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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/08/2013  -  stampato il 08/12/2016


Secondo la Corte dei Conti la rieducazione dei detenuti non funziona per colpa della disorganizzazione dell’amministrazione penitenziaria

La Corte dei conti boccia senza appello l'efficacia dei programmi di rieducazione dei detenuti. Sottolinea infatti, in una sua indagine, "carenze a livello pianificatorio caratterizzate dall'inadeguatezza di validi percorsi scolastici e formativi oltre che dall'insufficiente coordinamento sul territorio dei diversi soggetti istituzionali preposti".

L'indagine della Corte dei Conti aveva lo scopo di verificare "se e in che modo la finalità di assistenza e di rieducazione dei detenuti sia stata effettivamente assicurata, anche riguardo alla necessità di garantire al meglio la sicurezza sociale e di mitigare, se non eliminare del tutto, il problema del sovraffollamento degli istituti di pena".

Il responso è stato negativo. Infatti l'indagine ha evidenziato come i cosiddetti "programmi trattamentali", in concreto, "abbiano avuto una difficile e faticosa attuazione, nonostante siano apparsi in grado di produrre sia benefici diretti sui destinatari degli interventi, che vantaggi indiretti sulla società nel suo insieme (che fruirebbe di un progressivo decremento dei pertinenti costi economici)".

Il piano funziona ma viene applicato male - In particolare, dall'indagine è emerso come "attraverso l'attivazione di laboratori e pratiche riformatrici si possano offrire mezzi, risorse e strumenti per abilitare o riabilitare socialmente e professionalmente il detenuto fuori dall'universo carcerario, ma sono emerse però delle carenze a livello pianificatorio caratterizzate dall'inadeguatezza di validi percorsi scolastici e formativi oltre che dall'insufficiente coordinamento sul territorio dei diversi soggetti istituzionali preposti".

Soltanto da pochi mesi, sottolinea la Corte dei Conti, "è stato sottoscritto un protocollo di intesa con il Ministero dell'Istruzione nel quale sono stati previsti percorsi modulari e flessibili (anche con l'utilizzo di modalità digitali e del libretto scolastico) con i quali l'Amministrazione pensa di poter risolvere il succitato problema".

Manca anche un controllo dei risultati - Carenze sono state evidenziate anche "sul piano dei monitoraggi e degli indicatori, con conseguente difficoltà di verificare compiutamente gli effetti conseguiti a seguito delle condotte attività di rieducazione carceraria".

Troppo esigui i fondi a disposizione - Dal punto di vista finanziario, afferma la Corte dei Conti, "il sistema carcerario è tutt'oggi caratterizzato dall'estrema esiguità delle risorse assegnate, che, unitamente al sovraffollamento all'interno degli istituti penitenziari, ha finito per pesare negativamente e in modo incisivo sulle varie iniziative connesse ai trattamenti rieducativi". Ma "i non soddisfacenti risultati raggiunti sono stati sicuramente determinati - afferma la magistratura contabile - anche da molteplici ulteriori fattori, tra i quali vanno annoverati: la complessità dell'organizzazione; l'esigenza - sovente non soddisfatta - di disporre di una pluralità di figure professionali; i tagli degli organici e la limitata possibilità di copertura dei medesimi a causa della vigente disciplina del turnover; i tagli lineari sullo specifico capitolo di bilancio".

Fonte: La Presse, 9 agosto 2013