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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/07/2013  -  stampato il 08/12/2016


Colpito da arma da fuoco durante tentativo d'evasione: Salvatore Clarizia racconta la sua vicenda

Riceviamo e pubblichiamo la vicenda del collega Salvatore Clarizia, ferito durante uno scontro a fuoco da un detenuto durante un tentativo d'evasione.

Cari Amici, sono l’Assistente Clarizia Salvatore matricola n°124323, vi scrivo perché molto indignato per la storia che da più di tre anni mi assilla e non mi consente più di avere una vita “normale”. In data 24-11-2009 unitamente ad altri quattro colleghi ho sventato un tentativo di evasione di due detenuti a Palmi (RC), sono rimasto ferito con un colpo d’arma da fuoco alla gamba destra.

Guarda la foto della visita in ospedale del Provveditore Paolo Maria Quattrone

Nei quattro giorni trascorsi in ospedale, ho ricevuto centinaia di visite di colleghi provenienti da tutta la Calabria, numerose sono state le autorità che mi hanno fatto visita, tra cui l’on. Angela Napoli. Il ministro Alfano ha telefonato sul mio numero privato per farmi le congratulazioni… il presidente della Repubblica Napolitano ha scritto un suo comunicato, dello stesso tenore del ministro, l’indomani una delegazione del D.A.P. è venuta a farmi visita. Uscito dall’ospedale, è incominciato il mio calvario… nonostante fossi stato ferito in servizio, la segreteria della mia sede di servizio, non ha prodotto il mod. C in tempo utile e non sono stato inviato presso l’ospedale militare.

La patologia che accusavo era ferita d’arma da fuoco e sindrome ansiosa depressiva reattiva, poiché non sono stato inviato presso l’ospedale militare, per farmi curare mi sono recato presso il distretto sanitario di Gallipoli (LE), dove dopo la prima visita dallo psichiatra mi veniva diagnosticato quanto sopra scritto, mi veniva comunicato che i militari non potevano essere seguiti dall’A.S.L. ma che la competenza era dell’ospedale militare. Quindi lo scrivente sollecitava più volte la Direzione della C.C. di Palmi (RC) affinché lo scrivente fosse inviato presso le strutture militari, per farla breve sono stato abbandonato da tutti e addirittura nei primi mesi sono stato soggetto alle visite fiscali e a rispettare le rigide fasce orarie (oltre al danno la beffa). Solo in seguito e per mia richiesta in base al nuovo decreto “Brunetta” ero esentato dalle visite fiscali perché il mio ferimento fu, infatti, considerato infortunio sul lavoro.

Tornando per un attimo ai giorni trascorsi in ospedale, numerose sono state le promesse che mi sono state fatte, il trasferimento a Lecce, l’eventuale proposta di promozione, la proposta di un premio in denaro, addirittura una delle mie interviste fu trasmessa nell’edizione delle 20.00 del Tg1, è inutile dire che tali promesse non hanno avuto nessun seguito. In data 2-09-2010 decido di rientrare in servizio a causa delle ristrettezze economiche della mia famiglia e anche in considerazione del fatto che fui assegnato temporaneamente alla Caserma Carabinieri di Lecce, l’istituto più vicino alla mia residenza.

Rientrato in servizio dopo quasi dieci mesi per prendere il foglio di viaggio, con grande sorpresa ero inviato presso l’ospedale militare di Messina, dove ovviamente ero un perfetto sconosciuto e dove quindi sono stato messo sotto osservazione, riuscivo a rientrare in servizio solo il 20 dicembre 2010 con notevole ritardo. Prendevo quindi il provvedimento di assegnazione temporanea e rientravo in servizio presso la caserma di Lecce. Giunto a Lecce chiedevo immediatamente di conferire con il comandante e con il direttore, intanto ero buttato nella mischia.

L’impatto è stato molto duro, infatti, ho avuto problemi di ansia che cercavo di mascherare fino a che non mi è stato più possibile. Dopo circa quindici giorni riuscivo a parlare con il vice direttore, perché mi era stato riferito che per parlare con la direttrice avrei dovuto fare prima una richiesta scritta, recatomi quindi dal vice direttore, gli spiegavo la mia situazione, chiedendo per lo meno di riprendere le mansioni svolte prima di essere distaccato d’ufficio, e cioè prestare servizio presso il locale nucleo traduzioni e piantonamento. Il vice direttore mi invitava a fare una richiesta scritta, e mi diceva che la stessa sarebbe stata valutata.

