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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/07/2013  -  stampato il 03/12/2016


Cronaca di una mattinata in visita al carcere di Regina Coeli da "privilegiato"

Tanti anni di lavoro a Regina Coeli non si dimenticano; non li ho dimenticati, nemmeno ora che sono uno dei “privilegiati” che lavorano al DAP.
Come non ho dimenticato i tanti amici e colleghi che sono andato a trovare l’altra mattina, per caso, per vedere come stavano.

Ho incontrato tanti vecchi compagni di avventure, ma all’inizio alcuni di loro hanno stentato a riconoscermi. Per la verità ho avuto difficoltà anche io a guardarli negli occhi perché il loro sguardo era altrove. Tutti erano immersi un uno stato d’animo tra lo sconforto, la rassegnazione e la delusione. Ora che ci penso, nessuno di loro provava rabbia. Nessuno di loro si lamentava delle condizioni di lavoro. Non hanno più nemmeno la forza di essere arrabbiati.

Nei loro pensieri c’era solo l’idea delle vacanze, dell’andare il più lontano possibile da quel posto che ormai non si può più chiamare “lavoro”.

Stanze sporche, muri scrostati, sedie e scrivanie che sembravano uscite da un deposito materiali in disuso. Ma fosse solo quello...

Da qualche mese c’è anche il carico dei provvedimenti disciplinari a pioggia, come se questo potesse migliorare qualcosa in un carcere come Regina Coeli.

Ho sentito dire che il Presidente della Camera Laura Boldrini si recherà in visita a Regina Coeli questa mattina. Chissà se vedrà le stesse facce, le stesse stanze, la stessa rassegnazione. Oppure se si limiterà a scambiare due chiacchiere con qualche detenuto educato e preparato?

Cari amici di Regina Coeli, non mi sento nemmeno più di dirvi di tenere duro, di sperare in tempi migliori. Sappiate solo che non mi sono dimenticato di voi.