www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/03/2013  -  stampato il 03/12/2016


Trasferimento legge 104/92: sede di servizio carente di personale, rigettato ricorso contro diniego trasferimento

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza) ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2477 del 2011, proposto da:
S.F., rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Pistone, con domicilio eletto presso lo studio dell'avv. Pasquale Castorina in Catania, via Umberto, 296;
contro
Ministero della Giustizia, Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Direzione Generale Personale e Formazione, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria in Catania, via Vecchia Ognina, 149;
per l'annullamento
della declaratoria di illegittimità del provvedimento prot. n. GDAP-0176794-2011 del 03/05/2011, notificato in data 13.05.2011, di diniego della domanda di trasferimento del 25 marzo 2011; nonché di ogni altro atto, comunque, presupposto, connesso e/o consequenziale.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia e di Ministero della Giustizia - Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Direz.Gen.Le Personale e Formazione;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 febbraio 2013 il Cons.dott. Gabriella Guzzardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Il ricorrente, agente scelto di polizia Giudiziaria in servizio con decorrenza 08/05/2002 presso la Casa Circondariale di Caltagirone, reiterava, in data 25 marzo, istanza di trasferimento, ai sensi dell'art. 33 comma 5 L. n. 104 del 1992, presso una sede (L. n. 104 del 1992, Enna o Piazza Armerina), vicina a quella di residenza (Nissoria) ove abita la propria nonna disabile, bisognosa di cure, da sempre apprestate dal nipote. Con il provvedimento impugnato il Ministero della Giustizia rigettava l'istanza sul presupposto che non fosse proficuo incrementare ulteriormente l'organico delle sedi di gradimento in danno di quello della sede di appartenenza.
A sostegno del ricorso vengono addotte le seguenti censure:
1) Violazione dell'art. 97 Cost. e dei principi di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione- Eccesso di potere- inosservanza della circolare n. 3582-6032 del 16/12/2003 del Ministero della giustizia- Difetto di istruttoria, sviamento di potere, falsità del presupposto- Contraddittorietà, illogicità manifesta, irragionevolezza, ingiustizia manifesta.
Sostiene il ricorrente di trovarsi nelle condizioni per godere della possibilità di scegliere, ai sensi dell'art. 33 L. n. 104 del 1992, la sede di lavoro più vicina al domicilio del congiunto disabile al quale presta assistenza con carattere di esclusività e continuità, circostanza non contestata dall'Amministrazione con il provvedimento impugnato che si fonda esclusivamente sulla inopportunità di privare la sede di Caltagirone di un elemento, senza considerare che sussiste carenza di organico anche nelle sedi richieste. Tale circostanza sarebbe comprovata dal fatto che il ricorrente, al momento della proposizione del ricorso introduttivo, era stato provvisoriamente assegnato alla Casa Circondariale di Piazza Armerina.
2) e 3) Violazione dell'art. 97 Cost. e dei principi di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione in relazione alle disposizioni contenute nell'art. 32 Cost. - Violazione dell'art. 32 Cost. in relazione alla tutela del diritto alla salute- Violazione dell'art. 33 della L. n. 104 del 1992- Contraddittorietà. Illogicità manifesta, irragionevolezza- Ingiustizia manifesta.
Violazione dell'art. 3 della L. n. 241 del 1990. Eccesso di potere per difetto di motivazione e carenza di istruttoria.
In considerazioni della grave situazione di handicap in cui versa la congiunta disabile, sostiene il ricorrente la illegittimità del provvedimento di diniego qui impugnato non adeguatamente motivato con riferimento al necessario equilibrato e ragionevole contemperamento degli interessi pubblici e privati in gioco ed in spregio delle esigenze di tutela della salute e di buon andamento dell'azione amministrativa tutelate dagli artt. 32 e 97 della Costituzione.
L'Amministrazione intimata, costituita in giudizio, ha chiesto il rigetto del ricorso e, con memoria depositata in data 23 gennaio 2013 ha ribadito che la sede di servizio di Caltagirone (alla quale il ricorrente è stato assegnato con Provv. del 22 aprile 2002 ai sensi dell'art. 33 c.5 L. n. 104 del 1992 ) gli consente la prestazione assistenziale al congiunto disabile, non ritenendo proficuo, nell'interesse pubblico, incrementare l'organico delle sedi di gradimento in danno della sede cedente. Del resto la norma invocata non conferisce il diritto di ottenere l'assegnazione della sede prescelta, qualora manchi la compatibilità dello spostamento con l'interesse pubblico. Specifica ancora l'Amministrazione intimata che il provvedimento impugnato è stato frutto di una accurata istruttoria dalla quale è emersa la carenza di organico della Casa Circondariale di Caltagirone e la conseguente necessità di non peggiorare tale carente situazione.
Il ricorrente con memoria depositata in data 26 gennaio 2013 e con memoria di replica depositata in data 6 febbraio 2013, ribadisce le proprie ragioni e lamenta che il Ministero intimato non abbia opportunamente valutato la sussistenza di carenza di organico anche nelle sedi richieste, tanto da consentire il suo perdurante distacco presso la sede di Piazza Armerina.
Alla Camera di Consiglio del 21 settembre 2011 è stata rigettata la domanda cautelare.
Alla Pubblica udienza del giorno 27 febbraio 2013 la causa è stata trattenuta per la decisione.

