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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/03/2013  -  stampato il 11/12/2016


Assistente Capo della matricola accusato di grave negligenza per non aver controllato la posta: vince ricorso contro provvedimento disciplinare

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 213 del 2013, proposto da:
G.L.P., rappresentato e difeso dall'avv. Lorenzo Di Gaetano, con domicilio eletto presso Miranda Taglietti in Brescia, via Solferino, 49 (Fax 030/40679);
contro
Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale Stato, domiciliata in Brescia, via S. Caterina, 6;
per l'annullamento, previa adozione delle misure cautelari più idonee,
del Provv. 30 novembre 2012, n. 18895-37/12, notificato il 18 dicembre 2012, con il quale il Provveditore regionale per la Lombardia del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha irrogato al ricorrente, quale Assistente capo della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa circondariale di Brescia la sanzione disciplinare della pena pecuniaria nella misura di tre trentesimi della retribuzione mensile;
di ogni altro atto presupposto o conseguente;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2013 il dott. Francesco Gambato Spisani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Rilevato:

- che il ricorrente, graduato della Polizia Penitenziaria in servizio presso la la Casa circondariale di Brescia, ha ricevuto la sanzione disciplinare di cui al provvedimento meglio indicato in epigrafe per la violazione di cui all'art. 3 comma 2 lettera f) del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449, ovvero per "grave negligenza" in servizio, in quanto "in data 24 marzo 2012 in qualità di addetto all'ufficio matricola non si curava di verificare se vi fosse posta in arrivo presso l'ufficio protocollo". Il provvedimento in questione motiva in via ulteriore, richiamando la deliberazione 15 ottobre 2012 del Consiglio di disciplina, dalla quale risulta che il ricorrente "pur essendo a conoscenza dell'ordinanza di scarcerazione, non si attivava, in modo adeguato, per conoscere se tale provvedimento fosse giunto, omettendo di rivolgersi proprio all'ufficio protocollo" (doc. 1 ricorrente, copia provvedimento impugnato). Consultando poi la deliberazione richiamata, si apprende che nell'istituto presso il quale il ricorrente prestava servizio era detenuto un soggetto in attesa della decisione giurisdizionale sulla convalida del suo arresto; tale decisione fu adottata nel senso della scarcerazione, e il relativo provvedimento fu inviato in copia all'ufficio protocollo del carcere; al ricorrente si è contestato di non essersi attivato appunto presso tale ufficio per conoscere l'esito del procedimento in parola (cfr. doc. 8 ricorrente, copia delibera, p. 2 in fine);

- che il ricorrente impugna tale provvedimento sulla base di tre censure, riconducibili in ordine logico ai seguenti quattro motivi. Con il primo di essi, corrispondente alla prima censura a p. 3 dell'atto, deduce violazione dell'art. 120 del t.u. 10 gennaio 1957 n.3, per avere l'amministrazione provveduto dopo il decorso del relativo termine di decadenza. Con il secondo motivo, corrispondente alla seconda censura a p. 5 dell'atto, deduce violazione del principio di immediatezza nel contestare gli addebiti. Con il terzo motivo, corrispondente alla prima parte della terza censura a p. 7 dell'atto, deduce eccesso di potere per falso presupposto, in quanto, in sintesi estrema, il ricorrente non avrebbe, in ragione della posizione ricoperta, avuto l'obbligo di attivarsi nel senso preteso dall'amministrazione, la quale anzi avrebbe omesso di valutare la posizione dei colleghi dell'ufficio protocollo, i quali ricevettero il plico col provvedimento e non lo avvisarono. Con il quarto motivo, corrispondente alla parte finale della censura citata, deduce infine violazione del principio di proporzionalità fra addebito e sanzione;
- che l'amministrazione resiste, con atto 7 marzo e relazione 12 marzo 2013, chiedendo che il ricorso sia respinto;

- che il primo motivo di ricorso è infondato. Premessa l'applicabilità della norma citata anche ai procedimenti disciplinari a carico degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, il relativo termine si intende rispettato ogni qual volta prima che esso spiri l'amministrazione adotti un qualunque atto, anche interno, da cui risulti la volontà di perseguire l'incolpato: così per tutte C.d.S. sez. IV 3 maggio 2011 n.2643. Ciò posto, nel caso di specie la norma è stata rispettata, come risulta dalla sommaria cronologia che si desume dagli atti: il fatto, pacificamente, è del 24 marzo 2012, il 26 marzo interviene l'informativa su di esso (doc. 1 amministrazione, copia di essa); il 4 aprile c'è il rapporto disciplinare (doc. 2 amministrazione, copia di esso); il giorno 8 maggio gli atti sono trasmessi al Provveditorato di Milano (doc. 2 amministrazione, cit.); il 7 giugno è nominato l'istruttore (doc. 3 amministrazione, copia provvedimento); il 18 giugno si contesta l'addebito (doc. 4 amministrazione, copia contestazione); il 12 luglio c'è la relazione sul fatto (doc. 6 amministrazione, copia di essa); il 22 settembre si trasmettono gli atti al Consiglio di disciplina (doc. 7 amministrazione, copia atto), che il 3 ottobre si riunisce e il 15 ottobre discute la pratica (doc. ti 8 e 9 amministrazione, copia verbali); il 30 novembre si emette il provvedimento, come pacifico;

- che è infondato per quanto sopra anche il secondo motivo, apparendo a prima vista il tempo intercorso fra il fatto e la contestazione congruo rispetto alla possibilità di difesa, che non consta sia stata in concreto resa più difficile;

- che invece è fondato e assorbente il terzo motivo. La responsabilità addebitata al ricorrente è infatti di tipo omissivo, consistente nel non avere asseritamente fatto quanto egli, in tesi, avrebbe avuto il dovere di fare. Come tale, per il principio generale dell'ordinamento che si desume dall'art. 40 cpv. c.p., può sussistere solo in tanto in quanto sul ricorrente incombesse un dovere di attivarsi fondato su una qualche norma, nella specie su un regolamento, ordine di servizio, consegna o atto affine che gli facesse precetto di controllare la corrispondenza in arrivo: si noti che ciò non può ritenersi in via presuntiva, perché secondo logica le funzioni dell'ufficio matricola e dell'ufficio protocollo, che la posta riceve, sono distinte e diverse, sì che non necessariamente l'addetto alla matricola deve attivarsi di iniziativa presso il protocollo. Nel provvedimento impugnato e nella relativa richiamata istruttoria tale dimostrazione è del tutto assente: l'amministrazione infatti ha mancato di precisare se dal mansionario o dalle consegne impartite all'Ass. L.P. si desumesse un obbligo siffatto;
- che pertanto il ricorso va accolto, assorbito il restante motivo;
- che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l'effetto annulla il Provv. 30 novembre 2012, n. 18895-37/12 del Provveditore regionale per la Lombardia del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Condanna l'amministrazione intimata a rifondere al ricorrente le spese del giudizio, spese che liquida in Euro 1.000 (mille/00) oltre accessori di legge, se dovuti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 27 marzo 2013 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Petruzzelli, Presidente
Mario Mosconi, Consigliere
Francesco Gambato Spisani, Consigliere, Estensore