuno ha mai fatto nulla per nasconderla, allo stesso modo in cui alcuno si è attivato per risolverla. Chi racconta che a Sollicciano si assiste passivamente a questo degrado racconta una bugia, oppure non sa di cosa sta parlando.

Le soluzioni, come noto, passano anche attraverso delle proposte che possono essere di due tipi. Ci sono le proposte costruttive che, al rischio di diventare impopolari, puntano al centro del problema e cercano di convogliare tutte le energie nella speranza di una risoluzione del problema stesso. Ci sono poi le proposte populistiche che, anziché cercare soluzioni, gettano fango sulle persone, in specie su quelle che, per motivi istituzionali, ma anche per ragioni di opportunità, non sempre possono godere del confronto diretto sul campo.

E così, nel pieno rispetto della politica del “piove, governo ladro”, gli esploratori dell’acqua calda si accorgono che a Sollicciano le pareti sono ammuffite e le condizioni di vita, per il personale e per i detenuti, sono insostenibili. Considerazioni giuste e condivisibili ma anche abbastanza scontate, se ci è permesso.

Allora cosa fare per trasformare questa anonima visita in qualcosa che possa trovare - almeno per qualche ora - il consenso di un centinaio di lettori? Proporre le dimissioni del Direttore!

E’ un po’ come dire: l’Italia è un paese di evasori fiscali, chiediamo le dimissioni del Comandante Generale della Guardia di Finanza: non sa fare il suo lavoro! Oppure, le condizioni di lavoro sono al limite del sostenibile? Chiediamo l’abolizione dei Sindacati! No, non è questa la soluzione, almeno per chi i problemi vuole affrontarli e risolverli seriamente.

Unico aspetto positivo di tutta questa storia è il ricco fascicolo fotografico che, per la verità, racconta una storia, in alcune sequenze, vecchia di anni. Queste foto si spera possano essere utili a chi ha oramai un ricordo sbiadito di quel lavoro del quale si ricorda solo in occasione di una visita.

Alla fine, tutto torna utile.

Noi Poliziotti a Sollicciano