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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/07/2013  -  stampato il 08/12/2016


Continuiamo a nascondere la polvere sotto al tappeto ...

Vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, non dire gatto se non l’hai nel sacco, chi si loda si sbroda...

Sono solo alcuni dei proverbi che mi vengono in mente quando leggo le dichiarazioni del pres. Giovanni Tamburino quando parla della sua (?) invenzione della vigilanza dinamica.

A parte le questioni scaramantiche, che io comunque terrei sempre in considerazione, a parte i mille ostacoli legati ai molteplici aspetti politici, ma chi glielo fa fare a Tamburino di rilasciare dichiarazioni giubilari quando, parlandosi addosso, si inerpica in elegie sulla vigilanza dinamica?

A sconsigliarlo dal lodare tanto la trovata della vigilanza dinamica, tolte anche tutte le altre questioni di buon senso, al netto anche delle perplessità del più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria (che pure nella testa di quello che dovrebbe essere il Capo della Polizia Penitenziaria dovrebbe suonare quantomeno come una nota stonata), potrebbe essere almeno quella morigeratezza dovuta da un amministratore dello Stato, quale il pres. Giovanni Tamburino, in definitava è.

Ogni volta che leggo le sue “encicliche” sui benefici effetti della vigilanza dinamica, mi sorge il dubbio che ill nostro “eroe”, forse, è uno di quei tipici esempi di persona apparentemente umile, che appena gli si offre l’occasione di esercitare una titolarità maggiore di quelle a cui è stato chiamato a svolgere fino ad ora, si inebria di un potere che, seppure il suo rango glielo consenta, la saggezza e la sicurezza del suo mandato, gli dovrebbero sconsigliare dall’esercitare appieno. Un borghese piccolo piccolo

Anzi, proprio perché uomo delegato dallo Stato ad esercitare potere, tutte le sue azioni, parole, idee, dovrebbero essere il frutto di un’attenta valutazione e confronto con le parti, soprattutto quelle parti su cui le sue azioni, parole e idee,faranno ricadere il peso: per esempio la Polizia Penitenziaria. Giovanni Tamburino come il Marchese del Grillo: Perchè io so' io ...

Ricordo a me stesso (perché ormai al pres. Giovanni Tamburino è inutile ricordare) che il suo incarico a Capo dell’Amministrazione Penitenziaria e quindi anche (ahinoi) Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria, gli è stato conferito da un Governo “tecnico”, ormai ampiamente sorpassato dagli eventi. Le condizioni politiche contingenti la sua nomina, sono passate da un pezzo e molto probabilmente è solo perché l’Italia e il suo Governo hanno talmente tanti problemi da affrontare (e anche per quei tempi tecnici del turn over dei Capi Dipartimento) che egli è rimasto in carica a Capo del DAP. Forse Tamburino ha scambiato questa precarietà come silenzio assenso alle sue trovate mediatiche? Sembrerebbe evidente che egli stesso forse è stato giudicato idoneo a ricoprire tale incarico perché “tecnico” di un settore come quello penitenziario, nel quale in pochi in Italia vogliono mettere le mani. Giovanni Tamburino come Mario Monti: la chiamano “emergenza” ma fino ad oggi loro dove erano?

Il tentativo quindi di Tamburino di “riciclarsi” da tecnico (ormai sorpassato dall’attualità) a politico, se non a statista, appare davvero improbabile. I suoi tentativi di prospettare la vigilanza dinamica come la pietra angolare di una pseudo-riforma del sistema penitenziario italiano (che oltretutto nessuno gli ha chiesto perché basterebbe attuare quella del 1975...), sembra piuttosto il tentativo di una persona che sente di avere bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno e si rende conto che il suo breve passaggio a Capo del DAP, rischia di essere ricordato come uno dei peggiori che il sistema penitenziario italiano abbia mai vissuto.

Altrimenti che senso avrebbe il prospettare la trovata della vigilanza dinamica come un evento di portata storica asserendo che è destinata ad incidere sul concetto stesso di esecuzione della pena, quando a proferirla è un “tecnico” sorpassato dagli eventi politici, in un periodo in cui sulla Giustizia italiana incombe tutto il peso dell’Europa e delle sue condanne del Tribunale dei diritti dell’uomo?

Fanno bene i Provveditori e i Direttori che lo assecondano e lo accarezzano, dichiarando tutto il loro entusiasmo per la presunta vigilanza dinamica; loro sì che sanno pesare le parole e soprattutto i tempi e stanno dimostrando ancora una volta di essere esperti nell’italica propensione al “gattopardismo”.

E poi, se davvero fosse un evento di portata storica, forse, e dico “forse”, non dovrebbe essere la Storia a decretarlo? Non sarà quantomeno di cattivo gusto auto-incensarsi come un novello Cesare della Penitenziaria e salvatore dei detenuti?

A meno che in atto non ci sia un tentativo (malcelato) di nascondere la polvere sotto i tappeti, esponendo specchietti per le allodole, gettare fumo negli occhi, vendere la pelle dell’orso prima ...