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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/09/2013  -  stampato il 10/12/2016


C voluta una Legge per mandare in pensione Di Somma

Alla fine c’è voluta una legge – il D.L. n. 101 del 2013 – per mandare in pensione Emilio Di Somma.

Nel decreto legge emanato dal Governo il 31 agosto scorso ed in vigore dal primo settembre, infatti, è ricompresa un’interpretazione autentica all’articolo 24, comma 3, del Dl 201/2011 laddove l’articolo 2 precisa che il conseguimento da parte di un lavoratore dipendente delle pubbliche amministrazioni di un qualsiasi diritto a pensione entro il 31 dicembre 2011 comporta obbligatoriamente l’applicazione del regime di accesso e delle decorrenze previgente la Riforma Monti-Fornero.

In altri termini, il possesso del diritto entro il 2011 – ancorché non esercitato dall’interessato - comporterà l’obbligo in capo all’Amministrazione di procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro - di norma - al Compimento del 65esimo anno di età o al raggiungimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni.

La questione interpretativa è scaturita dalla sentenza n. 2446/2013 del Tar Lazio, conseguente al ricorso dello stesso Di Somma contro il pensionamento disposto dal Dap. Sentenza che aveva annullato la circolare n. 2 del Dipartimento della Funzione Pubblica nella parte in cui prevedeva il collocamento a riposo d’ufficio al compimento del 65esimo anno di età nei confronti di quei dipendenti che entro il 2011 erano già in possesso della massima anzianità contributiva, o comunque dei requisiti prescritti per l’accesso ad un trattamento pensionistico diverso dalla pensione di vecchiaia.

La sentenza del Tar Lazio a favore di Di Somma, considerando che l’articolo 24 del Dl 201/2011 si prestava a due interpretazioni, optò per quella a favore del dipendente che voleva essere mantenuto in servizio oltre i limiti ordinamentali  vigenti, ancorché avesse già maturato entro il 31dicembre 2011 un diritto a pensione di anzianità con oltre 40 anni di contributi e fino al raggiungimento dei nuovi requisiti pensionistici introdotti dalla riforma Monti-Fornero.

Il Tar si è così pronunciato nonostante  la circolare 2/2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica avesse sostenuto l’impossibilità in capo al dipendente, con diritti pensionistici già maturati entro il 2011, di optare per i più elevati requisiti pensionistici.

Ovviamente, sia il Dap che la Funzione Pubblica, per il tramite dell’Avvocatura dello Stato, avevano impugnato avanti il Consiglio di Stato la sentenza 2446.

Peraltro, lo stesso articolo 2, comma 5, del D.L. 101/2013 fornisce anche una interpretazione in merito alla prosecuzione dell’attività lavorativa nelle pubbliche amministrazioni oltre i rispettivi limiti ordinamentali.

In questo verso si specifica che  l’articolo 24, comma 4, del Dl 201/2011 deve essere interpretato nel senso che per i  pubblici dipendenti  il limite ordinamentale, previsto dai singoli settori di appartenenza per il collocamento a riposo d’ufficio e vigente alla data di entrata in vigore del Dl 201, non è modificato dall’elevazione dei requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia e costituisce il limite non superabile, se non per il trattenimento in servizio o per consentire all’interessato di conseguire la prima decorrenza utile della pensione ove essa non sia immediata, al raggiungimento del quale il datore di lavoro pubblico deve far cessare il rapporto di lavoro o di impiego se il lavoratore ha conseguito, a qualsiasi titolo, i requisiti per il diritto a pensione.

In conclusione, come detto, il D.L. 101/2013 è entrato in vigore il primo settembre scorso e dovrà essere convertito in legge entro il prossimo trenta ottobre.

Ora è rimasto un solo dubbio: il dott. Emilio Di Somma  dovrà essere collocato a riposo dal primo settembre 2013 per legge oppure la norma dovrà essere fatta valere in sede giurisdizionale al Consiglio di Stato (essendo ancora pendente il procedimento) ?