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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/07/2013  -  stampato il 04/12/2016


Il fallimento del DAP: una colpa che non ascrivibile ai soli Tamburino e Pagano

Il compito che la Società ha demandato al DAP è uno dei più nobili, è una delle sfide più entusiasmanti; dare piena attuazione al secondo comma dell'articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.” un articolo tanto citato quanto inapplicato.

Il particolare la parte “... devono tendere alla rieducazione del condannato” è quella più disattesa.

La recidiva di chi esce dal carcere si mormora che sia (perché il DAP non fornisce dati ufficiali a riguardo) intorno all’80%. Nessuna azienda privata, ma nemmeno nessuna azienda pubblica che disattenda la propria “mission” istituzionale con una simile percentuale, rimarrebbe in piedi. Prima o poi qualcuno ci metterebbe mano e farebbe dei drastici cambiamenti perché sarebbe evidente e tutti che le cose così non funzionano.

Ma al DAP no. Il DAP sopravvive, e rimane immobile nonostante tutto quello che gli succede dentro e intorno. Il DAP vive in un mondo proprio, chiuso ed anzi peggio: autoreferenziale.

Il DAP non deve dare conto a nessuno. Non al Ministro che al massimo sceglie il Capo del DAP, non ai propri dipendenti, sui quali amministra molto spesso infischiandosene delle Leggi e del buon senso, non alla Costituzione.

Il DAP in tutti gli ultimi decenni si è limitato ad amministrare, ma non nel senso civico del termine: “prendersi cura della gestione dell’organizzazione e dello sviluppo di un bene”, ma nel senso di “tirare a campare”, “alla giornata”. I passaggi importanti che il DAP (come Istituzione in senso lato) ha vissuto sono certamente la Riforma del ‘75, ma anche gli anni di gestione del “dittatore” Nicolò Amato che, quantomeno, aveva saputo parlare di un carcere in linea con la Roforma del ‘75 attualizzandone le risorse e le parole al contesto in cui lo ha gestito.

Tutti gli altri che gli sono succeduti o non sono stati capaci o non hanno avuto il tempo di amministrare il DAP nell’interesse pubblico, secondo il dettato Costituzionale che gli è stato affidato. Per quanto riguarda il secondo livello, i vari dirigenti che nel DAP ci sono diventati “grandi”, beh, non serve aggiungere altro. Indipendentemente dal Capo DAP, loro dovrebbero essere la “spina dorsale” dell’amministrazione pubblica e invece sono i primi a non essere all’altezza della situazione. Non sono stati capaci nemmeno di fare delle minime previsioni, non sanno elaborare delle considerazioni appena sufficienti. Anche loro si sono limitati ad amministrare, tirando a campare...

L’utlimo caso eclatante di cui oggi tutti si scandalizzano (il Ministro, il Sindaco di Napoli, e chi più ne ha più ne metta...) è quello dei familiari in visita ai detenuti di Poggioreale. Ma quel filmato dei parenti dei detenuti stipati come bestiame davanti il al portone dei colloqui di Poggioreale, che tanto ha indignato le Istituzioni e l’opinione pubblica, non è nuovo, non è una situazione interna al carcere, nascosta. Quel filmato ha almeno un anno, anzi poteva essere girato già tanti anni fa ed ogni giorno è stato così.

Video del Mattino su Poggioreale: adesso Tamburino la spieghi al Ministro la "sorveglianza dinamica"

Se oggi il Ministro si affretta ad inviare gli Ispettori (del Ministero) a Napoli e si è prodigata per aprire al più presto altre sale di attesa per i colloqui a Poggioreale, è senz’altro un buon segno, ma bastava chiedere agli Ispettori (quelli della Polizia Penitenziaria), agli Agenti, al Comandante del carcere per sapere che le cose così com’erano, non andavano nel verso giusto.

Invece il DAP in tutti questi anni ha “amministrato” (alla giornata) e i vari Ministri, ma anche i tanti “ben pesanti” che si autoproclamano “di sinistra”, non hanno mai voluto vedere la realtà per quello che era. Se oggi il sistema penitenziario è al collasso, assediato anche dalle sentenze della Corte europea dei Diritti dell’uomo, non è colpa degli ultimi due amministratori Tamburino&Pagano, che pure hanno le loro responsabilità per aver continuato a nascondere e distogliere l’attenzione dai problemi strutturali del carcere italiano, ma la responsabilità è di tutti quelli che avrebbero dovuto prendere decisioni per amministrare i penitenziari e non l’hanno fatto.

Tutt’ora si sente l’eco degli applausi alla trovata pubblicitaria della Sorveglianza dinamica di Tamburino&Pagano, ma così come doveva essre chiaro a tutti che Poggioreale è una polveriera che si regge soltanto grazie alla Polizia Penitenziaria, sarebbe opportuno che i politici e i “filosofi” di destra, di sinistra e di centro, dessero più ascolto alla Polizia Penitenziaria che nelle carceri ci lavora 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno... invece di andare dietro a chimere come la sorveglianza dinamica!

O qui si cambia registro davvero, oppure non sarà di certo il coniglio tirato fuori dal cappello della sorveglianza dinamica a diminuire la recidiva e tantomeno lo saranno quelle quattro aule d’attesa che il Ministro Cancellieri si sta affrettando ad aprire a Poggioreale.

Possibile che deve intervenire un Ministro per rendere dignitosa la fila dei parenti dei detenuti? Ma gli “amministratori” dov’erano?

Se lo chieda Signor Ministro...