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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/08/2013  -  stampato il 10/12/2016


Il lavoro in carcere serve solo per passare il tempo e guadagnare quattro spiccioli: parola di Tamburino

Dalla relazione dal titolo “RELAZIONE SULL’ATTUAZIONE DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE RELATIVE AL LAVORO DEI DETENUTI - anno 2012” trasmessa alla Camera il 23 giugno 2013 si può leggere (scarica il documento completo):
"Nell'attuale situazione di grave sovraffollamento e di carenza di risorse umane e finanziarie, garantire opportunità lavorative ai detenuti è strategicamente fondamentale anche per contenere e gestire i disagi, le tensioni e le proteste conseguenti alle criticità esistenti. Queste attività, pur non garantendo l'acquisizione di specifiche professionalità spendibili sul mercato, rappresentano una fonte di sostentamento per la maggior parte della popolazione detenuta".

A dirlo non è il solito Sappe che nella mente di Tamburino protesta solo per partito preso, né uno dei tanti “anonimi” che scrivono su questo blog. Ad affermarlo, scritto nero su bianco e inviato al Ministro della Giustizia che a sua volta questo documento lo ha inviato alla Camera del Deputati è nientepopòdimenoche... Giovanni Tamburino, attuale (ma speriamo ancora per poco) Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Questa ammissione, candidamente affermata dal Capo del DAP è la “pistola fumante” (una delle tante) dell’incapacità dell'amministrazione penitenziaria, nel suo complesso, di adempiere al suo mandato istituzionale.

Prima di tutto, se il lavoro effettuato in carcere non offre specifiche professionalità spendibili sul mercato, allora cosa gli si fa fare a questi detenuti? Passatempi? Valvole di sfogo? Tanto vale fargli spaccare le pietre sotto al sole come nell’immaginario collettivo che ci hanno sempre offerto i film americani... almeno si stancano per bene e magari evitano di prendere a calci e pugni gli Agenti penitenziari!

E poi: a quale fonte di sostentamento si riferisce Tamburino quando parla di lavoro in carcere? A quei quattro spiccioli che le varie Direzioni delle carceri riescono ad offrire ai detenuti, a rotazione, per qualche giorno al mese?

A questo punto, tanto per rinfrescarci la memoria, gioverebbe ricordare (a noi e non certo a Tamburino che di certo lo sa già) che l’articolo 15 della Legge 354/75 recita: “Il trattamento del condannato e dell'internato e' svolto avvalendosi principalmente dell'istruzione, del lavoro, della religione, delle attivita' culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia. Ai fini del trattamento rieducativo, salvo casi di impossibilita', al condannato e all'internato e' assicurato il lavoro.”

E’ ASSICURATO il lavoro e lo è AI FINI DEL TRATTAMENTO RIEDUCATIVO.

Come faccia Tamburino a dichiarare candidamente certe cose al Ministro e come il Ministro le proponga candidamente al Parlamento senza suscitare un boato di indignazione tra i tanti (presunti) difensori dei diritti dei detenuti, questo nessuno lo sa.

Probabilmete la sua mente è troppo occupata a sognare la sorveglianza dinamica e il patto di responsabilità dei detenuti per prestare attenzione a quello che scrive al Ministro...