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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/09/2013  -  stampato il 03/12/2016


TAR Campania: no recupero straordinari per servizio scorta, vanno pagati. Per analogia vale anche per le traduzioni ?

Non è legittima la decisione dell’Amministrazione, che stabilisce un tetto orario mensile di 40/60 ore, con la conseguenza che le ore di lavoro straordinario in eccesso, fatte oltre tale limite, debbano obbligatoriamente essere messe a recupero.

T.A.R. Campania Napoli, Sez. VI, 31 luglio 2012, n. 3707 N. 03707/2012 REG.SEN. N. 03122/2011 REG.RIC. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta).

Le ore di lavoro straordinario non programmato portate a termine vanno retribuite senza la possibilità di stabilire un tetto massimo, oltre il quale non è possibile procedere alla liquidazione.

 

In tema di servizi di scorta, la remunerazione del lavoro straordinario sfugge alla necessità della preventiva autorizzazione al lavoro, dovendosi ritenere connaturata al particolare tipo di attività richiesta all’opposto, di “scorta e sicurezza”.

Il servizio di scorta (da parte, nel caso di specie, della Polizia di Stato ed estendibile a tutte le altre Forze dell’Ordine), infatti, è attribuito sulla base di un procedimento di rigorosa indagine sulla necessità della stessa “sine die” e, una volta concesso, sfugge ‘ex se’ a qualsivoglia disciplina oraria, dovendo la scorta seguire la persona protetta in tutti i suoi spostamenti di carattere funzionale o privato.

Il servizio scorta, esula quindi dai parametri usuali del lavoro straordinario in quanto tale e, pertanto, ove concessa, rende implicito il pagamento del monte ore effettivamente prestato (v. Sent. nn. 2044, 2046 e 2048 del 2011 di questa Sezione nonché, nello stesso senso, T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 15 novembre 2010 , n. 14062).

La peculiarità del servizio scorte, impone l’applicazione dell’art. 63 L. n. 121/1981 secondo cui «quando le esigenze lo richiedano gli ufficiali, gli agenti di pubblica sicurezza e il personale che svolge la propria attività nell'ambito dell'Amministrazione della pubblica sicurezza sono tenuti a prestare servizio anche in eccedenza all'orario normale, con diritto a compenso per il lavoro straordinario senza le limitazioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1977, n. 422…».

Chiaro è, quindi, il riferimento della legge alla obbligatorietà della prestazione del servizio in eccedenza e dell'altrettanto inderogabile diritto alla retribuzione: «pertanto non appaiono in alcun modo giustificabili limitazioni del compenso per le ore di straordinario imposte da obiettive esigenze di servizio (aspetto quest'ultimo che è disvelato dalla incontestata esistenza di specifica autorizzazione in sede locale) per motivi di pianificazione "centrale" della spesa e la conseguente dissociazione tra capacità del Dirigente locale ad ordinare la prestazione, ma ai soli fini di servizio e senza conseguenze sul piano contrattuale» (T.A.R. Reggio Calabria sez. I, 25 maggio 2011,n. 445; cfr., anche, T.A.R. Abruzzo Pescara, sez. I, 12 maggio 2010 , n. 313). 3.

Quanto al riposo compensativo, l’art. 15 co. 4 dell’A.N.Q. (Accordo Nazionale Quadro), in base al qual è consentito all’Amministrazione di commutare le ore di straordinario in ore di riposo compensativo, è riferito al solo straordinario programmato e non retribuito; non è, quindi, applicabile allo straordinario svolto nell’ambito del servizio scorte che, per la sua stessa natura, sfugge a qualsivoglia programmazione determinandosi in ragione d’esigenze mutevoli e contingenti direttamente legate alle necessità di protezione sottese al servizio in questione.

Lo straordinario, effettuato nell’ambito del servizio scorte, reso obbligatorio da superiori esigenze di servizio, è insolito rispetto a quello riconducibile ad altre esigenze di servizio e sfugge a qualsivoglia programmazione.

Al riguardo, analoga determinazione deve essere assunta per i servizi di scorta direttamente collegati alle traduzioni, i quali comportano medesime peculiarità, e nelle attività di polizia giudiziaria, le quali implicano l’inderogabile necessità di dover protrarre l’orario di servizio, quando questo è svolto per indifferibili necessità, in attività investigativa esterna.