www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/07/2013  -  stampato il 08/12/2016


Prevenzione suicidi Polizia Penitenziaria: attivata la linea telefonica di ascolto

Il Servizio per la Prevenzione del Suicidio dell’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma ha attivato una linea telefonica di Help-Line al numero 06 33777740, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.30 alle 16.30.

Il servizio offre accoglienza e supporto a quanti si trovano in una condizione di fragilità psichica, a rischio di suicidio o con forte vulnerabilità e stress emotivo. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea ha rivolto il servizio a tutto il personale dell’ Amministrazione Penitenziaria, assicurando il totale rispetto della privacy e il completo anonimato. E' attivo un servizio di segreteria che permette di ricontattare chi chiama fuori orario nell’ambito delle 24 ore. 

LEGGI IL VOLANTINO COMPLETO

LEGGI LA LETTERA DI TRASMISSIONE DL DAP 

Help line tel 06 3377740 - attivo dal lunedi al venerdi dalle 9,30 alle 16,30.

Dopo le 16,30 servizio di segreteria telefonica

Sito internet:  www.prevenireilsuicidio.it

e-mail:   maurizio.pompili@uniroma1.it

La difficoltà di prevenire il suicidio consiste soprattutto nel riuscire a identificare le persone più vulnerabili, le circostanze nelle quali questa vulnerabilità si manifesta e, quindi, nell’intervento precoce. I ricercatori hanno identificato un ampio numero di fattori che, interagendo tra loro, conferiscono all’individuo un rischio elevato di suicidio: fattori socio-culturali, disturbi psichiatrici, substrato biologico, genetica, stress sociale e lavorativo. Quest’ultimo aspetto, spesso sottovalutato, sta avendo un crescente interesse in diverse realtà lavorative, ponendo l’attenzione su tipi di professioni che, per lungo tempo, non sono state considerate prettamente “di aiuto”. Tra queste categorie rientra la Polizia Penitenziaria che, pur non appartenendo alle tradizionali helping professions, è caratterizzata dall’avere un rapporto particolare e continuativo con l’utenza carceraria che, a lungo termine, può dar luogo alla sindrome di burnout, condizione che rappresenta un fattore di rischio di suicidio.

La maggior parte dei suicidi degli agenti sembrerebbe causata da motivi strettamente personali (finanziari, sentimentali, per la perdita di un familiare o in seguito a malattia) apparentemente svincolati dalla situazione lavorativa. Tuttavia, sappiamo bene quanto sia importante identificare le persone più vulnerabili, le circostanze nelle quali queste vulnerabilità perlopiù si manifestano e la concausa di fattori che, interagendo tra loro, conferiscono all’individuo un rischio elevato di suicidio. Chi lavora nell’ambito dei Corpi di Polizia, in genere, può avere difficoltà ad esprimere sentimenti legati alla paura, alla tristezza, all’impotenza, poiché non rispecchiano l’immagine associata al ruolo ricoperto.

Il personale della Polizia Penitenziaria sentono di appartenere ad un gruppo fortemente connotato da norme, precisi doveri, procedure e regolamenti che spesso vengono vissuti come un limite alla libera e piena espressione del proprio “io”. Si registra, quindi, una difficoltà a esternare disagi psicologici, nel timore di incorrere in giudizi negativi in grado di compromettere la propria carriera professionale. Situazioni di stress, dettate da condizioni personali o organizzative/istituzionali, l’impossibilità di poter svolgere al meglio la propria missione, a causa di fattori sui quali non si ha una diretta incidenza (numero del personale impiegato, retribuzione, etc..), i conflitti che possono nascere con i superiori, colleghi e detenuti e il mancato sostegno e riconoscimento sociale, sono tutti elementi che possono concorrere a scatenare l’atto suicida.