Scritta la richiesta, dopo circa un mese, nella risposta c’era scritto che per accedere al nucleo traduzioni e piantonamento si poteva fare solo dopo un interpello e che comunque i distaccati non avevano nessun diritto. In data 17-01-2011 chiedevo udienza al capo del dipartimento. Sentitomi preso in giro, è abbandonato a me stesso, sono ricaduto in depressione. Dopo un certificato medico di stati d’ansia di quindici giorni, al rientro in servizio, sono stato visitato dal dirigente sanitario della Caserma Carabinieri di Lecce, il quale ha affermato che lo scrivente non è idoneo al servizio d’istituto ma che lo stesso doveva essere utilizzato per compiti di segreteria (ufficio) e mi dava ulteriori trenta giorni, dicendomi che sarei stato inviato al medico competente per la certificazione necessaria a risolvere il mio problema.

Il 20-05-2011 mi sono recato presso l’ospedale militare di Taranto per la prima volta, in data 22 agosto sono stato giudicato NON idoneo permanentemente al servizio del Corpo di Polizia Penitenziaria in modo parziale, qualora l’infermità sia in seguito giudicata. Da collocare in aspettativa in attesa della pronuncia dal Comitato di verifica di Roma.

In data 12-12-2012 la Commissione Ricompense del Ministero della Giustizia mi ha conferito unitamente ai miei colleghi l’ENCOMIO SOLENNE! Mi Trovo ancora a casa in attesa del mio destino, ogni sei mesi rinnovo il mio distacco, e oggi ho superato i sedici anni di servizio e sono ancora Assistente… nemmeno il mio grado di Assistente Capo mi hanno dato, mi chiedo quale sarà il mio destino, ma non riesco a darmi una risposta!

Clarizia Salvatore

 

LA TENTATA EVASIONE - 27 novembre 2009

Due detenuti hanno tentato la fuga durante una traduzione dal carcere di Palmi al tribunale di Reggio Calabria. Gli agenti della Polizia Penitenziaria sono riusciti a sventare il tentativo di evasione, ma sono rimasti feriti nel corso della colluttazione.

 

Dopo aver imboccato l'autostrada A3 all'altezza di Sant'Elia, i due malviventi, i fratelli Giuseppe e Pasquale Zagari di Taurianova, hanno estratto due pistole di piccolo calibro. Mentre uno fingeva un malore, l'altro ha aggredito gli agenti di scorta. Ne è nata una colluttazione sfociata poi in una sparatoria. I due agenti sono rimasti feriti in modo non grave, al piede ed ad una gamba.

I detenuti sono stati immediatamente riportati nel carcere di Palmi, mentre gli agenti feriti si trovano ricoverati all'ospedale di Gioia Tauro. E' stata disposta un'ispezione interna al carcere per capire come i fratelli Zagari fossero entrati in possesso dell'arma. Dell'episodio si occuperà anche la procura di Palmi.

Giuseppe e Pasquale Zagari furono arrestati dai carabinieri agli inizi degli anni '90 perché coinvolti nella faida di Taurianova. Nel corso del processo di primo grado ed in quello di appello alcuni collaboratori di giustizia raccontarono numerosi fatti di sangue verificatisi a Taurianova nei primi anni '90. La faida vedeva contrapporsi la cosca degli Asciutto-Grimaldi contro quella dei Viola-Zagari. Nell'ambito della faida, il 3 maggio del 1991, furono uccisi i fratelli Giovanni e Giuseppe Grimaldi. Quest'ultimo restò decapitato a causa dei colpi di fucile, esplosi da distanza ravvicinata, e la sua testa fu fatta oggetto di un macabro tiro al bersaglio.

Il sindacato di polizia Sappe esprime solidarietà agli agenti. "Non possiamo non pensare - dichiara il segretario Donato Capece - che anche questo grave episodio possa essere frutto del clima di tensione che si registra nelle carceri italiane, in cui l'esplosiva combinazione tra il grave sovraffollamento pari a circa 66mila detenuti e una carenza di 5mila unità negli organici della Polizia Penitenziaria determina di fatto livelli di sicurezza assolutamente insufficienti per i nostri agenti, specie di coloro che lavorano ogni giorno, ogni ora, nella prima linea delle sezioni detentive, delle traduzioni e dei piantonamenti".

Repubblica.it