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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/08/2013  -  stampato il 05/12/2016


Aggressioni ai poliziotti penitenziari: interrogazione parlamentare M5S, cosa intende fare il Ministro Cancellieri?

Interrogazione a risposta scritta 4-01634 presentato da VILLAROSA Alessio Mattia

testo diGiovedì 8 agosto 2013, seduta n. 68

VILLAROSA, CORDA, PAOLO BERNINI, BATTELLI, FICO, BUSTO, TOFALO e D'UVA.

Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il Si.P.Pe (sindacato Polizia Penitenziaria) ha più volte denunciato diverse aggressioni ai danni di donne e uomini della Polizia Penitenziaria consumatesi all'interno degli spazi contenutivi sia carceri che ospedali psichiatrici giudiziari (OPG). Tali atti offendono un corpo di polizia dello Stato che cerca di espletare al meglio un difficile e delicatissimo compito volto a contenere ed a rieducare il detenuto, nel caso del carcere, e a dare un aiuto all'internato nel caso degli ospedali psichiatrici giudiziari;
l'intero sistema penitenziario italiano appare impotente nel gestire questi eventi che possono pregiudicare l'integrità fisica nonché mentale dei poliziotti penitenziari. Numerosi sono gli eventi critici verificatisi negli istituti detentivi e negli ospedali psichiatrici giudiziari che denotano un allarmante fenomeno riportato da diverse testate giornalistiche;

2012, un internato dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona P.G. stacca con un morso la falange della mano destra di un ispettore di Polizia Penitenziaria;

2012, un detenuto nel carcere di Parma prende a pugni un agente di Polizia Penitenziaria colpendolo al volto, prognosi di 10 giorni;

2012, un detenuto nel carcere di Spoleto procura la frattura del naso e dello zigomo ad un agente di Polizia Penitenziaria, prognosi di ben 75 giorni;

2013, un detenuto nel carcere di Napoli Poggioreale aggredisce due agenti di Polizia Penitenziaria che necessitano di ricovero in ospedale, trauma cranico uno e frattura di un polso l'altro;

2013, un giovane detenuto nel carcere di Udine aggredisce un agente di Polizia Penitenziaria con calci e pugni, anche in questo caso è necessario il trasferimento in ospedale;

2013, un detenuto nel carcere di Torino colpisce con un violento pugno al volto un agente;

2013, un detenuto e i suoi familiari durante un colloquio nell'area verde del carcere di Roma Rebibbia aggrediscono un agente di Polizia Penitenziaria;

2013, nel carcere di Vigevano un agente di Polizia Penitenziaria subisce l'aggressione di un detenuto che ha utilizzato una caffettiera posta all'interno di un calzino, l'agente viene colpito alla testa ed anche in questo caso è necessario il trasferimento in ospedale per le cure mediche;

2013, nel carcere di Sanremo, durante una protesta collettiva dei detenuti volta all'ottenimento dell'amnistia, un agente di Polizia Penitenziaria subisce una aggressione riportando ferite guaribili in 15 giorni;

i detenuti, autori e responsabili di tali atti, subiscono un processo penale ma, frequentemente, non sono in grado di risarcire il danno causato poiché nullatenenti. L'agente di Polizia Penitenziaria, invece, porterà con se il ricordo e le cicatrici di tali atti violenti, così come è accaduto all'ispettore di Polizia Penitenziaria dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto che ha perso la falange della mano destra;

c’è da riflettere sul fatto che reparti detentivi contenenti oltre 300 detenuti debbano essere gestiti da un solo agente di Polizia Penitenziaria che oltre a non avere strumenti di prevenzione spesso non è nemmeno a conoscenza di piani strategici atti a garantire l'ordine e la sicurezza all'interno degli istituti;

l'amministrazione penitenziaria è tenuta – previa elaborazione di protocolli operativi dal contenuto normativo e tecnico – ad attuare una o più specifiche azioni tese a prevenire gli effetti dannosi sulle persone. Gli agenti di Polizia Penitenziaria operano quasi sempre in una condizione di emergenza e spesso le criticità, potenzialmente pericolose, vengono contenute grazie all'esperienza degli agenti stessi divenuti ormai abili professionisti della sicurezza sociale all'interno delle strutture carcerarie;

formalmente esiste un protocollo operativo, però, nella realtà dei fatti, in molti istituti penitenziari non si conoscono i programmi che individuano preventivamente le risorse umane, le apparecchiature, gli strumenti, i materiali, i ruoli, le competenze e i tempi per organizzare una strategia di reazione che sia immediata ed efficace;

va oltretutto segnalato che il datore di lavoro ha l'obbligo di adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori e deve porre in essere tutte quelle procedure che di volta in volta si rivelino necessarie per tutelare l'integrità fisica e morale del lavoratore –:
se il Ministro interrogato, nell'ambito delle sue competenze, intenda assumere iniziative al fine di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale degli agenti di Polizia Penitenziaria, spesso vittime del sistema penitenziario stesso che forse non riesce più a proteggere nemmeno i suoi operatori;

se sia a conoscenza del livello di attuazione dei «criteri di massima per la predisposizione di piani operativi di intervento locali e regionali», indicati specificatamente nella lettera circolare del D.A.P, n. 0312188 del 17 agosto 2011 e se tali criteri siano stati portati a conoscenza delle Direzioni degli istituti e degli operatori penitenziari. (4-01634)