Motivi della decisione

Il Collegio per esigenze di economia processuale, prende congiuntamente in esame le articolate censure prospettate dal ricorrente a sostegno del ricorso introduttivo e ne riscontra la infondatezza.
Contrariamente a quanto asserito in ricorso il provvedimento impugnato è stato adottato in conformità alla disciplina contenuta nell'invocato art. 33, c.5 L. n. 104 del 1992 ove è prevista la mera possibilità e non la necessità di accogliere le istanze di trasferimento proposte dal dipendente anche per esigenze di assistenza familiare, sulla scorta di una esauriente istruttoria condotta sulla base della determinazione delle Piante Organiche della Polizia Giudiziaria, effettuate con D.M. 8 febbraio 2001 per le singole regioni e poi, nell'ambito regionale, per ciascun istituto penitenziario, tenendo conto dei carichi di lavoro scaturenti dalla consistenza numerica della popolazione penitenziaria.
Da ciò deriva l'impossibilità, da parte dell'Amministrazione, di effettuare ogni ulteriore trasferimento non compatibile con le tabelle organiche, così come predisposte nel 2001, la cui divulgazione ha già consentito ad ogni singolo interessato di conoscere le prospettive di accoglimento della propria istanza sotto tale profilo e di riscontrare eventuali disparità di trattamento;.
Le attuali previsioni di distribuzione del personale, frutto di valutazione ampiamente discrezionale da parte del Ministero intimato, coincidono con le superiori esigenze di efficace organizzazione del servizio, con possibile seria compromissione del servizio stesso nel caso di spostamento da sede (casa circondariale di Caltagirone) in cui gli organici risultano carenti. Sul puno va solo osservato che, a fronte di una previsione organica per il ruolo maschile degli agenti e assistenti di n. 118 unità, si registra la presenza effettiva di n. 102 unità (circostanza questa addotta dalla Amministrazione intimata con memoria depositata il 24 gennaio 2013 e non confutata in parte qua dal ricorrente).
Nella situazione sopra descritta, il Collegio non ritiene che le prospettazioni difensive del ricorrente possano trovare accoglimento, in quanto è il legislatore che - attraverso l'inciso "ove possibile, contenuto nell'art. 33 L. n. 104 del 1992 - subordina i relativi trasferimenti ad esigenze organizzatorie dell'Amministrazione; esigenze identificabili con il buon andamento del servizio e tali da rendere congrue le affermazioni della parte resistente sotto tale profilo e da escludere l'insufficienza di una motivazione che, nel contesto sopra sintetizzato, appare comprensibile e conforme ai presupposti normativi
Come perspicuamente osservato dal T.A.R. Piemonte, con sentenza n. 1319 del 19 dicembre 2011, per effetto delle modifiche introdotte dall'art. 24 L. 4 novembre 2010 n. 183 - col quale il Legislatore ha rimosso dal testo originario dell'art. 33 comma 3 L. 5 febbraio 1992 n. 104 il riferimento alla necessità che l'assistenza al parente con disabilità sia esclusiva e continuativa - il trasferimento in sede prossima che può ottenere il dipendente può essere legittimamente negato non solo per circostanze oggettivamente impeditive (come la mancanza del posto in organico) ma anche per valutazioni discrezionali o di opportunità, laddove le stesse facciano emergere specifici interessi, da farsi constare con adeguato supporto motivazionale, eventualmente preponderanti rispetto alla garanzia dell'attività assistenziale cui è finalizzato il trasferimento.
Rileva da ultimo il Collegio che la sussistenza di carenze di organico nelle sedi ambite dal ricorrente non costituisce ex se circostanza determinante al fine dell'accoglimento della richiesta di trasferimento del dipendente, quando, come nel caso di specie e come prima richiamato, lo stesso proviene da sede carente. L'Amministrazione nel rispetto delle regole di imparzialità e di buona amministrazione costituzionalmente garantite, può in questi casi, valutate le esigenze di carattere personale, come garantite dalle norme vigenti in tema di assistenza parentale ai disabili, e comparate le stesse con le prevalenti esigenze di servizio, effettuare (come di fatto è successo nel caso di specie) temporanei distacchi nella pure carente sede ambita, senza compromettere la stabilità dell'organico della sede cedente nella quale il dipendente può sempre essere chiamato a rientrare.
Conclusivamente, rilevata la infondatezza di tutte le censure addotte, il ricorso introduttivo va rigettato.
Data la particolare natura della controversia, le spese del giudizio possono andare compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 27 febbraio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Gabriella Guzzardi, Consigliere, Estensore
Agnese Anna Barone, Consigliere