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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/08/2013  -  stampato il 03/12/2016


Vinciamo una battaglia ma stiamo perdendo la guerra

Da assistente di P.P. che lavora in periferia, nelle puzzolenti sezioni detentive, e che ogni sera si collega ad internet e legge ciò che accade nelle carceri italiane, ricavo l’impressione che l’azione dei nostri rappresentanti sindacali stia segnando il passo. Premetto che non voglio muovere alcuna critica al sindacato come istituzione, anzi, da ex sindacalista posso solo benedire l’avvento del sindacalismo nel nostro Corpo ma, vuoi per la crisi che stiamo vivendo dove ogni protesta passa in secondo piano, visto che la gente perde il posto di lavoro e le imprese chiudono, vuoi per la totale indifferenza dei nostri politici sicuramente molto dispiaciuti per il grave sovraffollamento che affligge le carceri e per la modesta carenza di personale di Polizia Penitenziaria (circa 7.000 agenti), percepisco che l’azione sindacale, le note di protesta, le manifestazioni al di fuori del DAP, i comunicati infuocati, il countdown per la cacciata del nostro Capo del DAP, la battaglia frontale contro la vigilanza dinamica (che non possiamo abbandonare) non hanno sortito alcun effetto.

Il Capo è stato riconfermato, e il suo entourage premiato; i magistrati sono sempre al loro posto e alla ricerca di garages, scantinati, sgabuzzini o comunque spazi da riutilizzare a mò di celle, dove allocare i detenuti che vanno aumentando (queste sono le idee innovative, per le quali vi pagano 100.000 euro all’anno?), i commissari continuano ad essere distaccati al DAP e nei vari PRAP, gli agenti continuano ad essere malmenati dai detenuti, alcuni direttori di cui si chiede la rimozione se la ridono e rimangono al loro posto, ad altri basta fare un ricorso al TAR che vengono reintegrati; le carceri sono assetate con gravi problemi di ordine e sicurezza ma le autobotti sono ferme per guasti vari e non ci sono soldi per ripararle (in mezzo all’indifferenza generale), i detenuti viaggiano in auto, con pulmini trasporto agenti e con qualche mezzo scassatissimo regolarmente senza aria condizionata per il personale.

Il personale continua ad invecchiare, a morire d’infarto o a suicidarsi, e il Governo ogni sei mesi pensa solo ad aumentare l’anzianità contributiva e allontanare il traguardo della pensione, causando esodi di massa verso gli Ospedali Militari. Potrei continuare ma mi voglio fermare per non apparire il sapientone di turno, colui che critica l’azione sindacale, ne abbiamo già tanti sapientoni e filosofi tra i sindacalisti.

No, io non scrivo per criticare il sindacato io scrivo perché la rabbia accumulata dal personale di P.P. in questi ultimi anni di insuccessi deve essere convogliata in forme di proteste pacifiche ma eclatanti. Dobbiamo senz’altro iniziare un’altra fase di lotta, di durissima lotta. Visto che non è più possibile continuare con le note, con i comunicati con i sit – in, iniziamo a rispolverare le vecchie lotte degli agenti di custodia. Iniziamo ad autoconsegnarci come si faceva una volta; iniziamo a protestare ad oltranza sotto casa dei direttori o dei provveditori quando li vogliamo davvero mandare via. Iniziamo a non fare uscire i detenuti in traduzione con le auto; che i nostri direttori abbiano il coraggio di bloccare le traduzioni se i mezzi non sono efficienti ed il personale non basta (ma su questo credo che non ci siano sul suolo italico direttori Cuor di Leone e nemmeno Provveditori).

Iniziate a Roma a sanare le vostre ferite e ruggini personale, concentrando i vostri sforzi comuni, verso uno o due obiettivi, che siano l’aumento del personale o il riordino delle carriere, l’amnistia e lo sfollamento delle carceri o il blocco delle traduzioni. Iniziate a pacificarvi: il lupo con l’agnello, il filosofo con il guerriero, il fotografo con il mito, il cespuglio con la quercia e agite tutti insieme per il bene comune e non a compartimenti stagni. Infatti basta leggere i comunicati per capire che un sindacato porta avanti solo le problematiche dei Commissari, un altro fa le fusa al Ministro e al Capo del Dipartimento; un altro ancora difende insieme direttori e personale di P.P.; un altro difende a macchia di leopardo il personale del NTP, dove gli conviene chiede la rotazione dove ha più iscritti la blocca.

No, così davvero non si può andare avanti. Noi in periferia ci sentiamo presi per il culo. Doppiamente presi per il culo. Da un lato dall’Amministrazione con la storia della vigilanza dinamica in quanto va avanti calendarizzando incontri all’ISPPE con Comandanti ed educatori per fare il lavaggio del cervello, dall’altro dai sindacati che pur con tutta la buona volontà non riescono da qualche anno ad inanellare dei veri successi ma si accontentano di vincere piccole battaglie. Ma la guerra quando la vinciamo?