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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/07/2013  -  stampato il 05/12/2016


Trasferimenti legge 104: due interrogazioni parlamentari contro gestione Ufficio Trasferimenti Polizia Penitenziaria

Interrogazione a risposta scritta 4-01218 presentato da LOREFICE Marialucia

testo di Mercoledì 10 luglio 2013, seduta n. 50 LOREFICE, GRILLO, MANTERO, DALL'OSSO, DI VITA, BARONI, LOMBARDI, DADONE, COZZOLINO, SPESSOTTO, CARINELLI, COLONNESE, DEL GROSSO, GRANDE, SPADONI, SILVIA GIORDANO, VACCA, FRUSONE, MARZANA, D'UVA, CANCELLERI, BATTELLI, LUIGI GALLO, ARTINI e RIZZO.

Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Per sapere premesso che: l'articolo 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 riconosce al familiare lavoratore che assiste con continuità un parente o affine portatore di handicap il diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferito senza il suo consenso;

la legge n.183 del 4 novembre 2010, cosiddetto collegato lavoro, ha reso non più necessario il requisito della continuità e in alcuni casi della esclusività della assistenza; la suddetta norma ha inoltre rivisto l'ambito applicativo riducendo la platea dei soggetti legittimati a fruire dei benefici previsti dalla legge; l'articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001, aggiunto dalla legge n. 350 del 2003, dispone il ricongiungimento di un genitore all'altro in presenza di figli minori fino a tre anni di età;

presso l'Ufficio II del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia è fin troppo frequente il diniego dei trasferimenti ex articolo 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 nonché dei ricongiungimenti familiari ex articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001 in spregio della normativa vigente, generando di fatto un diniego di tutela di diritti garantiti dalla legge in favore dei disabili, dei loro familiari e dell'unità familiare;

tali numerosi dinieghi dell'amministrazione costringono gli interessati ad agire giudizialmente per la salvaguardia dei loro diritti, con la conseguenza che spesso vengono emesse sentenze dai giudici di merito che, oltre a disporre i trasferimenti e/o i distacchi, condannano altresì la pubblica amministrazione a rifondere le spese di giudizio, con grave danno per le casse erariali:

se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa in merito alle vicende descritte e se intenda assumere iniziative volte a garantire la concreta applicazione della legge n. 104 del 1992 nonché del decreto legislativo n. 151 del 2001. (4-01218)

 

Interrogazione a risposta scritta 4-01156 presentato da MIGLIORE Gennaro

testo di Giovedì 4 luglio 2013, seduta n. 46 MIGLIORE, DANIELE FARINA e NICCHI.

Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, al Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili.

Per sapere premesso che: da notizie apprese dagli interroganti, sembrerebbe che, presso l'ufficio secondo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, sia sistematico il diniego dei trasferimenti previsti all'articolo 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 in difformità alla normativa vigente, aggiornata – da ultimo – dall'articolo 24 della legge n. 183 del 2010, nonché dei distacchi per ricongiungimenti familiari, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001, introdotto dalla legge n. 350 del 2003;

tale situazione, laddove fosse fondata la notizia, si tradurrebbe in una ingiustificata ed inaccettabile violazione di fondamentali diritti, quale quelli garantiti dalla normativa in questione, in attuazione di principi stabiliti a livello costituzionale, nei confronti dei disabili e dei loro familiari, con gravi ripercussioni anche sull'unità familiare;

tali sistematici dinieghi da parte della citata amministrazione metterebbero dunque gli aventi diritto nella condizione di dover procedere legalmente per vedere salvaguardati i loro diritti, con notevole dispendio di risorse economiche, sia per i privati, sia (soprattutto) per la pubblica amministrazione in quanto, una volta adite le vie legali, essa si vede sistematicamente condannata dai giudici di merito a disporre i trasferimenti e/o i distacchi, nonché a ristorare le spese di giudizio, sottraendo risorse economiche alle casse erariali –:
di quali informazioni dispongano dei Ministri interrogati su quanto riferito in premessa;

in caso di fondatezza della questione, quali siano le motivazioni del sistematico diniego dei trasferimenti e distacchi per ricongiungimenti familiari dell'ufficio secondo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia e quali iniziative, per quanto di competenza, si ritengano di adottare.  (4-01156)

 Franco Ionta e Giovanni Tamburino si ritengono al di sopra della Legge ed ignorano le ordinanze del TAR Lazio

 

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